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Politica

Pdl Bergamo: laici, Capelli e il rischio vittoria di Pirro

Di Redazione4 marzo 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il coordinatore del Pdl  di Bergamo Angelo Capelli

Il coordinatore del Pdl di Bergamo Angelo Capelli

BERGAMO — Comunque vada, gli equilibri all’interno del Popolo della libertà di Bergamo sono destinati a cambiare. Mentre a Milano Roberto Maroni cerca di far quadrare il cerchio degli assessorati, e si fa concreta la possibilità di un assessore bergamasco, in casa del Pdl di Bergamo sono già cominciate le manovre che preludono a uno scenario futuro tutto da definire.

Sì perché la vittoria di Angelo Capelli alle scorse elezioni regionali, invece di stabilizzare il partito sulle posizioni del coordinatore, ha creato, paradossalmente, l’effetto inverso. Ovvero, nell’eterna lotta fra laici e “formigoniani”, Capelli ora rischia di trovarsi isolato e addirittura in minoranza, nonostante un numero di preferenze decisamente superiore ai colleghi e avversari di partito.

Spieghiamo. Il ragionamento politico emerso in questi giorni nella parte laica del Pdl è il seguente: al di là del successo personale di Capelli, il partito è affondato nei numeri effettivi, perdendo circa il 10 per cento del suo elettorato. E se è vero che la tendenza è atavica e non può essere certo attribuita al solo coordinatore, è altrettanto vero che la minoranza laica ha incassato decisamente di più a queste elezioni. Nella fattispecie: un consigliere regionale (Alessandro Sorte), un deputato (Gregorio Fontana), un quasi senatore (Enrico Piccinelli) e un papabile a Palazzo Madama (Marco Pagnoncelli). Detto in soldoni, se tutto filerà liscio: laici 4, raimondiani 1. Se poi aggiungiamo che, in predicato per il posto di assessore regionale, a Milano stanno ragionando su un bergamasco laico, il punteggio rischia di sfiorare il tennistico.

Non accadeva da anni. E, qualora si verificasse, mai durante la gestione della Regione da parte di Formigoni si è arrivati a un simile vantaggio, in favore dei laici. D’altronde, oggi l’ala post-raimondiana si trova in un “cul de sac”. Semplicemente perché nella nuova giunta regionale ci sono sì due posti per i ciellini, ma sono già stati assegnati a province diverse da Bergamo. Quindi è oggettivamente difficile che arrivi un terzo assessore ciellino, orobicamente targato.

Quella di Capelli, dunque, rischia di diventare la classica vittoria di Pirro. Un indubbio successo, intendiamoci, che il coordinatore non ha mancato di sottolineare in chiave interna. “Il voto ha confermato il mio ruolo come coordinatore” ha detto chiaramente in un’intervista a Bergamosera. Messaggio più che limpido, diretto alla minoranza. Solo che il successo personale di preferenze rischia di non bastare in vista di un probabile assedio laico, in sede di coordinamento provinciale, quando la buriana delle elezioni sarà passata.

Sì perché stavolta i laici hanno tutta l’intenzione di far valere il loro peso specifico. Capelli ha dalla sua i voti. Ma in coordinamento è tutt’altra musica. Qui, il segretario ha progressivamente perso i pezzi. Pezzi pregiati. Compreso quelli di Marco Pagnoncelli che, dopo essere stato una delle colonne della vittoria al congresso, si è progressivamente distaccato dalla linea politica del coordinatore, finendo per schierarsi con Gianantonio Arnoldi, alle scorse regionali, anche in chiave anti-Sorte.

Capelli potrebbe contare su Benedetto Bonomo, dato per rientrante dopo l’esperienza Albertini. Ma che l’ex assessore provinciale possa spostare gli equilibri a favore del coordinatore è tutto da verificare. Insomma, Capelli ha vinto una battaglia ma, alla luce dei fatti, la guerra è tutt’altro che conclusa.

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