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Albertini: ecco la mia ricetta per la Regione Lombardia

Di Redazione4 febbraio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gabriele Albertini, candidato alla presidenza della Regione Lombardia

Gabriele Albertini, candidato alla presidenza della Regione Lombardia

BERGAMO — Il modo migliore per descriverlo l’ha trovato Indro Montanelli. “Quest’uomo dall’apparente remissività, persino umile, che mai alzerebbe la voce o pesterebbe il pugno sul tavolo, di un’ingenuità quasi fanciullesca, è un duro che si spezza ma non si piega né tanto meno si impiega”. Stava parlando di Gabriele Albertini, candidato alla guida della Regione Lombardia per la lista “Lombardia civica”, che ha concesso questa intervista esclusiva a Bergamosera.

Il modo di fare politica di Albertini è ragionato, argomentato e signorile. Un’inversione di tendenza rispetto al roboante carrozzone del Pdl. Quando nel 1997 venne candidato sindaco di Milano, con una manifestazione di grandeur tipica del berlusconismo in piazza Duomo, fatta di elicotteri, megaschermi e 100mila persone osannanti, mi parve stranito, forse travolto dall’eccessiva esuberanza di Berlusconi. Ne fui, per mestiere, testimone diretto. A 15 anni di distanza, lo stile di Albertini non è cambiato. Educato, gentile e moderato come sempre: “Da ragazzo ho fatto dodici anni dai gesuiti come Mario Monti, anzi nella stessa scuola di Monti, anche se in anni diversi. Ci hanno insegnato ad essere ‘suaditer in modo, fortiter in re’. Cioè garbati nei modi e implacabili nella volontà. E questo sono”.

Da dove nasce la sua candidatura?
Dalla società civile. In particolare da 100 persone che hanno firmato un appello, insieme ad alcuni esponenti dei partiti politici centristi, quindi Udc, Fli, lo stesso Pdl, che hanno pensato di iniziare dalla Lombardia per ricostituire il Ppe italiano. Un Ppe composto dalle stesse forze che in Europa non si sono mai divise e che possono ricostituirsi in Italia, in Lombardia in primis, come paradigma di un progetto nazionale.

Montezemolo e Giannino faranno parte del gioco?
Avevano aderito anche “Italia Futura” e “Fermare il declino”, poi ci sono state delle riserve sul fatto che io non ho rotto il rapporto con il presidente Formigoni. Ma ciò non può accadere perché, al di là delle critiche per certi suoi comportamenti e certe sue frequentazioni, critiche che peraltro Formigoni stesso si è fatto, considero e confermo che il governo della Lombardia è stato il migliore d’Italia.

Che cosa la divide dal Pdl?
Non tanto dal Pdl quanto da Berlusconi in persona. Il Pdl è composto da molte anime, alcune silenti altre palesate. Mi divide il fatto che ritengo inconcepibile per un partito che siede nel parlamento europeo – nel Partito Popolare Europeo che si richiama agli ideali e ai valori dei padri fondatori come De Gasperi, Adenauer e Schuman – voglia fare un’alleanza strategica, non solo episodica per la Lombardia, con un altro partito, la Lega, che invece raccoglie firme per uscire dall’euro e ha una visione assolutamente antieuropea.

Gabriele Albertini con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon

Gabriele Albertini con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon

Cosa non le piace dell’orientamento leghista?
La Lega nel parlamento europeo siede nelle file dell’Efd (Europe freedom democracy) che è il partito più antieuropeo esistente, con un visione della politica anti-nazionale ma anche antiliberale. La Lega applica criteri rigorosi di statalismo municipale o regionale, non vuole le privatizzazioni, non vuole le liberalizzazioni delle società controllate dalle amministrazioni comunali o regionali. Beh, questo è uno scenario contrario alla nostra visione del mondo.

Quindi non c’è nessuna possibilità di trattativa con il Carroccio?
Ho già provato a instaurare una trattativa.

