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Metodo Stamina, il dilemma: efficace o palliativo?

Di Redazione18 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un laboratorio

Un laboratorio

BERGAMO — C’è forte dibattito dentro il mondo scientifico per la decisione sulle staminali con il cosiddetto “metodo Stamina” che ha ricevuto il via libera del ministro della Salute Renato Balduzzi, per un singolo caso eccezionale di una bambina affetta da una grave malattia neurodegenerativa.

In una lettera aperta al ministro, ricercatori e medici scrivono: “La comunità dei ricercatori e medici che lavora per sviluppare trattamenti sicuri ed efficaci contro gravi malattie comuni o rare è perplessa di fronte alla decisione, sull’onda di un sollevamento emotivo, di autorizzare la somministrazione di cellule dette mesenchimali, anche se prodotte in sicurezza da laboratori specializzati. Non esiste nessuna prova che queste cellule abbiano alcuna efficacia nelle malattie per cui sarebbero impiegate. Non esiste nessuna indicazione scientifica del presunto metodo originale secondo il quale le cellule sarebbero preparate. Ci sembra questo uno stravolgimento dei fondamenti scientifici e morali della medicina, che disconosce la dignità del dramma dei malati e dei loro familiari”.

Gli echi vanno al passato. Al celebre metodo Di Bella che rappresentò una speranza per molte persone affette da cancro. Sul tema abbiamo sentito l’opinione di Patrizia Siliprandi che in quegli anni era nella Commissione nazionale unica del farmaco.

“Ho vissuto il caso Di Bella, o meglio il multitrattamento Di Bella, in prima persona – spiega la trevigliese -. Allora ero ‘osservatore’ per le politiche del farmaco del mondo femminile nella Commissione Unica del Farmaco (ora AIFA) era il 1999, e le aspettative per la cura Di Bella erano altissime da parte di molti malati di tumore. Aspettative che inducevano ad abbandonare le terapie tradizionali. Avevo anche assistito come farmacista a casi di disperazione da parte di famiglie che compravano in Svizzera la somatostatina (uno dei componenti del cocktail Di Bella) pagandola a prezzi proibitivi. L’allora Ministro della salute Bindi venne in CUF e decise l’unica soluzione praticabile: decise di avviare la sperimentazione clinica, ricordo che disse ‘dare l’autorizzazione all’uso del metodo Di Bella in assenza di evidenza scientifica equivarrebbe a pagare il viaggio a Lourdes’. La sperimentazione clinica ebbe esito negativo, non vi fu alcun miglioramento delle patologie tumorali dei soggetti scelti per la sperimentazione”.

“Il caso Stamina è molto simile – continua Siliprandi – la terapia a base di cellule staminali non è stata sperimentata e nonostante l’Aifa abbia vietato la somministrazione, il ministro Balduzzi, considerando la situazione eccezionale, ha dato il proprio consenso alla somministrazione di questo tìpo di terapia alla piccola Sofia. Ci si pone davanti al dilemma: mancano prove di efficacia, è giusto riconoscere il diritto ad una cura priva di dati scientificamente validi? Certo non si è voluta negare una speranza di miglioramento o di guarigione ad una bambina affetta da una gravissima malattia neurodegenerativa, nonostante il no dei giudici e dell’Aifa, ma questo modo di procedere stravolge le regole della scienza e della ricerca e potrebbe aprire le porte a ciarlatani ed alchimisti. Speriamo non sia il caso della piccola Sofia, che deve restare un caso isolato dettato dalla comprensibile disperazione dei genitori e dalla rete di Facebook che ne ha fatto cassa di risonanza”.

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