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Bergamo

Stupratore: ipotesi spostamento. Nervi tesi in quartiere

Di Redazione14 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il drappo apparso ieri mattina in Santa Caterina

Il drappo apparso ieri mattina in Santa Caterina

BERGAMO — Santa Caterina ha perso la sua innocenza. A togliergliela, forse definitivamente, è stato, a quanto pare, un uomo venuto da un paese lontano dove la considerazione per le donne è ancor minore rispetto di quella già scarsa che abbiamo in Italia, rasente il Medioevo.

C’è ancora sconcerto in quartiere dopo il caso di violenza sessuale ai danni di una ragazza incinta di 24 anni, avvenuto la settimana scorsa. Il presunto stupratore è stato catturato venerdì con un eccezionale blitz della polizia. E’ un kosovaro residente a un tiro di schioppo dal parcheggino di via Alberico da Rosciate in cui è avvenuto l’aggressione. Un 34enne, bloccato e nel giro di 24 ore messo agli arresti domiciliari da un ordinamento penale che, nella considerazione della gente comune e non solo, pare far acqua da tutte le parti.

Quello che fino alla settimana scorsa era un “paesotto” più che un quartiere, dove la gente si conosce per nome, si saluta, sorride per strada, e ha accolto finora tanti extracomunitari con una accettabile integrazione, è cambiato. Te ne rendi conto camminando lungo il borgo, dalle occhiate che ora scrutano con timore chiunque non si conosca a menadito.

Eppure quell’uomo era fra i conosciuti. Era quel brav’uomo incrociato mille volte camminando lungo il marciapiede. Era quel tizio con la tuta da operaio che lavorava a Orio al Serio e faticava per far crescere le sue due figliolette, ora condannate a scontare sulla loro pelle, per sempre, le malefatte del padre.

Sì, la gente di Santa Caterina oggi ha paura, per le mogli, le madri, le figlie. Perché un conto è vedere la violenza in tv, un altro è trovartela fuori dalla finestra di casa. E perché al di là di quella finestra c’è ancora un uomo che si è mostrato incapace di trattenere le proprie pulsioni.

La rabbia sale nell’ex Borgo d’oro, tinto di nero da una vicenda sconcertante che merita una risposta forte da parte delle istituzioni. Non basta una fiaccolata a placare gli animi. Non bastano le dichiarazioni asettiche dei pm. La richiesta dell’avvocato difensore di spostare la sede degli arresti domiciliari potrebbe far tirare il fiato al quartiere, ma non cicatrizzare una ferita che è molto, molto profonda.

Nel borgo cresce il partito di quelli che, “senza una giustizia” degna di questo nome, sono convinti che tocchi a loro regolare i conti. Gli striscioni intrisi di odio si moltiplicano ma in quartiere non c’è alcuna indignazione, anzi. Basta un giro nei bar per rendersi conto che l’onda della vendetta è quella che miete più seguaci, chi più rumoroso, la maggior parte silente in un drammatico assenso.

C’è ammirazione e riconoscenza per quello che la polizia – e in particolare gli uomini di Giampaolo Bonafini, che in Santa Caterina è quasi di casa -, sono riusciti a portare a termine. Ma non c’è fiducia nell’operato dei magistrati che nel giro di due giorni, peraltro seguendo le regole del codice, hanno dato i domiciliari al presunto stupratore. “Così il rischio – dice vox populi – é che qualche altro ci riprovi, tanto non fa un giorno di carcere”.

Servirà tempo, tanto tempo, prima che Santa Caterina dimentichi la pagina peggiore della sua storia recente. Fino ad allora, più o meno palesemente, resterà terreno di gruppi che l’hanno giurata allo stupratore. Fino ad allora, di giorno, passando davanti a quella casa che tutti ormai conoscono, verrà automatico stringere più forte le mani a figlie, fidanzate e compagne. E quando le luci del borgo si abbasseranno, tornerà immancabilmente la sgradevole sensazione che il buio ora sia una minaccia vera, come in altri quartieri della città.

Santa Caterina ha perso la sua innocenza. E chissà se mai la recupererà.

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