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Docu-fiction sul K2: il Cai si dissocia

Di Redazione29 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ardito Desio con gli uomini della spedizione al K2

Ardito Desio con gli uomini della spedizione al K2

BERGAMO — Mettiamo i puntini sulle i: nella docu-fiction (più fiction che docu, a dire il vero) sulla prima scalata del K2 andata in onda nei giorni scorsi sulla Rai, il Cai non c’entra proprio nulla. Anzi, il Club alpino italiano si dissocia completamente da una simile ricostruzione e dalla produzione stessa del filmato.

Lo ha ribadito il Cai stesso con un articolo riportato sullo Scarpone. “Il Cai aveva dato la propria adesione, con la concessione gratuita di spezzoni del film originale del K2, a condizione di aver facoltà di controllo e di verifica dei contenuti del filmato, nonché adozione da parte della Red Film, degli eventuali correttivi ove si riscontrinodiscordanze rispetto alla verità avallata ufficialmente dal Club Alpino Italiano col documento K2: una storia finita e ai precedenti interventi che hanno portato all’adozione del documento.

Facoltà che di fatto non è stato possibile esercitare in quanto il Cai non è stato messo nelle condizioni di conoscere i contenuti della Docu-fiction se non a prodotto finito e nell’imminenza della programmazione Rai.

In particolare il Club Alpino Italiano intende sottolineare i punti seguenti, che contrastano palesemente con i contenuti dei filmati, di cui la produzione era stata messa ampiamente al corrente:

1° – Ruolo del Cai nell’organizzazione e nel finanziamento della Spedizione: la Spedizione al K2 del 1954 è stata infatti la Spedizione nazionale del Cai al Karakorum, come comprovato dalla documentazione storica, e non la Spedizione di Desio e del Cnr, senza peraltro negare l’apporto tecnico/organizzativo e finanziario di questi.

2°. La revisione storica della vicenda relativa al ruolo di Bonatti e Mahadi nelle fasi finali della ascensione risale al gennaio 1994 quando, nel 40° anniversario dell’impresa, per iniziativa del presidente generale del Cai Roberto De Martin, il Consiglio centrale dell’Ente deliberò di procedere in tal senso. La revisione fu operata dalla dott.ssa Silvia Metzeltin e dal dott. Alessandro Giorgetta, pubblicata sul fascicolo maggio/giugno 1994 della Rivista del Cai, organo ufficiale del Sodalizio, avallata da Walter Bonatti con un suo scritto e presentata alla stampa nel corso di una conferenza nell’ambito del Filmfestival di Trento dello stesso anno.

Particolarmente rilevante è il fatto che la revisione venne realizzata e pubblicizzata quando i protagonisti principali della vicenda erano in vita, e dai quali non si ebbe alcuna reazione. Tale posizione è stata successivamente ribadita dal documento di presentazione della relazione dei Tre Saggi nell’aprile del 2004 al Consiglio Centrale del Sodalizio, in cui si dichiara che dettarelazione non modifica ma conferma formalmente quanto contenuto nel documento del 1994.

Tale realtà, peraltro resa nota nella dichiarazione del presidente generale attuale, Umberto Martini, e inserita nel documentario che precede il filmato, non trova riscontro nei titoli di chiusura del filmato stesso che si riferiscono unicamente alla azione di conferma del 2004.

Infine, il Club Alpino Italiano concorda con quanto scritto da Sandro Filippini nel suo commento pubblicato sulla «Gazzetta dello Sport» del 21/3/2013 sulla veridicità dei contenuti che banalizzano la reale portata dell’impresa. Per questi motivi il Club Alpino Italiano ribadisce la sua assoluta estraneità nella partecipazione alla regia e alla collaborazione ai fini della scenografia, ambientazione e ricostruzione delle vicende rappresentate in quanto non corrispondenti alla realtà storica e documentale, riservandosi ogni altra azione nelle sedi che riterrà opportune per la tutela dell’immagine del Cai”.

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