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Storia

Bergamo scomparsa: strade e fontane nelle vicinie

Di Redazione7 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La fontana di Sant'Eufemia, in via Solata

La fontana di Sant’Eufemia, in via Solata

Nell’incontro precedente abbiamo visto come piazze e portici, debitamente appaltati o direttamente locati, costituissero la più rilevante fonte di reddito delle vicinie. Ma non sempre i ricavi erano sufficienti a far fronte alle spese e sempre più spesso le comunità dovettero ricorrere a tassazioni viciniali basate sull’estimo che gravavano sugli abitanti in aggiunta alle imposte comunali.

Fra le spese più ingenti quelle relative alla buona conservazione di strade e fontane soggette ad una precisa ripartizione giuridica delle pertinenze. Le strade potevano essere comunali, viciniali o private. Alla vicinia spettava l’onere di manutenzione delle proprie, ma anche il diritto di modificarne il tracciato o addirittura di chiuderle.

Sono scomparse molte strade medioevali, in particolare le “strictae”, poco più che passaggi pedonali, spesso coperti, che permettevano la circolazione all’interno del singolo isolato. Ne resta uno in via San Lorenzo, intitolato a Becarino Da Practa, personaggio di cui avremo in seguito occasione di parlare.

Nascoste e poco frequentate, le “strictae” erano difficilmente controllabili e potevano essere soggette a degrado. Lo deduciamo dagli appellativi. Una di esse nei pressi del Gombito viene citata come “cloaca”, un’altra tra via San Giacomo e via Donizetti come “Inferno”.

L’approvvigionamento idrico era fornito dalle sorgenti dei colli, le cui acque erano state incanalate fin da epoca romana. Il Comune si occupava far arrivare l’acqua all’interno della città. In particolare, come ci informa il Mazzi, provvedeva a sue spese alla manutenzione del canale del Saliente alimentato dalle sorgenti di Castagneta e inoltre delle fonti del Vagine, del Lantro, della Boccola, del Corno, sotto la Rocca. Successivamente anche alla “fons de Piniolo, di fronte all’Accademia Carrara. Ricordiamo che il termine “Pignolo” designava allora la parte bassa di via San Tomaso.

La manutenzione della canalizzazione all’interno della città spettava in parte al Comune in parte alle vicinie. Si suppone che le fontane viciniali siano state costruite dal Comune pur d’intesa con le singole vicinie. Lo dimostrano l’equilibrio della distribuzione e l’uniformità delle tecniche di costruzione che le fanno risalire alla seconda metà del XII secolo. Il loro posizionamento è visibile sulla pianta ricostruttiva di Luigi Angelini che alleghiamo. Sono per lo più costituite da un’imponente arcata frontale a tutto sesto in pietra lavorata e da una cisterna con lo sportello per le ispezioni e la pulizia. Solo quella di Antescholis è formata da due arcate collegate da un arco trasversale.

Sul fronte di ciascuna era una lapide in arenaria con la scritta ora abrasa che riportava il nome dell’autorità del tempo. Era l’acqua pubblica. Le abitazioni private potevano anche essere fornite di una cisterna sotterranea in cui raccogliere l’acqua piovana.

Nel prossimo incontro, il lettore sarà condotto in un’affascinante percorso alla ricerca delle fonti vicinali che sono ancora visibili.

Andreina Franco Loiri

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