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Conte: non mi sono mai accorto delle combine

Di Redazione11 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Conte

Antonio Conte

BARI — “Non mi sono mai accorto di qualcosa di anomalo accaduto intorno alla squadra del Bari, nel periodo in cui l’ho allenata”. E’ quanto affermato dall’ex allenatore della squadra pugliese e oggi tecnico della Juventus Antonio Conte, davanti ai magistrati che indagano sull’annosa vicenda del calcioscommesse.

Sentito in qualità di testimone dagli inquirenti baresi il 6 settembre 2012 nell’ambito dell’inchiesta, dai verbali di interrogatorio risulta che Conte dica, fra l’altro, che “se io avessi saputo una cosa del genere, ad uno ad uno gli staccavo la testa”.

I fatti su cui i magistrati hanno interrogato il tecnico – emerge dalle 94 pagine del verbale – si riferiscono ad alcune partite giocate dal Bari nei campionati 2007-2008 e 2008-2009, quando Conte era allenatore dei biancorossi.

Per queste ed altre due partite ritenute truccate, la procura di Bari ha notificato a 36 persone – tra cui 27 calciatori, quasi tutti ex del Bari – l’avviso di conclusione delle indagini per frode sportiva. In particolare, gli inquirenti chiedono a Conte delle presunte combine di Salernitana-Bari del 23 maggio 2009 e Bari-Treviso del 10 maggio 2008, vendute complessivamente, secondo la Procura, dagli atleti biancorossi in cambio di 220mila euro.

Su Salernitana-Bari, Conte trova strano il gemellaggio tra le tifoserie. “L’anomalia che ho riscontrato – afferma – è stata che quando la Salernitana segnava si abbracciavano i tifosi della Salernitana con quelli del Bari”. “Se dietro una partita del genere – aggiunge – c’è un accordo in denaro così importante a me viene da piangere, mi viene da piangere a sapere che ci stanno dei soldi dietro”.

Su Bari-Treviso “drizzai le antenne – prosegue Conte – sia perché eravamo salvi sia perché nel Treviso c’erano tanti ex calciatori del Bari”. All’inizio dell’audizione Conte sottolinea ai magistrati di essere “un allenatore che non è amico dei calciatori. Per questo motivo si crea distanza tra me e i calciatori”. “I calciatori – spiega – quando vogliono chiudere la porta lo fanno. In quel caso l’allenatore non entra”.

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