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Bergamo

Ubi leasing, scontro sui rilievi di Bankitalia

Di Redazione17 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giorgio Jannone, presidente dell'Associazione azionisti Ubi

Giorgio Jannone, presidente dell’Associazione azionisti Ubi

BERGAMO — “Ancora una volta, possiamo affermare di aver avuto pienamente ragione nel denunciare le gravi irregolarità avvenute in Ubi Leasing, irregolarità che sono state evidenziate proprio dalla nostra associazione ai vertici dell’istituto e nel corso di diverse conferenze stampa e che ora trovano piena rispondenza nel procedimento sanzionatorio di Banca d’Italia”. Lo sostiene in un comunicato l’Associazione azionisti Ubi Banca.

Secondo quanto riportato nel comunicato, “in particolare, ai consiglieri di amministrazione, ai componenti del collegio sindacale e all’ex direttore generale è stata consegnata copia del procedimento sanzionatorio per la violazione delle disposizioni normative dell’art. 107 del D. Lgs. 385/93 che contesta in uno dei commi ‘la sana e prudente gestione’. Si dice, inoltre, che ‘l’operato degli organi collegiali non è stato in grado di monitorare con efficacia l’azione dell’esecutivo e degli organismi delegati alla concessione del credito, né di cogliere la vulnerabilità dei presidi organizzativi e di controllo con riferimento all’iter dei processi produttivi”.

L’audit di Gruppo, inoltre, ha rilevato “significative anomalie e comportamenti illegittimi, relativamente a finanziamenti veicolati” e ancora “gli eventi richiamati hanno anche comportato la risoluzione del contratto di lavoro con il direttore enerale e avvicendamenti nelle responsabilità di aree operative (vicedirettore generale vicario, direzione crediti e operation) nonché segnalazioni all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria) e all’autorità giudiziaria”.

“Inoltre – continua il comunicato stampa citando sempre Bankitalia – l’azione di riordino, essendo guidata dalle emergenze in tempo presentatesi, non si è rivelata esaustiva e sono emerse nuove esigenze di indagini su singole posizioni, in particolare nel settore nautico”.

Solo dopo il nostro intervento, segnala Bankitalia, il Consiglio del 03.10.2012 ha delegato al comitato esecutivo l’assunzione delle iniziative a tutela degli interessi delle società con la presentazione di un esposto alla Magistratura. Per quanto concerne il Collegio Sindacale, secondo Banca d’Italia, “ha svolto un ruolo scarsamente incisivo, non avendo individuato le carenze dell’impianto organizzativo e nel sistema dei controlli, nonché le citate anomalie condotte che hanno connotato nel tempo il comparto creditizio”.

Quanto alle verifiche in materia di antiriciclaggio il Collegio si è limitato ad una presa d’atto; e ancora “il sistema dei controlli ha mostrato nel tempo ridotta attitudine a presidiare la regolarità operativa ed intercettare tempestivamente le criticità, la cui rilevanza è emersa solo con le rilevate indagini amministrative. Le verifiche svolte dall’Internal Audit non si sono rivelate in grado di cogliere lacune nel comparto creditizio e nei comportamenti della rete agenziale, ad esempio conflitti di interesse. […] Banca d’Italia inoltre rimarca che l’assetto delle funzioni di controllo è stato completato solo nel 2011 con l’istituzione della compliance e del risk management e che l’azione di quest’ultimo […] evidenzia una insufficiente capacità di analisi in tema di misurazione e di gestione del rischio di credito
In merito al rischio del credito, Banca d’Italia evidenzia che “il governo dei processi creditizi è risultato inficiato dalle lacune nelle regole quanto a ruoli, connessi a responsabilità e punti di controllo; ciò ha favorito l’instaurarsi di prassi operative improprie che hanno concorso al deterioramento del portafoglio”.

E ancora, “la stima del valore dei beni locati è risultata in più casi sommaria, lacune procedurali hanno determinato l’assunzione di delibere di affidamento da parte di soggetti privi di potere, la presa d’atto di difficoltà degli affidati veniva effettuata in ritardo e la gestione dei piani di rientro evidenziava eccessiva tolleranza anche verso nominativi reiteratamente inadempienti”, così come “gli interventi di riordino organizzativo risultano incompleti”.

“Viene inoltre contestato, fatto penalmente rilevante, per alcune operazioni, che i processi aziendali non hanno evidenziato la necessità di procedere con le cautele dell’art. 136 T.U.B. (norma che regola il conflitto di interessi degli esponenti bancari) – si legge nel comunicato stampa -. Sempre per Banca d’Italia “debolezze connotano la credit risk mitigation quanto ad impianto metodologico documentale ed efficacia dei controlli che non garantisno il pieno rispetto dei requisiti normativi per l’acquisizione delle ponderazioni di favore”, e via un luno elenco di verifiche ispettive che fanno emergere nuove gravi inadempienze”.

