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Storia

Bergamo scomparsa: i grandi casati nelle vicinie

Di Redazione5 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Casa Rivola Migliavacca in via Arena a Bergamo

Casa Rivola Migliavacca in via Arena a Bergamo

Nell’incontro precedente abbiamo ritrovato le dimore dei Suardi e dei Colleoni, talora alleati, talora ferocemente nemici. Proseguiamo il percorso alla ricerca delle altre grandi famiglie che furono protagoniste della vita bergamasca del tempo.

Il cosiddetto “gromo” dei Rivola si estendeva nella vicinia di San Cassiano da piazza Mercato delle scarpe lungo via Donizetti fino a quella che è oggi la piazzetta Angelini e oltre. Un ramo secondario della famiglia, detto dei Migliavacca, abitava quella che è oggi la casa in via Arena n.16, 18, 20 caratterizzata allora da una torre molto antica poi mozzata e inglobata nella struttura.

Altri edifici del casato erano nel cosiddetto Belfante dei Rivola nella vicinia di San Michele al pozzo bianco, come si rileva da tre torri citate nella pianta ricostruttiva dell’Angelini. Lo stemma di famiglia raffigura un castello con due torri e un drago. L’unico esemplare che abbiamo ritrovato, in via San Lorenzino, non è in collocazione originaria.

Alcune case dei Bonghi, con le due torri anch’esse ben visibili nella pianta ricostruttiva dell’Angelini, si trovavano nella vicinia di San Michele dell’Arco lungo il pendio che scende a settentrione. In particolare appartenne alla famiglia almeno per qualche tempo la casa al civico 2b di via Gombito oggi sede di uno sportello bancario.

Ma i possedimenti dei vari rami del casato erano presenti in altre parti dalle città. In Borgo Canale, in città bassa e nella zona adiacente alla chiesa di San Michele al pozzo bianco. La cappella gentilizia era nella chiesa annessa al convento di San Francesco e conserva tuttora parte della decorazione pittorica, all’interno della quale è chiaramente individuabile lo stemma Bonghi. Un’altra cappella di famiglia era nella chiesa di San Nicolò ai Celestini ed è oggi identificabile con il braccio destro del transetto. Ne fanno fede gli stemmi visibili sui contrafforti esterni.

Queste quattro grandi casate appartenevano ad una èlite molto ristretta radicata in città da generazioni. Alcuni dei suoi rappresentanti più eminenti erano riusciti ad acquisire notevoli patrimoni fondiari nel territorio. Un Gisalberto Attonis detto Collione, dal cui soprannome deriva probabilmente il cognome dalla famiglia, nel sec XI aveva acquisito vasti terreni ad Almè che divenne per anni centro di potere dei Colleoni. Lo stesso accadde per i Suardi, che avevano grandi proprietà a Martinengo. Ricordiamo che per le famiglie cittadine il cognomen, formatosi non prima del secolo XI ,spesso derivava dal nome o soprannome di un antenato.
Accanto a questo gruppo magnatizio cittadino partecipavano alla vita politica alcuni membri dell’aristocrazia feudale del contado, di lignaggio ben più antico, ma già per la maggior parte in decadenza. Così i da Mozzo, i da Lallio, i da Bonate, i da Prezzate, i da Mornico che derivavano il cognomen dal feudo sul quale esercitavano una secolare giurisdizione. Alternavano la loro residenza tra i palazzi di città e i castelli di campagna.

Come abbiamo visto, i membri delle grandi casate, guelfe o ghibelline, protagoniste della vita politica cittadina risiedevano in abitazioni attigue, che talora univano mediante la costruzione di pontili o la privatizzazione di strade secondarie. Ma le vicinie non avevano una vera connotazione politica. Nella stessa vicinia abitavano sostenitori dell’una o dell’altra parte e anche famiglie appartenenti ai due diversi schieramenti. Vedremo nel prossimo incontro quale poteva essere il comportamento della vicinia e in particolare dei suoi rappresentanti in caso di conflitti.

Andreina Franco Loiri

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