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Cultura

De Sica: il padre del neorealismo in mostra a Roma

Di Fabio Invernici12 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Vittorio De Sica a Londra

Vittorio De Sica a Londra

Fino al 28 aprile sarà possibile visitare la mostra Tutti De Sica al Museo dell’Ara Pacis di Roma. Un omaggio al maestro del Neorealismo: Vittorio De Sica. Cantante, attore di rivista, di prosa e di cinema e poi innovativo e moderno regista. Un racconto e un percorso per conoscere l’attore giocoso, il regista che segnava ritratti, scopriva volti dalla strada e poi li trasformava in protagonisti delle sue indimenticate pellicole.

Oltre seicento fotografie, più di trecento lettere e documenti, e poi costumi di scena, oggetti, registrazioni sonore e cinematografiche. Ritroviamo le locandine dei film, l’Oscar, i nastri d’argento, il baule con il corredo dell’attore e le sue iniziali VDS impresse sopra. La bicicletta protagonista di Ladri di biciclette, vestiti di scena, un blocco con i ritagli stampa dei primi spettacoli teatrali di Vittorio, gelosamente conservati dal padre Umberto De Sica (a cui il figlio dedicherà il film Umberto D.).

Le canzoni degli anni trenta, come Parlami d’amore, Mariù, accompagnano in sottofondo la mostra multimediale. Pareti bianche di immagini private e filmiche, fermano ricordi.. Nessuno e centomila De Sica, disegnano l’uomo dai mille volti e dalla natura camaleontica. Una lunga carriera, costellata da 157 film.

Un innovatore nel suo genere – “Io sono nato e rinato alla vita artistica almeno 5 volte” – dichiarava. La mostra ripercorre gli esordi dell’uomo di spettacolo dallo sguardo malinconico e divertito, il racconta storie dal sorriso unico. De Sica, nato a Sora, debutta nel 1917, a soli 16 anni, nel Processo Clémenceau di Alfredo De Antoni e poi arriva, negli anni venti, il teatro all’interno della compagnia di Tatiana Pavlova e poi in quella di Luigi Almirante, il maestro di aristocrazia così amava definirlo De Sica che lo porterà, definitivamente, al centro della scena. La popolarità arriva con la voce e i grandi successi degli anni trenta. De Sica si sposerà due volte, la prima con Giuditta Rissone da cui avrà una figlia Emi e la seconda con Maria Mercander madre di Manuel e Christian, un doppio ménage vissuto faticosamente: una sera dormiva in una casa e la sera dopo in un’altra “fu bigamo per troppo amore” ricorda Emi De Sica. Dagli archivi privati delle due famiglie emergono foto inedite e scatti familiari mai visti. Dopo l’esordio in teatro, arriverà la consacrazione cinematografica internazionale con le prime regie degli anni quaranta e la stagione del Neorealismo.

E’ del 1943 “I bambini ci guardano” il film testimonia, drammaticamente, il talento unico alla regia e la sua capacità di cogliere le sfumature dell’animo umano “i peggiori attori sono quelli di teatro, i migliori, sono gli uomini della strada, gli ottimi sono i bambini” affermava. Il suo sarà un moderno e diverso approccio al cinema, scritto e pensato con l’amico e sceneggiatore Cesare Zavattini, con cui firmerà i suoi maggiori successi.

Il neorealismo fu una scelta estetica ben precisa, un fusione di generi diversi tra di loro: Sciuscià (1946) Ladri di Biciclette (1948) Miracolo a Milano (1950) e Umberto D. (1952) rappresentano sguardi disincantati sulla realtà. Quando uscì Umberto D. Giulio Andreotti, a quel tempo sottosegretario allo spettacolo, non apprezzò la pellicola rea di aver mostrato un Italia troppo povera e inviò una lettera aperta rimproverando il regista di un pessimo servizio alla patria. In mostra anche lo scambio privato tra i due.

E poi a metà degli anni 50 esplora la commedia all’italiana con L’oro di Napoli (1954) e il sodalizio artistico con Sofia Loren di cui comprese le doti artistiche e non solo fisiche. E’ del 1960 il capolavoro La Ciociara (1960), Ieri, oggi e domani (1963) Matrimonio all’italiana (1964). Fece esordire Gina Lollobrigida, divertente bersagliera in Pane, amore e fantasia e Alberto Sordi. Numerosi film comici e leggeri ma anche impegnati e toccanti. Drammatica la sua interpretazione ne il Generale della Rovere diretto da Roberto Rossellini su soggetto di Montanelli.

Uomo dotato di grande personalità, generoso, odiava i prepotenti. Affettuoso e ambizioso. Grandi virtù ma anche difetti. Carlo Lizzani definì i suoi film come “segnali nel buoi”, Cesare Pavese lo considerava “il miglior narratore italiano”. L’amico e regista Mario Soldati disse: “solo tu albeggi, tutti noi registi italiani tramontiamo”. Un grande poeta del cinema: ci restano le sue pellicole delicate e uniche.

Paola Medori

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