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Economia

Confindustria: ecco il piano per evitare il baratro

Di Redazione24 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi

ROMA — Un piano che ha l’ambizione di portare il paese fuori da una grave crisi economica e sociale. E’ quello che Confindustria ha elaborato e presenterà ai partiti. Lo ha annunciato ieri il presidente degli industriali Giorgio Squinzi.

Il piano prevede tre obiettivi fondamentali per evitare il declino. Il primo è una crescita superiore al 2 per cento l’anno. Il secondo è di rimettere il manifatturiero al centro dell’attenzione del Paese, riportandone l’incidenza sul Pil oltre il 20 per cento contro il 16,7 attuale. Il terzo è un rapporto tra debito pubblico e il Pil nell’ordine del 100 per cento.

Le proposte di Confindustria, ha detto Squinzi, “innalzeranno il tasso di crescita al 3 per cento, portando a un aumento del Pil di 156 miliardi di euro in cinque anni”. Il numero uno di Confindustria ha poi spiegato che l’occupazione si espanderebbe di 1,8 milioni di unità e il tasso di disoccupazione scenderebbe, sempre in cinque anni, all’8,4 per cento dal 12,3 atteso per il 2014.

Come, è questo il quesito fondamentale a cui Confindustria ha dato la sua risposta. Occorre dare ossigeno alle imprese pagando immediatamente i 48 miliardi di debiti commerciali accumulati dallo Stato e dagli enti locali, che rappresentano un debito pubblico occulto. Poi è necessario cancellare l’Irap in tutti i settori e tagliare dell’8 il costo del lavoro nel manifatturiero. Indispensabile poi raddoppiare gli investimenti in infrastrutture, ridurre l’Irpef sui redditi di lavoro bassi, sostenere gli investimenti in ricerca e nuove tecnologie, abbassare il costo dell’energia.

Un’autentica terapia d’urto, accanto alla quale servono le riforme. A partire da quella del mercato del lavoro. “Dobbiamo rendere più flessibile il mercato del lavoro. La riforma Fornero non é stata sufficiente per una vera liberalizzazione”, ha detto il presidente di Confindustria. “Riteniamo che il prossimo governo – ha sottolineato Squinzi – debba arrivare a una formulazione più in linea con quanto é stato fatto nella maggior parte dei paesi europei”.

Secondo Confindustria lo Stato deve avere competenze su materie di interesse nazionale, ma anche riorganizzare la Pubblica amministrazione, ridurre le regole, semplificare gli ostacoli burocratici delle imprese, ridurre il peso del fisco.

Un simile pacchetto di iniziative, spiegano sempre gli industriali, mobiliterebbe qualcosa come 316 miliardi di euro in 5 anni.

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