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Bergamo

Case a Bergamo: prezzi più bassi ma ancora inarrivabili

Di Alessandra Raimondi5 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ancora inarrivabili i prezzi delle case a Bergamo

Ancora inarrivabili i prezzi delle case a Bergamo

BERGAMO — Non è solo il luogo in cui si svolgono le relazioni familiari, ma anche un bene di investimento e un’importante area di attività per chi costruisce. Oggi, però, la casa è anche un problema per molti: chi non ce l’ha, chi vorrebbe averla. Chi l’ha persa e chi per averla è stato costretto ad impegnare una quota sproporzionata del proprio reddito (presente e futuro).

Chi sacrifica gran parte dello stipendio per l’affitto, chi vive in case pubbliche all’interno di quartieri degradati, chi rimanda scelte di vita a causa di essa e chi ha costruito case ma non riesce a venderle. La crisi delle abitazioni è da ricondurre al malfunzionamento del mercato immobiliare degli ultimi anni. La situazione è complicata e presenta aspetti molto contraddittori. A Bergamo, come in molte altre città italiane, ci sono troppe persone senza casa e case completamente vuote.

Secondo Cgil, Fillea Cgil e Sunia, riuniti questa mattina in convegno, la soluzione per questo “cortocircuito” si troverebbe adattando politiche adeguate che porterebbero ad un rinnovato equilibrio tra il diritto alla casa e il mercato.

Dalla relazione emerge che la casa può diventare un problema quando assorbe una porzione troppo rilevante del reddito familiare. Nel 2008 il 59,5 per cento delle famiglie lombarde ha dichiarato di avere spese per l’abitazione troppo elevate (Istat 2010).

Dal 2010 al 2011 la provincia di Bergamo ha avuto il maggior incremento rispetto alle altre province lombarde per le spese legate all’abitare. Un elevato costo dell’abitare si trasforma in diversi problemi abitativi a seconda della situazione famigliare: può rendere insostenibile la situazione di chi la casa ce l’ha già (morosità, insolvenza del mutuo).

Rispetto agli anni passati, si nota un deciso aumento degli sfratti nei comuni della provincia e un calo di quelli nella città di Bergamo. Un’altra conseguenza del costo per l’abitare è visibile se si analizzano i dati rispetto all’insolvenza dei mutui.

Mentre lo sfratto per morosità è l’indicatore delle difficoltà di chi sta in affitto, l’insolvenza segnala la difficoltà di chi ha deciso di acquistare casa. Secondo dati Adusbef, già alla fine del 2010 i pignoramenti a Bergamo erano aumentati rispetto all’anno precedente arrivando ad essere ben 1.586 (+ 416). Nel 2012 sono passati a 1701, con un aumento del 17,2 per cento rispetto al 2011.

Il secondo aspetto dei costi dell’abitare esaminato è relativo ai prezzi che chi cerca una casa è costretto ad affrontare che va confrontato con l’andamento dei redditi. Il prezzo delle abitazioni in vendita in provincia di Bergamo è calato lievemente rispetto agli anni scorsi.

Si è passati da un dato medio provinciale pari a 1.602 euro/mq. del 2006 ai 1.345 euro/mq. del 2011. I dati della città di Bergamo descrivono un calo di circa 200 euro/mq. (dai 2.043 del 2006 ai 1.843 del 2011). In provincia il calo è stato ancora più vistoso: si è passati dai 1.444 del 2006 ai 1.166 del 2011.

Inoltre nel periodo 2006-2011 si è assistito ad un calo dei redditi delle famiglie bergamasche e l’andamento è stato simile per le famiglie lombarde. Se a ciò si aggiunge che le famiglie fanno sempre più fatica ad accedere ad un mutuo per l’acquisto della casa (-34 per cento dal 2011 al 2012 dei mutui erogati) è evidente come questa combinazione di fattori abbia inciso sull’andamento del numero di compravendite.

Il numero di compravendite in Bergamo e Provincia è crollato negli ultimi anni. Dal 2006 al 2011 il numero di compravendite in Lombardia è sceso del 35 per cento passando cioè da 21.276 a 12.765.

Al termine del convegno i relatori hanno infine proposto alcuni spunti per uscire dal “cortocircuito”.

Il mercato abitativo in Italia è troppo sbilanciato verso la proprietà. Questo modello sta mostrando tutti i suoi limiti. Bisogna costruire un mercato dell’affitto più efficiente, incentivando maggiormente e offrendo garanzie ai proprietari di case affinché diventi più conveniente e sicuro affittare un alloggio.

In secondo luogo, in diverse parti della nostra provincia ci sono massicce quote di invenduto. Mettere in gioco questo patrimonio e avvicinarlo ad una domanda abitativa che comunque esiste (e non trova risposte nelle attuali condizioni di mercato) è una priorità. Si deve costruire una pacchetto di convenienze che incentivi gli attori coinvolti (costruttori, banche, comuni) a innescare questo circolo virtuoso.

Bisognerebbe poi puntare su percorsi graduali come l’affitto-riscatto, anche costruendo un quadro normativo più certo, è un obiettivo da perseguire soprattutto pensando alle giovani coppie che non riescono ad accedere ad un mutuo ma che possono essere accompagnate attraverso un percorso abitativo più graduale.

E infine migliorare la qualità del patrimonio pubblico esistente sia dal punto di vista edilizio che dal punto di vista dei servizi all’abitare che vanno garantiti anche alle fasce deboli della popolazione che risiede in quartieri di edilizia pubblica. Nel fare ciò si dovrebbe iniziare a innescare percorsi accompagnati di uscita dagli alloggi pubblici per chi si può permettere soluzioni abitative diverse così da poter dare risposta alle numerose famiglie in attesa.

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