In merito ai rischi operativi, Banca d’Italia afferma che “foriere di rischi legali e reputazionali sono le prassi contabili che hanno consentito di accreditare sui conti di finanziamento accesi ai clienti, somme in attesa di imputazione, senza sufficienti controlli sulla natura delle stesse”; e ancora “carenze sono emerse nei presidi organizzativi e di controllo in materia di trasparenza”.

“In merito alle norme antiriciclaggio per Banca d’Italia la profilatura del rischio di riciclaggio copre solo il 10 per cento della clientela e il processo di identificazione delle operazioni sospette non garantisce piena tracciabilità delle decisioni dei valutatori di primo livello; e infine, l’efficacia dello screening risente della sottovalutazione di elementi soggettivi di anomalia rivenienti da fonti pubbliche o da richieste di informazioni da parte di autorità inquirenti e anche
quando rilevati gli indicatori di anomalie non vengono sempre tempestivamente approfonditi”.

“In sostanza – si legge nel comunicato stampa dell’Associazione azionisti Ubi – possiamo dire che la gravità estrema delle contestazioni mosse da Banca d’Italia a Ubi Leasing spa conferma in toto le affermazioni che erano state rese nel corso della nostra conferenza stampa del 29 dicembre a Milano e Bergamo. Avevamo quindi pienamente ragione e gli amministratori coinvolti erano in gravissimo torto. Ora Banca d’Italia, con un lavoro meticoloso e di altissima professionalità, conferma tutte le nostre perplessità ed evidenzia i danni creati ai soci negli ultimi anni. L’opera ed il lavoro della nostra associazione si sono quindi rivelati quanto mai preziosi per tutelare i diritti dei soci di Ubi Banca e per evitare che in futuro si ripetano i disastri che oggi Banca d’Italia rileva”.

“Come anticipato nelle conferenze stampa di Milano e Bergamo, a cui erano seguite le critiche dei vertici di Ubi, siamo giunti ad una svolta epocale in vista della prossima assemblea dei soci di aprile” dice il presidente dell’Associazione azionisti Ubi Giorgio Jannone.

“Con la nostra azione abbiamo fatto emergere fatti gravissimi perpetrati a danno dei soci e che hanno causato e causeranno perdita del valore delle azioni Ubi. Il meritorio lavoro di Banca d’Italia dà pienamente ragione alle nostre istanze e, purtroppo, siamo ben consapevoli di essere solo all’inizio di un’analisi che farà scaturire ulteriori seri rilievi in merito alla gestione della nostra Banca.
Avevamo pienamente ragione ed attendiamo le scuse dei responsabili, dovute non solo alla nostra Associazione, ma anche e soprattutto agli azionisti e ai dipendenti Ubi” conclude Jannone

In serata è arrivata la replica della banca affidata a un comunicato stampa in cui si accusa Jannone di un “uso improprio di informazioni riservate”. Ubi sottolinea che “dei crediti non performanti della società Ubi Leasing inclusivo delle rilevazioni l’ammontare ispettive della Banca d’Italia è in linea con le medie pubblicate da Assilea (Associazione Italiana Società di Leasing) per il sistema Italia”.

“Il dossier che l’on. Jannone ha fornito ai vertici del Gruppo – prosegue la nota di Ubi Banca – è stato prontamente dagli stessi consegnato agli ispettori di Banca d’Italia. Buona parte delle informazioni contenute nello specifico dossier facevano riferimento ad eventi già accaduti sui quali l’istituto aveva già preso provvedimenti. Questo è testimoniato dal fatto che il periodo oggetto dei rilievi è relativo agli anni 2008-2010, mentre gli amministratori di Ubi Leasing nominati nell’aprile 2012 non sono minimamente coinvolti nella vicenda e inoltre buona parte degli interventi organizzativi correttivi riguardanti la gestione della società erano avvenuti prima dell’arrivo degli ispettori di Banca d’Italia e del suddetto dossier, ricevuto nel luglio 2012”.

Inoltre, la banca puntualizza che “l’apertura di un processo sanzionatorio non rappresenta una prova di colpevolezza ma prevede la stesura di controdeduzioni da parte degli attori coinvolti e solo successivamente una definitiva decisione dell’Ente vigilante”.

La replica di Ubi si conclude precisando che “la denunciata perdita del valore delle azioni Ubi, sembrerebbe quasi paradossalmente auspicare un andamento contrario a quello riscontrato nell’ultimo periodo nei mercati”.

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