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Bergamo

Ryanair: accertamenti fiscali a hostess e piloti

Di Redazione17 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Assistenti di volo Ryanair

Assistenti di volo Ryanair

BERGAMO — Una decina gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Sono quelli che si sono visti consegnare piloti e assistenti di volo alle dipendenze di Ryanair nel 2006 e tuttora in organico nello scalo di Orio al Serio. Lo segnala la Cgil di Bergamo.

Negli avvisi si legge: “L’Ispettorato provinciale del Lavoro di Bergamo ha contestato alla società Ryanair LTD l’illegittimità delle modalità di assunzione del personale in servizio presso l’aeroporto di Orio, in quanto risulta assunto con contratto irlandese con conseguente adempimento dei relativi obblighi fiscali e amministrativi in Irlanda, sulla base della legislazione irlandese. L’Ispettorato del lavoro ritiene, infatti, diversamente da quanto posto in essere dalla società, che il suddetto personale doveva essere assunto in Italia con l’adempimento dei conseguenti obblighi amministrativi e fiscali in Italia, ‘configurandosi presso detto aeroporto una base operativa con caratteristiche di per sé idonee a qualificare le strutture medesime come sede di lavoro in Italia. L’Ispettorato provinciale ha quindi trasmesso l’elenco del personale in servizio presso l’aeroporto di Orio al Serio alla Direzione provinciale di Bergamo per le conseguenti contestazioni fiscali”.

La scorsa settimana sono arrivati ai lavoratori i primi avvisi: per gli assistenti di volo le cifre da pagare variano dagli 8 ai dodicimila euro. Per i piloti sono più alte: dai 30 ai 40mila euro. Sulle loro buste paga Ryanair non ha effettuato le ritenute fiscali come sostituto d’imposta in Italia (mentre le tasse sono state pagate in Irlanda).

“La compagnia, infatti, ha sempre sostenuto di essere azienda irlandese e pertanto di dover rispondere solo alle regole fiscali, retributive ed anche sindacali di quel Paese” spiega Marco Sala della segreteria provinciale della Filt-Cgil, che da anni segue le vicende Ryanair.

“Non solo non sono stati pagati i contributi previdenziali di questi lavoratori, ma oggi la situazione ha portato a farne, nei fatti, degli evasori fiscali. Si tratta di un paradosso dovuto alla posizione ambigua di Ryanair che ha per anni approfittato di un buco giuridico anche a livello europeo. Pur lavorando in Italia questi dipendenti non hanno goduto in questi anni di tutela secondo la legge italiana (migliore rispetto all’irlandese), tuttavia a loro ora si chiede di versare le tasse sul territorio italiano: per loro solo oneri e non onori. Se Ryanair fosse una compagnia normale, dovrebbe configurarsi anche come sostituto d’imposta, come la sua principale competitor EasyJet fa. Ugualmente se Ryanair avesse normali relazioni sindacali e avesse firmato un Contratto aziendale nel nostro Paese, come altre compagnie low cost, non ci troveremmo oggi a cercare di gestire una situazione molto pesante anche economicamente per i lavoratori”.

Da qualche anno il sindacato tiene monitorata la situazione in Ryanair, presentando anche alcune richieste (finora cadute nel vuoto per il mancato riconoscimento del sindacato da parte dell’azienda): ha chiesto ad esempio il diritto a controlli medici periodici certificati da un Ente di medicina aeronautica, il diritto ad una pensione, il diritto a pagare le tasse in Italia e trarne i dovuti benefici.

“Da tempo ricerchiamo un contatto con l’azienda per invitarla ad ascoltare le richieste dei lavoratori e per giungere, in prospettiva, ad un vero Contratto di lavoro che nasca da una sana contrattazione. Sia nello scalo di Roma che in quello di Pisa siamo riusciti ad eleggere rappresentanti sindacali all’interno dell’organico e ad iscrivere alcuni lavoratori. Anche a Bergamo abbiamo preso contatto con assistenti di volo e piloti a cui vogliamo dare supporto anche in questa difficile vicenda fiscale. Per trovare una soluzione abbiamo attivato i nostri legali a livello nazionale. Invitiamo, dunque, i lavoratori che ne abbiano bisogno a rivolgersi a noi”, conclude Sala.

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