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Politica

Albertini: così dimezzeremo la disoccupazione in Lombardia

Di Redazione15 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gabriele Albertini

Gabriele Albertini

BERGAMO — Alla vigilia del suo mini-tour di sabato in Bergamasca, dove toccherà prima Treviglio poi verrà in città a Bergamo, il candidato alla presidenza della Regione Lombardia per “Lombardia Civica”, Gabriele Albertini, ha concesso quest’intervista esclusiva a Bergamosera in cui spiega quali sono le sue proposte per il rilancio di posti di lavoro, per l’economia, per la legalità e la buona amministrazione della cosa pubblica.

Albertini, mancano 8 giorni alle elezioni. Azzardiamo una previsione: come finiranno?
La previsione è che al Senato ci sia una maggioranza di centrodestra, perché quella frattura fra la sinistra estrema e quella istituzionale provoca quei 5-6 punti di differenza nella coalizione, punti che consentono a Berlusconi il sorpasso. Mentre l’esatto contrario, seppure per un pugno di voti, potrebbe accadere in Regione Lombardia dove per me vince Ambrosoli.

Il suo programma è incentrato sul problema dei problemi: il lavoro…
Lavoro e non solo. Anche la legalità, che si configura come una dimensione quasi cogente per una buona gestione dell’amministrazione, dell’efficienza e quindi del lavoro stesso.

Lei ha detto che c’è la possibilità di dimezzare la disoccupazione in Lombardia. Come?
C’è la possibilità di riportare la disoccupazione al 3 e mezzo per cento. Non si tratta di fantapolitica o demagogia ma di dati reali. Metteremo in campo tutto quello che può essere investito per far crescere l’attrattiva della nostra regione, attraverso una burocrazia che agevoli anziché interdire con la richiesta di permessi, certificazioni, complicazioni per l’investimento. E poi agevolazioni fiscali per le imprese che assumono. Riduzione dell’Irap. Formazione professionale mirata: ci sono dei varchi nell’occupazione potenziale che vengono dal fatto che non c’è un’offerta adeguata. Meno terziario e più tornitori e operatori tecnici che sono figure carenti specie in certe province come Monza e Brianza. E poi fidi e garanzia collettiva. Il potenziamento dei Confidi, con aggregazione delle imprese e consorzi favoriti dalla regia pubblica che attraverso le associazioni di categoria faciliti l’accesso al credito, anche ai fondi comunitari per l’incubatore d’impresa e d’innovazione. Non ultimo, flessibilità del lavoro attraverso accordi di collaborazione “decentrata” fra imprese e sindacati.

Fra le sue proposte c’è anche un piano d’edilizia a impatto zero…
E’ uno dei settori dove l’Aler può fare la sua parte. Non la fantasia di Maroni, che l’ha sparata grossa: come fa un’azienda in perdita a comprarsi duemila appartamenti e a lasciarli in ammortamento per cinque anni? E’ una cosa che solo lui può pensare. Ma siccome le spara grosse qualcuno l’anello al naso se lo fa mettere. Noi proponiamo qualcosa di molto più serio. Ci sono fondi comunitari che possono essere utilizzati per le riqualificazioni urbanistiche. Pensiamo di privatizzare e di dare quindi la casa a tassi agevolati agli inquilini; di trasformare l’azienda in una vera ed efficiente organizzazione di servizio, riducendo semmai la proprietà pubblica.

Lei propone un albo dei lobbisti. Di cosa si tratta?
Di un albo presente in tutti i paesi d’Europa. La democrazia rappresentativa si basa sulla rappresentazione degli interessi, purché siano trasparenti. Quanto ai lobbisti, si deve sapere chi sono. Con il nostro piano, per esempio, Daccò non sarebbe rimasto nell’ombra. Sarebbe stato identificabile, il suo lavoro sarebbe stato noto, le sue proposte pubbliche, e la domanda e la riposta delle istituzioni conoscibili dai cittadini. Cosa che avviene per gli emendamenti e le richieste fatte dai lobbisti in tutti gli altri stati europei. Il rapporto istituzioni-lobbies non è sbagliato concettualmente: è sbagliato che sia opaco.

Sarebbe un salto in avanti di cento anni…
Sarebbe un avvicinamento alle altre democrazie. Abbiamo molto da imparare dall’Europa invece che uscire dall’euro come propone sempre il “barbaro sognante”.

Lei è un pragmatico. Cosa pensa delle proposte economiche di Berlusconi?
Mutuando dall’espressione che ho usato io per primo, e che Monti ha arricchito con la sua autorevolezza, direi “il flauto magico”. Come peraltro quelle di Maroni.

Si riferisce alla proposta dei tenere in Lombardia il 75 per cento delle tasse?
A questo punto potrebbe dire anche il cento per cento, saremmo ancor più contenti. Quando è stato al governo della nazione con il ministro dell’economia più bravo d’Europa (Albertini imita la voce di Tremonti – ndr) che faceva i tagli lineari per essere appropriato e corretto, non è riuscito a tenere in Lombardia lo 0,17 per cento in più dei trasferimenti nonostante la richiesta di Formigoni come regione virtuosa. Adesso la sparano grossa. Lo stesso dicasi dall’altra parte: condoni, contanti. Berlusconi ha fatto balenare addirittura le banconote che arrivano a casa. Raschiano il barile della demagogia più bieca. Spero soltanto che ci sia anche un cervello oltre che la pancia nei nostri connazionali.

Venendo alla politica pura: l’area Monti è davvero la nuova espressione del riformismo in Italia?
E’ quello che vogliamo che sia, anche se qualcuno ci zavorra verso altre dimensioni della politica. Noi abbiamo questo obiettivo. Non siamo né di destra né di sinistra. Siamo centrali nella modernizzazione del nostro paese che deve acquisire la collaborazione e di liberali, e di socialisti, e di cattolici, appunto riformisti, per cambiare il nostro futuro da incubo a sogno. Questo vuol dire combattere l’evasione fiscale che tocca i ceti borghesi. Combattere la corruzione che tocca un po’ tutti ma soprattutto chi ha i soldi e vuole averne ancora di più. Combattere lo spreco del sistema pubblico e delle sue burocrazie, e qui tocchiamo la sinistra prevalentemente. Combattere la zavorra della rigidità sull’articolo 18 che tocca la componente ideologica della sinistra estrema che pure condiziona quella istituzionale.

Pare un’ottica molto europea…
Infatti, l’Agenda Europa si sovrappone all’Agenda Monti. In più, chi dovrà governare dovrà fare i conti con l’Agenda Europa anche senza Monti. Voglio vedere se Bersani ci riuscirà con Vendola che firma tre referendum anti-europei: rivuole l’articolo 18, rivuole le pensioni retributive anziché contributive e non vuole la Tav con i 9 miliardi di fondi europei.

Dopo le elezioni vedremo anche in Italia la nascita del Partito Popolare Europeo?
E’ il nostro obiettivo e il nostro scopo. Siamo partiti prima in Lombardia con “Lombardia per le riforme”, poi è diventato “Movimento Lombardia Civica”, si è aggiunto autorevolmente in sede nazionale “Scelta Civica”, non a caso abbiamo convenuto lo stesso aggettivo, con Monti per l’Italia e per il Senato. Questo è il nostro progetto.

Un’ultima domanda: da elettore perchè dovrei votare Gabriele Albertini?
Perché siamo persone credibili. A differenza di altri, lo abbiamo dimostrato avendo avuto responsabilità di governo. E perché proponiamo programmi seri, credibili, fattibili e parliamo al buon senso dei cittadini e non alla loro volontà di essere illusi.

Wainer Preda

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