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Bergamo

Ubi, Jannone: firme ok, ora rispetto e confronto pubblico

Di Redazione25 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giorgio Jannone

Giorgio Jannone

BERGAMO — “Abbiamo depositato stamattina alle ore 8,30 la documentazione necessaria alla formalizzazione della nostra lista di candidati (Ubi Banca – Ci siamo) al Consiglio di sorveglianza. Siamo davvero soddisfatti. I risultati sono andati oltre ogni più rosea previsione: in pochi giorni abbiamo raccolto circa 700 firme autenticate di soci a nostro sostegno (ne erano necessarie 500) in rappresentanza di circa 7,4 milioni di azioni UBI (ne erano necessarie 4,5 milioni)”. Lo afferma il candidato presidente Giorgio Jannone.

“Numeri straordinari se si pensa che, al contrario di altre liste, non abbiamo voluto e potuto utilizzare gli sportelli delle filiali, ma abbiamo fatto ricorso a singoli notai presso i cui studi sono andate di persona, per autenticare le proprie firme, 700 soci. Queste 700 persone si sono poi dovute nuovamente recare in banca per chiedere gli altri due documenti necessari ed, in massima parte, queste 700 persone sono state obbligate a ritornare in banca, una seconda volta, a correggere gli errori purtroppo rilevati nella compilazione dei moduli”.

“Tra l’altro – spiega Jannone – tutti i documenti necessari sono stati resi disponibili dagli uffici di Ubi Banca solo dal 21 Marzo. Per questo ringraziamo tutti i soci di cuore, in particolare i diversamente abili e le persone anziane, per l’enorme sforzo e l’eccezionale pazienza palesata nei soli sette giorni lavorativi a nostra disposizione”.

“Ora chiediamo a tutti, ai vertici uscenti, alla struttura della banca, alla stampa, ai sindacati, alle rappresentanze dei lavoratori Ubi, il rispetto dovuto a una lista di candidati che rappresenta un numero tanto rilevante di soci e dipendenti Ubi. Queste 700 persone rappresentano uno spaccato eterogeneo della nostra società, hanno le più diverse estrazioni sociali, con età che arrivano fino ai 95 anni del socio più anziano e rappresentano tutti i territori in cui la banca si è sviluppata in ben oltre un secolo di storia. Tutti insieme questi azionisti sono proprietari di una percentuale molto significativa del capitale sociale di Ubi Banca, cifra che è data dalla somma dei risparmi di centinaia e centinaia di famiglie e di imprese, risparmi frutto del lavoro e dei sacrifici di intere generazioni”.

Chiediamo formalmente il rispetto che è dovuto alle nostre persone nella egual misura rispetto ai sottoscrittori di altre liste. Chiediamo a gran voce, almeno in queste ultime tre settimane, una sorta di par condicio. La chiediamo in particolare a quella parte della stampa che, nell’ultimo mese, è parsa a tantissimi lettori che ce lo hanno ripetutamente segnalato, molto spesso troppo schierata, con la tendenza a considerare per acquisiti i risultati che solo l’assemblea dei soci potrà democraticamente sancire”, continua Jannone.

“E di questo utile e proficuo dibattito democratico, e del rinnovamento che comunque ne sortirà, rivendico fortemente il merito. Per la prima volta, dopo decenni, saranno i soci a decidere liberamente e tutti, noi per primi, dovremo accettare un verdetto che viene dal basso e che nessuno ha potuto aprioristicamente imporre dall’alto con logiche autoreferenziali”.

Jannone lancia un’idea: “Sarebbe auspicabile, lo suggeriamo rispettosamente, soprattutto alle rappresentanze dei lavoratori, un pubblico dibattito, svolto anche negli orari riservati dalle vigenti normative alle assemblee dei lavoratori, che contempli la presenza di tutti i candidati. Chi si propone all’assemblea dovrà assumere, in quella sede, precisi e inderogabili impegni di fronte a tutti i dipendenti e i soci”.

“A loro volta le rappresentanze dei lavoratori potranno chiedere la pubblica adesione alle istanze e agli impegni proposti dai sindacati. Quale fra i sindacati potrà opporsi a un’assemblea democratica di dibattito e confronto? Quale tra i candidati potrà sottrarsi a un incontro pubblico finalmente vero e leale, non organizzato alla strumentale presenza di ‘truppe cammellate”, totalmente estranee a Ubi, che nulla hanno e nulla devono avere a che vedere con le sorti della nostra banca?”.

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