Con il documento consegnato a fine novembre?
Quel documento contiene cinque punti che considero irrinunciabili. Uno è condivisibile sicuramente: è la proposta del professor Miglio, sulle macro-regioni. E’ quella di Miglio, ripeto, non quella di Maroni. In quella concezione, le macroregioni del Nord prevedono anche l’Emilia Romagna. Non solo le tre a governo leghista – Veneto, Lombardia e Piemonte – che vuole Maroni. Ho proposto il collegio Nordovest e Nordest del parlamento europeo. E questo è l’unico argomento su cui credo potremmo anche trovare un accordo.

E sugli altri punti?
Sono tutti impraticabili. Noi siamo per il riordino delle province, lo abbiamo messo nel nostro programma. E per noi intendo dire Pdl, non solo liste civiche. Poi siamo per le liberalizzazioni delle 923 municipalizzate, anche per dare impulso all’economia e non tenere in tasca delle amministrazioni provinciali e comunali dei beni che spesso non sono amministrati convenientemente. E invece la Lega ha impedito la privatizzazione della Sea, quando erano al governo con noi.

Vicenda celebre…
Per fare un numero: allora un terzo della Sea aveva ricevuto l’attenzione, su base d’asta, di tre gruppi internazionali: uno era la BAA britannica, una la Octies tedesca e il terzo era un fondo australiano-americano. Oggi è il fatturato della Sea che vale 600 milioni. Immaginate cosa abbiamo perso per l’impuntatura della Lega e per l’asse Bossi-Tremonti. Perchè poi, quello che realmente ha dato il colpo di grazia a questa operazione è stato un decreto del governo che ha ridotto i ricavi di Sea di 20 milioni all’anno. I numeri erano già tirati al massimo, al limite dell’opportunità di rientrare dell’investimento. E alla fine nessuno dei tre se l’è sentita di fare un’offerta. Abbiamo mancato di costruire due metropolitane, con quei soldi. La Sea non ha avuto un socio privato che poteva dare linfa alla sua visione e alla sua attività con l’inserzione di capitali. E soprattutto la Lega ha conservato il suo bacino elettorale con 40mila persone dell’indotto di Malpensa…

Se dovesse sintetizzare il suo programma di governo della Regione, quali sono i tre punti principali?
Sono contenuti in quel documento di cinque punti irrinunciabili. Abbiamo una visione molto lucida di cosa è per noi il federalismo, fatto di 4 macroregioni. Pensi che il Molise ha 300mila abitanti: un decimo della provincia di Milano. Più che togliere delle province bisognerebbe accorpare le Regioni, cominciando dal Nord. E’ anche nella visione della Lega, nelle loro corde.

Gli altri due punti?
Vogliamo intervenire con la privatizzazione e la liberalizzazione soprattutto delle aziende municipali. La Regione non può imporlo, ma può dare direttive e incentivi. Per quanto riguarda la sanità, i numeri della Lombardia sono già eccellenti. Però si può fare meglio sul sistema dei controlli. Soprattutto per eliminare quelle disfunzioni che si sono riscontrate in due importanti fondazioni, non a caso fondazioni, come il San Raffaele e la Maugeri.

Come giudica l’operato di Formigoni in questi anni?
Per quanto riguarda i 17 anni di suo governo, parlano i numeri. Non sono opinioni ma dati. Gliene cito tre: il bilancio della sanità è in attivo dal 2001, ovvero da quando è imposto per legge; la Lombardia è l’unica regione italiana in attivo da 11 anni, compreso l’ultimo. Non solo è in regola con la legge ma anche con la qualità: 768 milioni di euro è il credito dello scorso anno della Lombardia verso le altre regioni che mandano i loro cittadini a curarsi da noi. Infine, il costo procapite del sistema istituzionale lombardo pesa sui cittadini per 21 euro: la media nel resto d’Italia è 5 volte tanto.

Ma dal punto di vista politico, Formigoni in questo momento è un valore aggiunto o un peso sulla sua candidatura?
Alcune persone in passato hanno svolto un ruolo addirittura adulatorio nei riguardi di Formigoni, quando era al 62 per cento ed era il Celeste. Persone che andavano a fare interventi molto applauditi al meeting di Rimini magnificando le qualità straordinarie di quell’amministrazione regionale che coniugava il privato e la libertà d’impresa con una regia straordinariamente capace del pubblico. Quegli stessi adulatori di un tempo vogliono che io dia il calcio dell’asino a una persona che probabilmente ha commesso delle scorrettezze, ha avuto dei momenti di debolezza – censurabili le sue frequentazioni con il faccendiere Daccò, che lui stesso ha ammesso – da non ripetere. Sono stati errori anche gravi. Però non risulta che siano stati commessi dei reati.

