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Politica

Frigeni (Pd): è finito il tempo di D’Alema. Spazio a Renzi

Di Redazione6 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il vicesegretario del Pd di Bergamo Alessandro Frigeni

Il vicesegretario del Pd di Bergamo Alessandro Frigeni

BERGAMO — “Cambiamento”. E’ la parola che più spesso ricorre in questa intervista che il vicesegretario provinciale del Pd di Bergamo Alessandro Frigeni ha rilasciato a Bergamosera. Cambiamento auspicato, fortemente voluto, fallito e ora da inseguire a tutti i costi per rilanciare le sorti del Partito Democratico e del centrosinistra uscito sconfitto, nonostante la vittoria di misura, alle scorse elezioni. E Matteo Renzi non può che fare al caso.

Frigeni, come le sono parse le scorse elezioni per il Pd?
E’ stato un calcio di rigore sbagliato, per usare una metafora calcistica. Di fronte a un centrodestra attraversato da mille scandali, sia sul fronte Pdl sia su quello leghista, avevamo la possibilità finalmente di portare a casa l’alternativa. Ma nonostante il percorso delle primarie non siamo riusciti a vincere. Sul nazionale è uscita questa situazione d’impasse, da cui non so nemmeno come se ne uscirà. Spero nella saggezza di Napolitano. Sarà già bello avere un governo che faccia le riforme, dopodiché bisognerà andare a votare, spero con una nuova legge elettorale che dia governabilità al paese e ai cittadini la possibilità di scegliere chi mandare a Roma.

Grillo ha portato via di più a voi o al centrodestra?
Molto al Partito Democratico. Perché non mi spiego come dopo le primarie il Pd fosse ben oltre il 30 per cento, invece poi sia stato risucchiato a livelli bassissimi. La chiave di lettura che intravedo è la seguente: abbiamo inseguito una strategia di apparentamento con partitini del tutto scomparsi, senza capire invece che era sui contenuti, sui temi importanti della trasparenza, dei costi della politica, che la gente ci chiedeva risposte. E tutti coloro che si erano rivolti a noi alle primarie, con una speranza di cambiamento, sono andati su Grillo. Hanno voluto mandare un segnale ai partiti tradizionali.

Il Pd però vince in città ed è il primo partito in provincia…
Il risultato è sicuramente negativo a livello nazionale e regionale. E’ stata una sconfitta enorme. Però ci conforta il dato provinciale. Siamo il primo partito in tantissimi comuni. Al mio, Almenno San Bartolomeo, abbiamo superato il 25 per cento. Anche in città abbiamo superato la coalizione avversaria. Sono dati che ci fanno ben sperare per le amministrative 2014, sulle quali dobbiamo cominciare a lavorare fin d’ora.

Ci sono state però forti critiche anche da Bergamo…
Le critiche ai vertici del nostro tito sono giustificate. Ci si è seduti su una certezza di vittoria che alla fine non si è verificata. Non abbiamo capito che la gente voleva delle risposte chiare su certi argomenti. Abbiamo mostrato una faccia molto sobria, affidabile e tranquilla. Ma la gente aveva voglia di cambiamento e scelte chiare, e noi siamo stati troppo fermi. Quindi chi ha sparato promesse assurde, come Berlusconi e Grillo, è stato premiato. Il che è, per certi versi, inquietante.

Eppure il giorno dopo le elezioni, invece di Bersani il primo a parlare è stato D’Alema. Che segnale é per l’elettorato?
Vorrei anticipare uno dei temi del prossimo congresso: credo che sia arrivato il momento di un grande rinnovamento del gruppo dirigente a livello nazionale. Credo sia finito il tempo dei D’Alema e delle Rosi Bindi.

Con Renzi sarebbe cambiato qualcosa? Vox populi dice di sì…
Sarebbe fin troppo facile per me, che insieme a Giorgio Gori e Marcello Saponaro ha dato vita al progetto di Renzi in Bergamasca, dire di sì. Dirò che sono state tante le persone che si sono avvicinate alle primarie grazie al progetto di Matteo. E, deluse dal fatto che durante la campagna elettorale non sono arrivati questi messaggi di cambiamento, si sono rifugiate in un voto di altro tipo. Penso che con Renzi il voto di cambiamento l’avremmo capitalizzato noi.

C’è possibilità di capitalizzarlo in futuro?
Credo ci sia un’ultima grande possibilità che è quella del congresso. Se non la cogliamo adesso, credo che il Pd sia destinato a rimanere un partito di minoranza, anche culturale, a livello nazionale e a maggior ragione nelle regioni del Nord. Francamente non è uno scenario auspicabile.

