iscrizionenewslettergif
Politica

Bonomo: ecco perché ho lasciato il Pdl (e scelto Albertini)

Di Redazione17 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Benedetto Bonomo

Benedetto Bonomo

BERGAMO — Di politica ne ha masticata tanta, fin dal liceo. Ma l’entusiasmo non gli è mai mancato. Nemmeno ora. Si rimette in gioco l’ex assessore provinciale al Lavoro Benedetto Bonono. Nei giorni scorsi, con una decisione sofferta, ha deciso di lasciare il Pdl per giocare la partita delle prossime regionali al fianco di Gabriele Albertini.

Bonomo, dopo tanti anni ha lasciato il Pdl: perché?
All’ultimo congresso ero stato molto chiaro: sarei restato, nonostante problemi e difficoltà, solo se avessimo fatto una battaglia per ridare dignità al partito nei confronti dei nostri iscritti, dei nostri elettori. Ma era l’ultima chances. Per me la politica è rappresentanza di qualcuno e di qualcosa. Ogni mattina mi sveglio e devo pensare a come far crescere i miei 5 figli. Lo faccio con il mio mestiere da avvocato penalista. Per me le Minetti varie che popolano il partito, per esempio, sono un problema. Cozzano con la mia storia e la mia visione della politica.

Come sono i suoi rapporti con il segretario Capelli?
Non ho problemi con lui, anzi. Ho ancora molti amici dentro il Pdl. Con loro ho gioito e sofferto. E’ stata una vita di partito intensa. Sono i volti con cui ho passato 20 anni della mia vita. E’ stata una scelta incredibilmente sofferta quella che ho fatto qualche giorno fa.

Dal punto di vista politico cosa non la convinceva più?
Ad un certo punto sembrava che Formigoni fosse fermo su una nuova impostazione, non mollava. Stava con Albertini: zero compromessi, perché nella vita si può anche perdere e nelle sconfitte si cresce. Sembrava che Formigoni ci fosse e noi ci abbiamo creduto. A dicembre dissi, in una direzione del partito, che quella era la mia linea e non l’avrei cambiata. Ai primi di gennaio ho deciso di mollare, perché avevamo una vera chances per cambiare il partito e non l’hanno colta. Non me la sentivo più di andare dai tanti amici che mi seguivano a chiedere loro un’altra proroga al cambiamento.

Ed è arrivata la candidatura con Albertini…
Come segretario amministrativo era fra i papabili candidati in Regione con il Pdl. Ho deciso diversamente perché Albertini ha avuto il coraggio di proseguire quel ragionamento politico iniziato con Formigoni. Un ragionamento scomodo e difficile. Ma sono convinto di una cosa: ci seguiranno in tanti. Magari non tutti usciranno dal Pdl, ma un segnale forte lo daranno, andando su Albertini. Cosa diversa è il nazionale, ma in Regione sono convinto che la maggioranza del partito sarà su Albertini.

Chi in particolare potrebbe unirsi a voi?
Questa candidatura è stata supportata e condivisa da Valerio Carrara, vero deus ex machina dell’operazione. Sono scontenti del Pdl anche tanti amici di Cl. Sono scontenti anche gli altri perché è una vita che il Pdl ogni volta s’inchina alla Lega. Non ho più voglia di dire a chi rappresento: piega la schiena. La schiena non si piega più. La Lega ha fatto il suo mestiere: è il Pdl che non l’ha fatto, per avere quattro posticini al nazionale.

Cosa l’ha colpita del programma di Albertini?
Non credo agli specchi per le allodole lanciati da taluni. Oggi ti dicono che tolgono l’Imu, domani che non ti faranno pagare la casa, il giorno successivo che non pagherai l’aereo e il giorno prima delle elezioni chissà che altro. Albertini invece è stato il sindaco di Milano. Milano. Si è trovato a gestire milioni e milioni di euro per 10 anni ed è ancora il più amato sindaco di sempre, e non ha avuto mezzo avviso di garanzia. La persona ha una spina dorsale incredibilmente dritta. Le priorità che ci siamo dati sono chiare. In estrema sintesi: dobbiamo pensare prima di tutto al lavoro. Oggi tutti, nessuno escluso, abbiamo problemi di lavoro.

Cosa ne pensa della coalizione del grande Nord e della macroregione proposta da Maroni?
E’ una cosa assolutamente astrusa, campata per aria. Mi fa molto arrabbiare. Ripeto, il problema oggi è arrivare a fine mese. Servono posti di lavoro per poter mangiare domani. Il resto sono castronerie. Federalismo e stupidate del genere non servono a nulla. Oggi abbiamo bisogno di dare certezza ai posti di lavoro e di crearne altri. Siamo più poveri di cinque anni fa, con la metà della voglia di fare e con certezze zero. La macroregione è un problema al 4500esimo posto del mio programma.

Parlando di economia: il presidente di Confindustria Bergamo Mazzoleni, nei giorni scorsi, ha detto che per la Lombardia serve più marketing territoriale. Basta?
No. C’è bisogno anche di quello che ha detto l’ex presidente della Camera di Commercio Sestini: c’è bisogno di sognare. E per creare quei posti di lavoro abbiamo bisogno di un grande sogno. Di pensare in grande. Come hanno fatto i nostri predecessori qualche decennio fa quando, magari con grande sacrificio, si poteva pensare di costruire qualcosa di nuovo. Il marketing va bene, ma tutti quanti dobbiamo riuscire a sperare, ad avere un’opportunità credibile, reale – altro che macroregione – per un futuro dignitoso.

