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Bergamo

Fungo in terapia intensiva: nessuna relazione con le morti

Di Redazione14 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il reparto di terapia intensiva del nuovo ospedale di Bergamo

Il reparto di terapia intensiva del nuovo ospedale di Bergamo

BERGAMO — “L’azienda ospedaliera sottolinea che nessuna delle morti recentemente registrate in area critica è riconducibile al fungo aspergillo, normalmente presente su tutte le superfici, comprese quelle domestiche”. Lo precisa in una nota stampa dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, dopo le notizie di questa mattina che riferivano di un fungo individuato nelle sale del reparto, dopo alcuni controlli a seguito della morte di 4 pazienti.

Secondo l’azienda ospedaliera non c’è alcun nesso fra le morti e la presenza del fungo. “Il fungo – spiegano dall’ospedale – può essere presente nell’organismo umano senza che si sviluppi l’infezione, potenzialmente dannosa per la salute solo in pazienti critici, con funzioni vitali già compromesse”.

“A scopo precauzionale l’azienda ospedaliera si è attivata per eseguire i controlli previsti dai protocolli in vigore e dalle linee guida internazionali”.

Nel mirino i filtri applicati alle sale, che non sono stati in grado di intercettare il fungo. Per questo l’azienda ha provveduto immediatamente: “Tutti i filtri dell’area critica, adeguati e installati di recente, che filtrano aria presa dall’esterno, sono stati sostituiti e tutti gli ambienti delle terapie intensive sono stati sanificati senza alcun rischio per la salute dei pazienti”.

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