Dunque Renzi come ancora di salvezza?
Credo serva fare una seria riflessione nel partito a tutti i livelli sul perchè non siamo stati capaci di interpretare il cambiamento. E’ la grande domanda che esce da questo risultato elettorale. Credo che nel grande cambiamento necessario nel gruppo dirigente del Partito Democratico, il futuro sia Matteo Renzi. Perché tra tutti gli esponenti del Pd è quello che riesce a interpretare meglio la volontà di cambiamento degli italiani.

Questo però significa scardinare un partito che ha una storia ed esponenti politici molto radicati in essa…
Se questo sistema è quello che produce un partito che è costantemente minoranza a livello nazionale e regionale, e non riesce mai a decollare da questo 25-27-27 per cento, non riesce mai a essere maggioranza quantomeno relativa, allora va modificato profondamente. E’ il momento di un grande cambiamento nel partito. E’ forse l’ultima occasione che abbiamo.

In senso socialdemocratico?
Evidentemente sì. Serve una svolta riformista, liberal. Credo che Renzi incarni questo punto di vista.

E se non ci riuscirete?
Il Pd rimarrà un partito tradizionale.

E Renzi si sacrificherebbe a restare un rincalzo dentro un simile partito?
Credo che il tempo di Renzi non sia illimitato. Oggi ha un grande patrimonio di consenso. La lealtà verso il partito ha aumentato la sua credibilità.

Ma la pazienza non è infinita…
Va spesa a breve.

Domanda diretta: se va male c’è il rischio di scissione?
Prima dobbiamo tentare la strada del cambiamento e del rinnovamento in sede congressuale. Dobbiamo prima provare questa strada, non parlerei assolutamente di scissione.

Tornando in Bergamasca. Martina primo per preferenze. E’ una vittoria d’apparato?
Faccio i complimenti a Maurizio per il gran numero di preferenze. E’ apprezzato in particolare nei circoli del Partito Democratico da tanti militanti. Credo che abbia raccolto il risultato del suo lavoro sul territorio.

E’ una vittoria personale dunque?
Credo che sia un bel risultato personale.

Sempre parlando di risultati: Barboni superato da Scandella. Come lo traduce?
Scandella è la sorpresa di queste elezioni regionali. E’ riuscito a mobilitare tutto il voto della Valseriana e a capitalizzarne il sostegno compatto. Ora dovrà lavorare in consiglio regionale per questo territorio. Mi spiace per Barboni, perché ritengo abbia lavorato bene in questi tre anni in Regione.

E del suo risultato che mi dice?
Sono molto soddisfatto. Le mie quasi 4000 preferenze, più voto d’opinione e meno legato ai circoli, quindi sulla mia persona, mi rende orgoglioso. Ho preso preferenze in tutta la provincia con due picchi molto importanti al mio paese Almenno e in città di Bergamo. Questo per me è un risultato molto soddisfacente dal momento che lavoro a Bergamo.

A proposito di preferenze, lei a Bonate prende più voti di Matteo Rossi, spin doctor di Martina…
Da tanti anni sto lavorando a livello politico e amministrativo sui territori della Valle Imagna, della Valbrembana e dell’Isola. A Bonate ho relazioni con amici democratici da parecchio tempo. Credo siano state premiate. E’ il risultato di un lavoro sul territorio partito molto tempo fa.

Ora si apre la gara per le amministrative 2014. Spingerete per Giorgio Gori in città?
Ci sono tanti nomi interessanti in città, fra cui anche quello di Gori. Credo che sia un’occasione incredibile per noi, visti i dati. Non dobbiamo sbagliare questo appuntamento. Le primarie saranno un appuntamento importante per mobilitare l’elettorato cittadino. Dobbiamo cominciare al più presto a mettere in campo il cantiere per il governo del centrosinistra al Comune di Bergamo. Però segnalo che vanno al voto anche altri 140 Comuni fra cui alcuni molto importanti per noi come Dalmine, Romano Di Lombardia, Seriate e Albino.

Il risultato di Gori alle primarie però è stato sotto le aspettative…
Le primarie parlamentari si sono svolte in un contesto molto, molto particolare. Dal punto di vista temporale eravamo sotto Capodanno, quando tantissime persone della città erano via e non hanno votato. E’ stata un’elezione che ha riguardato molto la militanza nel partito. Le amministrative sono tutt’altra partita perché la platea elettorale è più ampia.

Ma riuscirete a intercettare le categorie borghesi e medio-alte di Bergamo?
Devo dire che il movimento renziano è costituito soprattutto da esponenti delle categorie di professionisti.

Gli intellettuali del vostro partito però storcono il naso al nome di Gori…
Il cantiere per le amministrative sta ancora partendo. Non scartiamo a priori nessuna ipotesi. Cominciamo a lavorarci sopra. E utilizziamo soprattutto per la città lo strumento delle primarie per farci conoscere, per far conoscere il progetto e scegliere la leadership migliore.

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