Benedetto Bonomo e la sua famiglia

Benedetto Bonomo e la sua famiglia

Dunque serve la visione. Ma quali iniziative concrete si possono mettere in campo?
Non certo le macroregioni. Vanno trovati tutti i meccanismi necessari per muovere denaro. Il problema vero è che oggi il denaro non si sta più muovendo. La Regione Lombardia deve, immediatamente, mettere in circolo più denaro possibile, creando alleanze sostanziali con le banche che, se l’economia non gira, prima o poi rischiano di morire.

Intende bond regionali?
No. Voglio dire forte collaborazione con le banche in tutti i progetti, per muovere il denaro. Le istituzioni oggi dicono all’unisono: non ci sono soldi. Però quando, ad esempio a Colere, muore un’azienda come quella degli impianti di risalita e le banche non ti sono vicine, muore tutto l’indotto. E il risultato finale è che anche la banca che sta lì non guadagna più soldi. Se invece, su operazioni che abbiano il loro perché, le banche ci stanno accanto, magari anche perdendoci, hanno però l’incredibile vantaggio di recuperare tutti i soldi dell’indotto, di centinaia di negozietti che ci sono intorno, per rientrare dei pochi soldi che hanno investito.

La Regione dunque deve farsi promotore di economia?
Fra i vari ruoli, deve essere anche modello di stimolo per l’economia. Questo non vuol dire economia di Stato. In momenti difficili come questi, dove ognuno ha paura a muovere mezzo euro, se c’è una Regione seria che si muove accanto a me, allora posso giocarmela. Oggi il problema è che le istituzioni non sono più percepite come serie. Bisogna ridare serietà. Ripassando da quel ragionamento per cui sono uscito dal partito: perché se a rappresentarmi c’è la Minetti – che va benissimo per portare in giro i rappresentanti esteri che vengono a Milano, come sostiene Berlusconi -, bisogna metterci anche qualche contenuto che preferiremmo credere che il consigliere eletto abbia.

Finora le sinergie fra politica e mondo economico bergamasco non hanno funzionato. Perché?
Perché ciascuno ha fatto gli affari suoi. Non si è mai costruito un vero grande progetto. L’ultimo risale alla prima amministrazione Bettoni di cui facevo parte. Da allora non si è più fatto niente. C’è sempre stato qualcuno, una volta il politico, una volta l’esponente del mondo economico, che pensava di essere più furbo dell’altro.

Lei è stato uno dei fautori della vittoria di Capelli…
Assolutamente. Il primo che lo ha scelto e lo rivendico.

Ed è stato anche fra i promotori del progetto formigoniano…
Assolutamente. Il primo promotore. Il progetto formigoniano a Bergamo nasce a casa mia.

Nei giorni scorsi però fra Formigoni e Albertini c’è stata rottura. Cosa ne pensa?
Ritengo che Formigoni, che a lungo ha seguito il progetto e alla fine lo ha mollato, abbia avuto paura.

Di cosa?
Probabilmente non è più il Formigoni di vent’anni fa. L’esperienza è estremamente utile per calibrare le scelte, ma assolutamente deleteria per lanciare nuove iniziative. Le grandi cose vengono dai giovani, perché non hanno paura. E non perché abbiano chissà quali doti, ma perché avendo meno esperienza si buttano. Ma il mondo si cambia così: i grandi artisti, e parlo di un tema a me molto caro, hanno fatto grandi cose fino ai 35 anni. Poi hanno ripetuto se stessi.

Quindi mancanza di coraggio per Formigoni?
Diciamo un po’ di “codardia” dettata dall’età. Sapienza invece è quella di Albertini.

Albertini ha detto che il Pdl è succube della Lega. E’ così anche a Bergamo?
Siamo, e lo dico per l’ultima volta da pidiellino, una depandance della Lega. La Lega fa quello che vuole, decide e mette i veti sui nostri candidati e i nostri parlamentari accettano. Un esempio? Quello che è accaduto a Clusone, quando fu messo un veto su Andrea Giudici.

Si attende altre defezioni nel partito?
Mi aspetto da Capelli che pian piano si avvicini a questa mia posizione. Magari non oggi. Ma nel tempo molti ottimi esponenti dell’attuale Pdl arriveranno su queste posizioni. Purtroppo, negli anni scorsi non hanno mai ascoltato la base perché, lo riconoscerà, la Minetti è molto più dirigente di me…

Lei è presidente della Cobe direzionale. Lascerà l’incarico?
Sto pensando seriamente di rimettere il mio mandato nelle mani del consiglio di amministrazione e lasciare, prima dell’inizio della campagna elettorale.

Sarebbe una scelta di serietà e correttezza…
E’ una decisione che prenderò nei prossimi giorni. Ma è evidente che non ho alcuna intenzione di usare la Cobe come strumento. Per questo sto pensando alle dimissioni.

Ultima domanda: perché da elettore dovrei votare Benedetto Bonomo?
Perché credo al futuro. E non potrebbe essere altrimenti: ho 5 figli e loro sono la quintessenza del domani. Per questo vincere la sfida del futuro, per me non è solo un dovere ma un obbligo. Il futuro dei figli ti dà una motivazione mille volte più grande di altri. Ti porta a credere alla famiglia, nella società. Ti spinge a costruire modelli socio-economici in cui nessuno si trovi in difficoltà. Perché se lo sarà nuocerà anche ai tuoi figli.

Perquisite le sedi della Lega. Maroni: attacco elettorale

Roberto Maroni e Umberto Bossi MILANO -- Una notizia di cronaca giudiziaria irrompe sul proscenio della campagna elettorale. La Guardia ...

Monti domenica al Kilometro Rosso di Bergamo

Mario Monti BERGAMO -- Cambio di programma per Mario Monti e la sua visita a Bergamo. Il ...