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Storia

Bergamo scomparsa: le piazze al tempo delle vicinie

Di Redazione31 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Piazza Mercato delle scarpe

Piazza Mercato delle scarpe

Nell’età comunale da noi considerata, le vicinie bergamasche erano ventidue come appare nella tavola topografica disegnata dallo studioso Angelo Mazzi. A partire dalla zona nord occidentale le vicinie di Canale, Santa Grata inter vites, Arena, San Giovanni Evangelista, San Salvatore, Sant’Agata, Antescolis, San Matteo, San Michele dell’arco, San Lorenzo, San Pancrazio, San Cassiano, Sant’Eufemia, San Michele al Pozzo, Sant’Andrea, San Giacomo, Sant’Alessandro della Croce, San Giovanni dell’Ospitale, Sant’Antonio, Santo Stefano, Sant’Alessandro in Colonna, San Leonardo.

Ciascuna vicinia aveva diritto di comproprietà e dovere di manutenzione delle aree di sua pertinenza: la piazza, i portici, le strade, le fontane e i beni della Chiesa. Le modalità di gestione relative alla circoscrizione di San Pancrazio, studiate da Gloria Caminiti, sono sicuramente estensibili a tutte le altre vicinie pur nel rispetto delle singole autonomie. La piazza era la fonte di reddito più consistente. La vicinia poteva provvedere direttamente a dare in locazione spazi e strutture, oppure bandire gare d’appalto con decorrenza annuale per la gestione complessiva dell’area. La seconda soluzione era più frequente soprattutto perché permetteva un’immediata disponibilità di denaro. E di solito era più vantaggiosa. Nel 1283, l’appalto della piazza San Pancrazio aveva fruttato un canone di 10 lire imperiali, nel 1286 la gestione diretta poco più di 32 soldi. La lira valeva 20 soldi e un soldo 12 denari imperiali.

Le piazze erano solitamente di limitate estensioni. Esaminiamo quelle che allora si trovavano lungo le attuali via Gombito e via Colleoni, asse viario principale di città alta, oggi come allora a vocazione commerciale. Piazza Mercato delle scarpe era un crocevia che metteva in comunicazione il centro cittadino con le strade provenienti dall’esterno, da Milano e da Venezia. Piazza San Pancrazio aveva un’estensione appena leggermente maggiore dell’attuale, essendo la chiesa più piccola e diversamente posizionata. L’attuale piazza Mercato del fieno era in gran parte occupata da costruzioni che lasciavano posto ad un’unica piazzetta talora citata come “de Suardis”.

L’attuale piazza Vecchia non esisteva, tutta occupata da case di abitazione. Esisteva invece piazza San Michele dell’arco, uno slargo davanti all’omonima chiesa oggi attigua al palazzo della civica Biblioteca Angelo Maj e quasi sconosciuta a cittadini e turisti. Più avanti era la piazza della vicinia di Sant’Agata.

Piazze di dimensioni modeste, quindi, come del resto la platea parva Sancti Vincentii, ora piazza del Duomo, allora centro del potere religioso e civile. Nell’Europa del Medio Evo neppure le cattedrali avevano dinanzi a sé superfici libere molto estese. Sicuramente le città offrivano maggiori possibilità di passeggio e di incontro rispetto ai centri urbani di oggi. Anche la percezione dello spazio era diversa.

I portici erano frequentissimi. Uno statuto duecentesco prescriveva a tutte le vicinie che essi fossero costruiti o ristrutturati nella piazza davanti alla chiesa, ma ne esistevano altri ai crocicchi delle strade. I vicini di San Pancrazio li rinnovarono e ampliarono e, chiudendo lo spazio tra una colonna e l’altra, realizzarono una sorta di botteghe, “staciones” che venivano date direttamente in locazione. Il canone annuo variava dalle 3 alle 5 lire imperiali.

Possiamo pensare che anche nelle altre vicinie il fenomeno fosse frequente. Ma non si vendeva solo nelle “staciones”. I documenti ci danno notizia di “stalli” probabilmente realizzati in assi di legno, di banchi o “dischi” di cui la vicinia risultava proprietaria. Venivano anche locati spazi per strutture provvisorie e per un periodo limitato di tempo. Ipotizziamo che fossero commerciati soprattutto generi alimentari o comunque beni di prima necessità. Le altre merci erano prodotte e messe in vendita in botteghe di proprietà privata. In San Pancrazio ci fu per molto tempo il mercato del formaggio e dei grassinari, poi spostato in San Cassiano.

Luogo di mercato dunque la piazza, ma anche di ritrovo, di confronto politico, di pettegolezzo sui piccoli fatti quotidiani. Centro di aggregazione, cuore pulsante della “vicinantia”. Gli ordinamenti comunali vietavano ripetutamente i “ludos vetitos”, probabilmente giochi d’azzardo, comminando una multa di dieci lire imperiali anche alla vicinia oltre che al colpevole. La reiterazione del divieto e la severità della pena danno testimonianza del ripetersi del reato. Si praticavano invece, liberamente e frequentemente, i giochi considerati leciti, come “schachi, bastonzelli e paletti”.

Quasi sempre adiacenti alle strade, che erano per lo più strette ed affollate, le piazze offrivano un momento di sosta e di incontro nel caotico viavai cittadino.

Andreina Franco Loiri

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