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Politica

Regione, Saffioti: un saluto e una speranza

Di Redazione26 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carlo Saffioti

Carlo Saffioti

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento da parte dell’ex segretario provinciale del Pdl nonché consigliere regionale della Lombardia Carlo Saffioti.

“Dopo 18 anni di lavoro mi congedo dal Consiglio Regionale della Lombardia. Al netto degli scandali e delle polemiche che hanno colpito Regione Lombardia negli ultimi anni, non posso che tracciare un bilancio positivo: quando nel 1995 iniziai la mia esperienza di governo con il Centrodestra guidato da Roberto Formigoni, quest’istituzione (peraltro, investita dal vento di Mani Pulite) era pressoché sconosciuta ai cittadini e incapace di supportare la complessa società lombarda.

La Regione che ora lascio è ancora “sotto processo”, ma è anche profondamente trasformata e innovata, in grado di esprimere eccellenze in tanti settori, diventata un modello per la sua attività legislativa, capace di tradurre in atti il principio di sussidiarietà e, quasi unica in Italia, di avere i conti a posto e il bilancio in pareggio pur con all’attivo opere e servizi di grande utilità per i cittadini.

Credo e spero, con il mio lavoro, di aver contribuito al buon funzionamento della locomotiva del Paese. Al di là dei ruoli ricoperti (fino all’ultimo, di vicepresidente del Consiglio), a parte i tanti interventi in aula, le mozioni, gli ordini del giorno di cui sono stato promotore, mi piacerebbe essere ricordato per alcuni provvedimenti legislativi di cui sono stato relatore o tra gli estensori: in cima alla lista c’è la Legge 31, che ha introdotto il nuovo modello di sanità, basato sulla libertà di scelta del cittadino e sul coinvolgimento nel servizio sanitario regionale di strutture a proprietà privata (con parità di diritti e di doveri tra pubblico e privato). Ma fra i risultati che più hanno segnato il mio cammino ci sono (per citarne alcuni) anche il primo piano socio sanitario, la legge istitutrice degli hospice, le delibere di finanziamento per l’edilizia sanitaria (che hanno consentito la realizzazione del Nuovo Ospedale di Bergamo e di quello di Piario nonché la ristrutturazione degli ospedali della Aziende di Treviglio e di Seriate), i provvedimenti sulla psichiatria, sulla riabilitazione e sulla riqualificazione delle strutture residenziali per i diversamente abili, la legge sulla competitività per il sostegno alle PMI, il piano del commercio, la legge sui parchi, diversi provvedimenti per la montagna, per l’agricoltura, per il settore agro-meccanico, per la tutela dei prodotti locali.

Due conquiste, poi, dal valore altamente simbolico per il loro significato storico e civile, resteranno sempre impresse nel mio cuore: la legge per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (promossa assieme al collega Santantonio) e l’istituzione (col collega Macconi) della Giornata del Ricordo dedicata ai servitori dello Stato: che quello della nostra Regione sia l’unico esempio in Italia di una legge del genere mi riempie non poco di orgoglio.

Il lavoro degli scorsi 18 anni in Regione Lombardia mi ha permesso poi di contribuire a rafforzare, a Bergamo, una rete d’idee e di persone. Ritengo che questo patrimonio non debba essere assolutamente disperso: le idee del liberalismo classico, i valori del Risorgimento, le pratiche del Buon Governo anzitutto. Ma anche la convinzione che la politica (che è attività faticosa, impegnativa e che non s’improvvisa) si faccia nel confronto con le persone, nel costante dialogo con un territorio che ha esigenze che trascendono qualsiasi teoria, e la duplice necessità quindi di fuggire qualsivoglia approccio verticistico (che vede nel rappresentante presso le istituzioni un “capo” quando altro non è se non un servitore del bene pubblico) e di uscire dagli angusti confini di partito: ecco, la mia ambizione è quella di lasciare questa eredità alla vita politica e culturale bergamasca. Un’eredità (anche di stile e di metodo) che sono certo troverà a raccoglierla, fra coloro che sono stati protagonisti della costruzione di quel patrimonio, persone valide e determinate a prendere il testimone e che sono pronto a supportare. In un partito, come il Popolo della Libertà, che vince quando si apre alla società e invece perde consensi quando si trasforma in una macchina autoreferenziale, questo è un patrimonio non da poco.

Questi anni hanno condizionato molto la mia attività professionale, che ho dovuto interrompere, e la mia vita personale. Amarezze, delusioni, insuccessi, non cancellano le emozioni, le soddisfazioni provate e la consapevolezza di essere stato un rappresentante eletto che, pur con i propri limiti e difetti, si è impegnato per i cittadini con molta passione. Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno supportato e seguito, magari anche con le loro critiche. Ringrazio i media, che hanno costantemente dato attenzione all’attività della Regione. Ringrazio anche, e trasversalmente, i colleghi con cui ho condiviso questi anni, della serietà e dell’impegno della stragrande maggioranza dei quali sono buon testimone. Ai componenti del nuovo Consiglio faccio gli auguri più sinceri di riuscire a rendere sempre più libera, efficiente e solidale la nostra Regione.

Torno al mio lavoro di psichiatra. So che però da una passione non si va in pensione, soprattutto da quella per la politica”.

Carlo Saffioti
vicepresidente uscente del Consiglio Regionale della Lombardia
Il Popolo della Libertà

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