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Esteri

Corea del Nord: i missili potrebbero colpire l’Alaska

Di Redazione27 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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La portata dei missili della Corea del Nord

WASHINGTON, Usa — “Siamo preoccupati per ogni cosa possa accadere in quel teatro militare, per l’arsenale della Corea del Nord che potrebbe aumentare le tensioni e portare a provocazioni che ci spingerebbero dove non vogliano andare”. Sono le parole del portavoce del Pentagono George Little.

Le ultime notizie in arrivo dalla penisola coreana non sono per nulla rassicuranti. La Corea del Nord ha avvertito ieri di aver messo in assetto da combattimento le sue truppe, mentre i missili sono stati puntati verso la Corea del Sud, gli Stati Uniti continentali e le loro basi a Guam e Okinawa.

Gli Usa prendono la minaccia seriamente. Tanto che nelle scorse settimane hanno deciso di rafforzare il dispositivo difensivo in Alaska. Escluso per ora che i missili nordcoreani possano arrivare sulle città americane del continente, tuttavia l’Alaska appunto resta nella portata delle armi nordcoreane.

Martedì il regime di Kim Yong ha annunciato la mobilitazione del suo esercito. L’annuncio è arrivato nel giorno in cui in Corea del sud si svolgevano le celebrazioni del terzo anniversario del naufragio di una nave da guerra di Seul, costato la vita a 46 marinai sudcoreani. La vicenda non è mai stata chiarita. Seul sostiene che la nave sia stata colpita da un siluro nordcoreano. Il Nord nega ogni coinvolgimento.

Tornando ai giorni nostri, il ministro della Difesa sudcoreano sta analizzando i dati a sua disposizione. Secondo le notizie trapelate ieri non ci sarebbero stati movimenti sospetti di truppe nordcoreane o attività militari di rilievo, contrariamente agli annunci. Gli analisti sostengono che un attacco diretto della Corea del Nord è estremamente improbabile, soprattutto durante le esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud che dureranno fino al 30 aprile.

Resta la preoccupazione per eventuali provocazioni che possano innescare un’escalation. Come l’episodio del novembre 2010, quando un attacco di artiglieria della Corea del Nord su un’isola sudcoreana ha ucciso due marines e due civili.

Preoccupazioni condivise anche dal governo americano che nel marzo scorso ha firmato con la Corea del Sud un trattato che consente agli Usa di intervenire nella penisola in caso di conflitto. “Non vorremmo essere costretti ad intervenire – ha spiegato Little – ma se costretti lo faremo. La gamma completa del loro arsenale è di preoccupazione per gli Stati Uniti e per i nostri alleati della Corea del Sud”.

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