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Via anche l’ufficio postale: Crespi d’Adda muore

Di Redazione2 gennaio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Crespi d'Adda

Crespi d’Adda

CRESPI D’ADDA — Era corsa voce che l’Unesco intendesse togliere il patrocinio a Crespi d’Adda, declassandolo. Vero, non vero? Sta il fatto che la mancanza di progetti di tutela e valorizzazione (quasi nulli persino sulla carta) richiesti dall’Unesco, lo sfacelo della fabbrica, della centrale idroelettrica, del mausoleo, le incursioni dei saccheggiatori, il commissariamento del comune di Capriate San Gervasio (pago del blasone di “città” conferito grazie proprio a Crespi d’Adda) e quindi assolutamente immobile – e fermiamoci qua – avevano reso la situazione del Crespi già insostenibile.

Ora la chiusura anche dell’Ufficio postale (io prescindo della comodità del servizio, sul quale altri dovrebbero prendere la parola se non sono dei morti di sonno), uno fra quei tanti servizi tipici che hanno connaturato il Villaggio operaio e stupito l’Unesco, è un colpo basso sul valore del famoso “Villaggio operaio modello” e, alla fine, non c’è dubbio che sia deleterio.

Qualcuno dirà qualcosa, a tal proposito? Feci suonare le campane a morto quando calarono la saracinesca sulla fabbrica; ora, scoraggiato, mi limito a scuotere il capo.

Don Luigi Cortesi

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