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Bergamo

Violenza sessuale, il kosovaro confessa: è stato un raptus

Di Redazione15 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Uno striscione appeso a Santa Caterina

Uno striscione appeso a Santa Caterina

BERGAMO — “In data odierna è stato fissato e si è svolto presso la Questura di Bergamo l’interrogatorio di Ramaj Vilson, indagato per violenza sessuale. Il Ramaj ha collaborato rispondendo a tutte le domande che gli sono state poste sia dal giudice che dal pubblico ministero; l’interrogatorio, durato meno di mezz’ora, ha permesso la ricostruzione di un episodio delittuoso che si è consumato in meno di due minuti e comunque senza ‘congiunzione carnale’, circostanza confermata dalla parte offesa e dagli accertamenti sanitari”. Lo rendono noto, in un comunicato stampa, gli avvocati del kosovaro accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza bergamasca di 24 anni, avvenuta la settimana scorsa in Borgo Santa Caterina, a Bergamo.

Davanti al giudice per le indagini preliminari Patrizia Ingrascì, il 32enne, che si trova agli arresti domiciliari, ha confessato, sostenendo di aver agito in preda a un raptus, e di essere pentito del suo gesto.

“L’imputato – spiegano i legali Rita Duzioni e Francesca Signorelli – si è dichiarato profondamente pentito per la sofferenza psicologica ed emotiva arrecata alla vittima e si è reso disponibile a riparare alla stessa, qualora la parte offesa vi acconsenta, mediante un percorso di giustizia ripartiva quale può essere la mediazione penale studiata ad hoc per le vittime di questo reato”.

“Considerato che l’indagato è stato posto agli arresti domiciliari nella propria abitazione, dove vive con la moglie e con due figlie in tenera età, una di 18 mesi e l’altra di 5 anni, e che i fatti occorsi la sera dell’11 e del 12 gennaio hanno avuto forti ripercussioni soprattutto sulla bambina di 5 anni che ha riferito alla difesa ‘io non dormo più nella mia stanzetta perché ho paura delle luci’, raccontando dettagliatamente quanto visto soprattutto la sera dell’11 gennaio, e che tutta la famiglia teme per la propria incolumità, si ritiene opportuno collocare la famiglia in altro luogo”.

“Rendiamo pertanto noto – concludono i due legali – che siamo alla ricerca di una comunità che possa accoglierli”.

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