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Italia

Incontri hard e ricatti in procura: magistrato arrestato

Di Redazione24 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il pubblico ministero Roberto Staffa

Il pubblico ministero Roberto Staffa

ROMA — E’ stato arrestato con le accuse di corruzione, concussione e rivelazione di segreto d’ufficio Roberto Staffa, il magistrato di Roma che secondo l’ordinanza emessa dalla Procura di Perugia sarebbe al centro di una torbida vicenda di favori in cambio di sesso.

L’ordinanza è stata emessa dal gip su richiesta della procura. Secondo le indagini Staffa avrebbe anche consumato alcuni dei rapporti sessuali, oggetto di scambi di favori, nel suo ufficio di piazzale Clodio.

Gli accertamenti della magistratura umbra sono partiti proprio da una segnalazione della procura di Roma circa comportamenti anomali di Staffa. Gli incontri a luci rosse sarebbero stati filmati dai carabinieri attraverso telecamere nascoste e microspie. Secondo quanto trapelato, le riprese mostrerebbero il magistrato insieme ad alcuni trans nel suo ufficio al quarto piano della palazzina B della procura della Repubblica. Stando all’accusa, i transessuali sarebbero stati ricattati. Accettando le avances del pm avrebbero evitato, almeno in parte, i guai con la giustizia.

Tra le contestazioni, ci sarebbe anche quella di un immigrato che, in cambio della prestazione sessuale, avrebbe ottenuto grazie al magistrato il permesso dall’ufficio immigrazione della Procura di Roma, ignaro della vicenda.

I rapporti a luci rosse sarebbero andati avanti da tempo, finché un anno e mezzo fa un trans – fermato nel corso di un’operazione antiprostituzione – avrebbe raccontato al pm Barbara Zuin cosa gli era capitato nell’ufficio al quarto piano. A quel punto la procura di Roma ha inviato un’informativa a Perugia e i magistrati umbri hanno piazzato telecamere e cimici nell’ufficio del magistrato.

Staffa avrebbe consumato rapporti sessuali anche con una donna che, in questo modo, avrebbe ottenuto la possibilità di avere un colloquio con un familiare in carcere.

Il magistrato, 55 anni, napoletano, era uno degli uomini di punta della giustizia italiana. Nel 1997 condannò a 19 anni di carcere l’ex boss della banda del Brenta, Felice Maniero, accusato di 9 omicidi e processò i componenti del gruppo dei “Serenissimi” protagonista di un clamoroso assalto al campanile di piazza San Marco la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997.

A Roma è stato il titolare dell’inchiesta sugli aborti clandestini avvenuti presso la clinica capitolina Villa Gina che culminò con vari arresti tra cui quello del professor Ilio Spallone. Staffa ha fatto parte del pool dei magistrati che si occupano dei reati sulla persona e di violazione delle legge sugli stupefacenti, come magistrato della Dda. Nella sua esperienza di pubblico ministero a piazzale Clodio, il magistrato si è occupato anche per un breve periodo dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Il magistrato è conosciuto anche per la sua passione per la musica al punto da far parte di un gruppo, i Dura Lex, in cui suonavano anche altri magistrati e avvocati.

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