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Storia

Bergamo scomparsa: alla ricerca delle fontane viciniali

Di Redazione15 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La fontana di Sant'Andrea in via Porta Dipinta

La fontana di Sant’Andrea in via Porta Dipinta

Abbiamo visto nella puntata precedente come Comune e vicinie collaborassero nel mantenere salubre la cosiddetta acqua pubblica. Nei primi anni del Trecento il Comune provvedeva a fornire la fonte del Vasine di quattro verricelli con secchi di rame vietando l’utilizzo di altri recipienti. Ordinava che le cancellata fosse chiusa di notte e dava rigorose prescrizioni sulla distanza che si doveva mantenere per lavare i panni o per svolgere attività perniciose alla salubrità dell’acqua. Supponiamo che gli stessi provvedimenti siano stati estesi alle fontane viciniali.

La fontana era considerata un bene inalienabile dei vicini. Quando nel 1263 il numero delle vicinie fu aumentato e la vicinia di Sant’Alessandro in Colonna fu separata da quella di San Leonardo si stabilì che la fontana viciniale restasse in comune. “Fontana quae est in platea de Incrosatis” cita il documento. La piazza della chiesa dei Crociferi, cioè di San Leonardo. La fontana appare nella pianta del Macheri, proprio là dove oggi è la fontana recentemente ricostruita e oggetto di disaccordi nella sua nuova forma. Lo stesso provvedimento fu attuato per le vicinie di Santa Grata intervites e di Canale.

Nel 1331 fu attuato un generale riordino delle fontane. Furono aboliti “verricelli e secchi di rame” e furono applicate a spese del Comune “bochetae cum cathenacium seu cartaria” (serratura). Alle vicinie fu ribadito l’obbligo di visitare e di “nettare di tempo in tempo” i canali di derivazione con gravi pene a chi li trascurava. Dovevano inoltre nominare all’inizio dell’anno i custodi o fontanieri e assegnare loro un conveniente salario.

Fra le fontane viciniali il Mazzi ricorda quelle di Sant’Eufemia in via Solata, di San Pancrazio, più o meno dove ora è l’attuale fontana cinquecentesca al centro della piazzetta, (aggiungiamo una “fons coperta” citata dai documenti nell’attuale piazza Mercato del fieno), di San Michele dell’Arco sul fianco occidentale della chiesa omonima, di Sant’Agata di cui resta l’arcata protetta da una vetrata all’incrocio tra via Colleoni e via Sant’Agata, di Antescolis accanto al protiro meridionale della Basilica, di San Cassiano sull’attuale via Donizetti, di San Giacomo a metà della via omonima, di Sant’Andrea in via Porta Dipinta, di San Michele al Pozzo Bianco in via Osmano. Un’altra fontana doveva trovarsi nei pressi della stongarda di San Matteo a Longuelo.

Sicuramente medioevali inoltre la “fonte seca” in piazza Mercato delle scarpe, la fontana di Sant’Erasmo in Borgo Canale, quella della vicinia di San Salvatore.
In via Pignolo tra il numero 90 A e 90 B era una fontana duecentesca segnalata da una lapide probabilmente coeva. Oggi resta un vano definito da un arco a tutto sesto e fiancheggiato da due colonne. Nell’interno era un ambiente capace di 500 brente d’acqua.

Andreina Franco Loiri

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