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Esteri

Strangolò la moglie in crociera: beccato dall’Fbi

Di Redazione18 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli agenti dell'Fbi

Gli agenti dell’Fbi

MIAMI, Usa — Ha strangolato la moglie e poi l’ha gettata in mare durante una crociera nel Mediterraneo. Pensava ormai di averla fatta franca Lonnie Kocontes, un avvocato californiano di 55 anni che 6 anni prima era stato accusato di aver ucciso la consorte, Micki Kaneski di 52 anni. Per incriminarlo mancavano le prove. Ma a sei anni di distanza l’Fbi lo ha inchiodato.

Al termine di lunghe indagini in collaborazione con la Polizia italiana, gli agenti federali hanno arrestato nel sud della Florida l’avvocato californiano.

L’omicidio era avvenuto la notte del 26 maggio 2006. Kocontes all’epoca riuscì a nascondere ogni prova, simulando una incredibile sparizione. A guidare gli inquirenti, spiega la portavoce dell’Orange County District Attorney’s office, il movente economico. Due anni dopo il fattaccio, Kocontes ha infatti trasferito oltre un milione di dollari dal conto in banca della Kaneski, a un nuovo conto aperto in comune con la nuova moglie.

Ma a impressionare sono i dettagli del suo disegno criminale: Lonnie e Micki per tanti anni del loro matrimonio hanno vissuto come cane e gatto, litigando di continuo. Arrivando, nel 2002, al divorzio.

Dopo continui tentativi di riappacificazione più o meno tutti falliti, nel 2006, l’uomo ha proposto alla moglie una Crociera nel Mediterraneo, in modo da darsi un’ultima chance di riconciliazione. In realtà era una trappola, preparata nei minimi dettagli per disfarsi definitivamente della moglie.

Secondo le indagini, la signora lasciò la cabina all’una di notte per prendersi una tazza di te. Da quel momento si sono perse le sue tracce. Il marito, fingendo di essere in preda al panico, disse di non avere idea cosa fosse successo. Il corpo della donna venne ritrovato il giorno dopo sulle coste calabresi.

L’autopsia invece ha rivelato che la donna morì strangolata, e poi, venne gettata in mare. Un elemento che esclude l’ipotesi del suicidio.

Se la Corte lo giudicherà colpevole, Kocontes rischia come minimo l’ergastolo, se non addirittura la pena di morte.

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