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Economia

Monete complementari: spunta il “marone” in Lombardia

Di Redazione25 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le "Bristol pound", sterline di Bristol

Le “Bristol pound”, sterline di Bristol

MILANO — Il nome non è il massimo. Si chiama “marone” ed è una valuta complementare lombarda, un’idea non originale in sé, ma di sicuro mai applicata con l’appoggio di una istituzione su un territorio tanto ampio e di così grande importanza economica: la Lombardia, uno dei quattro motori d’Europa.

A proporre di chiamare così la nuova moneta è stato il segretario del PD Bersani che, suo malgrado, ha liquidato con una battuta un tema molto serio: quello delle valute locali da affiancare all’euro. Dimentico, tra l’altro, che la città di Bologna sta studiando una sua moneta complementare (qualcuno ha proposto di chiamarla “gargamella”) e che si tratta di esperienze che funzionano benissimo da molti anni in altri Stati.

Certo, avremmo preferito avesse un nome più simbolico tipo “scudo lombardo” riprendendo il nome storico della moneta medievale, ma ci va bene anche “marone”, basta che crei le condizioni per lavorare e produrre.

Il modello che immaginiamo per il “marone”, potrebbe assomigliare alla cosiddetta “Sterlina di Bristol” o Bristol Pound. Nel caso del Bristol Pound ci troviamo in presenza di una valuta complementare di tipo cittadino, riguarda appunto la città di Bristol e ha come slogan “our city, our money” (la nostra città la nostra moneta).

Lanciata il 19 settembre 2012, dopo tre anni di studi, sta avendo un enorme successo e svolge la duplice funzione di superare i problemi legati allo stress di liquidità prodotti dalla crisi da un lato e di favorire la concentrazione dei consumi e delle operazioni commerciali all’interno dell’area di impiego della valuta complementare.

La valuta complementare, il nostro “marone” infatti oltre a svolgere la funzione che sta svolgendo la valuta complementare in altri casi, ovvero di superare la crisi da liquidità, avrebbe anche il vantaggio, se applicato su larga scala con l’appoggio delle istituzioni locali, di favorire gli scambi interni e cioè di far preferire in Lombardia un prodotto che posso pagare in “maroni” piuttosto che in Euro, con la conseguenza di mantenere la ricchezza sul territorio piuttosto che esportarla.

Le istituzioni potranno svolgere una serie di funzioni: dall’attività di supervisione e garanzia, al potenziamento del mezzo, per esempio, accettandolo per il pagamento di alcune tasse e imposte locali, accettando piccoli pagamenti per SMS senza obbligare i cittadini ad usare la carta di credito e via discorrendo.

Un percorso da fare senza azzardi, ma senza titubanze, in una regione, la Lombardia che da sempre fa del lavoro e della qualità i suoi punti di forza e non ha mai avuto paura del futuro.

Certo è una sfida, ma se anziché guardare avanti si guarda sempre indietro, si può solo essere dei rossi gamberi, con il rischio di finire fritti.

Carlo Scotti-Foglieni

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