Questo lo stabilirà la magistratura…
Faccio osservare che Vasco Errani è stato accusato di gravi reati ed è stato assolto. Il pubblico ministero del processo Vendola aveva chiesto un anno e 8 mesi per il governatore della Puglia e Vendola è stato assolto. Del Turco è stato in prigione per alcuni mesi, le accuse contro di lui non sono state provate ed è stato assolto con formula piena alcuni anni dopo. Il beneficio del dubbio non può essere applicato al presidente Formigoni?

Gabriele Albertini al parlamento europeo

Gabriele Albertini al parlamento europeo

Che cosa porterà dell’esperienza da parlamentare europeo all’interno del governo della Regione qualora vincesse?
Quasi tutto. Innanzitutto, cosa fondamentale, considero la Lombardia la regione più europea d’Italia. Ha dieci milioni di abitanti, uno in più della Svezia. Ha il bilancio dell’Olanda e se fosse da sola, come uno Stato, avrebbe l’ottavo pil d’Europa. Ha la popolazione più dinamica, più colta, più europea del nostro paese. L’ancoraggio all’Europa, ai fondi strutturali europei per concedere sviluppo e amplificare le possibilità già fortissime della nostra economia, è da sfruttare completamente. Anche nella elaborazione di progetti e nell’attuazione dei medesimi nel campo delle infrastrutture, proprio utilizzando i fondi europei. E soprattutto, uno dei nostri punti irrinunciabili a cui la Lega non può rinunciare: noi siamo per l’Euro al cento per cento. Non siamo certo per un Paese che verrebbe trascinato, nello spazio di pochi mesi, al di sotto di livelli di vita accettabili, finendo come la Grecia.

Quante possibilità di vincere pensa di avere?
Dividendo il nostro campo in due, ed avendo dall’altra parte a sinistra un personaggio degnissimo come Ambrosoli, non siamo in pole position. Ma la gara può presentare delle sorprese se questo nostro aggregato, la lista “Movimento Lombardia Civica”, acquisisse l’adesione dei movimenti centristi, di un pezzo di Pdl, dei movimenti della società civile come “Italia Futura” e “Fermare il declino” e soprattutto dell’opinione dei lombardi, che è quella che più conta. Sto e stiamo lavorando per questo. Siamo persone credibili perché abbiamo dato testimonianza di essere onesti e capaci. E abbiamo programmi lucidi, seri e coerenti. Insomma, possiamo giocarcela.

Quale dei due avversari teme di più? Ambrosoli o Maroni?
Ambrosoli è certamente favorito per i numeri. Devo dirle che il mio rapporto con lui è di stima e amicizia personale. Da sindaco di Milano, ho istituto una borsa di studio su etica ed economia intitolata al padre Giorgio. Il presidente della giuria era niente meno che l’ex procuratore della Repubblica, Gherardo Colombo. Ci siamo conosciuti e frequentati per nove anni. Di Maroni posso dire che ha fatto dignitosamente il ministro dell’Interno. Quando era ministro del Welfare abbiamo anche collaborato, ma non posso dire niente di più, senza voler togliere alcunché alla sua persona. Ho da dire molto, e ho detto, sui i nostri progetti politici, che sono inconciliabili.

Lei è molto apprezzato a Milano, dove è stato sindaco. Nel resto della Lombardia?
I sondaggi più accreditati danno uno 0,1 di differenza fra Ambrosoli e il sottoscritto nelle province di Milano, Monza e Brescia. Mentre danno vincente lui, un secondo posto a me e un terzo a Maroni in tutta la Lombardia. Questo perché nelle valli il voto moderato si divide in due e quello di sinistra invece rimane compatto su Ambrosoli.

Deve lavorare sulle valli, allora…
Questi sono i numeri attuali. Cercheremo di convincere anche le valli, magari bergamasche, che è meglio restare in Europa invece che finire in Euro-Africa.

Wainer Preda

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