iscrizionenewslettergif
Politica

Isnenghi: lasciamo ai nostri figli una Bergamo morta

Di Redazione12 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Isnenghi: lasciamo ai figli una Bergamo morta

Isnenghi: lasciamo ai figli una Bergamo morta

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento da parte del candidato sindaco di Bergamo Mirko Isnenghi, circa la situazione della nostra città.

“Bergamo città europea della cultura 2019? Viene spontanea una domanda: esiste ancora una città chiamata Bergamo?

A chi, come il sottoscritto, ha vissuto ben altre epoche di questa nostra città, quando alle innumerevoli banche, con vetrine anonime che promettono chissà quali aiuti ai poveri cittadini, per poi mangiar loro tutti i risparmi con un deprezzamento catastrofico delle azioni, quando agli innumerevoli sempre uguali e sempre normali bar vi era un caleidoscopico susseguirsi di negozi, con le loro merci svariate, dalle calzature agli articoli sportivi, dall’abbigliamento ai mobili, dai vasellami alle gallerie d’arte, e così via, viene un senso di angoscia percorre le vie cittadine.

Il passeggiare per le vie di Bergamo, anche per chi non poteva permettersi acquisti, era piacevole, ci s’incontrava si discuteva e la città viveva.

Ora il centro di Bergamo è un deserto che ad una certa ora incute timore, dove alle luci sfavillanti si sono sostituiti gli occhi chiusi di molti negozi.

La politica economica della città manca di una programmazione da anni. Questo è il fallimento di molti assessorati al commercio. Anche in questo campo manca la programmazione, manca il concerto delle iniziative tra i diversi assessorati. Il risultato è che lasciamo ai nostri figli una città morta, inerte, priva di stimoli.

Nessuno vuole prendere iniziative. Si spera in un’ipotetica candidatura a città europea della cultura, all’Expo. Ma questi sono avvenimenti che ci saranno, se ci saranno, tra troppi anni. Si spendono centinaia di migliaia di euro per una candidatura nel 2019 non certa, penalizzando antiche attività culturali della città come l’Istituto Musicale e la scuola d’arte, ecc..ecc.

Eppure, sono passati solo una ventina d’anni! E’ triste passeggiare per Bergamo ricordando il tempo che fu: qui c’era Sottocornola, oggi una banca, qui c’era la Garitta (centenaria iniziativa artistica della città, oggi trasferita in una via secondaria) oggi ci sono uffici comunali, qui c’era il Teatro Nuovo che, a scherno del suo nome, è un relitto, alla sua ristrutturazione si è preferito un rumoroso palatenda, qui c’era l’antica libreria Lorenzelli, oggi un profumiere, e così via.

Mi viene voglia di gridare: dove sono le lotte tra gli uomini di cultura per scegliere di mettere la Gamec in piazza della Libertà invece dell’insufficiente ubicazione odierna? Dove sono gli assessori alla Passerini Tosi che, con vero senso culturale, lavoravano per questa nostra Bergamo? Parafrasando la canzone viene da dire “com’è triste Bergamo….”

Bergamo ha bisogno non nel 2015, non nel 2019, ma oggi di una vera rivoluzione culturale, ha bisogno d’uomini che credano in questa città, che vogliano scommettere per un futuro migliore, altrimenti dovremmo rimpiangere ancora una volta il tempo che fu. Un tempo che non era dei migliori ma che, davanti a prospettive quali quelle che vediamo ora, erano “l’Eldorado” di quella che fu una città viva. Questo è un “J’Accuse” ai nostri amministratori, è uno stimolo agli uomini che amano Bergamo ma principalmente un rispetto agli uomini che hanno fatto diventare grande questa nostra città”.

Mirko Isnenghi
candidato sindaco di Bergamo

Sanità, tangenti in cambio di appalti: 7 arresti

Il Pirellone MILANO -- La Direzione Investigativa Antimafia di Milano, nell'ambito di una indagine su episodi di ...

Pdl Cologno al Serio: serve alleanza dei moderati

Le bandiere del Pdl COLOGNO AL SERIO -- Riceviamo e pubblichiamo questa analisi post-voto inviata dal Coordinamento del Pdl ...