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Economia

Galassi: contratti secondo le vere esigenze delle aziende

Di Redazione22 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Paolo Galassi, presidente della Fondazione Confapi

Paolo Galassi, presidente della Fondazione Confapi

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questa lettere inviata a Bergamosera dal presidente della Fondazione Confapi Paolo Galassi, circa la situazione economica delle imprese del paese.

“Egregio Direttore,
chiedo l’ospitalità del giornale da Lei diretto per portare un contributo al dibattito aperto nel Paese intorno ai temi delle Pmi e del lavoro. L’ente che presiedo, la Fondazione Confapi, ha come oggetto della propria attività l’esame dei problemi delle piccole e medie imprese manifatturiere e la formulazione di proposte concrete per rispondere alle esigenze reali delle stesse.

Grazie al supporto del nostro centro studi, si sono svolte indagini campionarie nei confronti del sistema produttivo rappresentato dalle PMI che, ricordiamolo, costituiscono l’asse portante dell’economia del Paese.

Da queste indagini emerge un dato inequivocabile: circa il 60 per cento degli intervistati sostiene, infatti, che la riforma del mercato del lavoro (legge Fornero n. 92/2012) con le novità introdotte in materia di “flessibilità in entrata” non favorisce una ripresa reale dell’occupazione. Analogamente oltre il 64 per cento degli intervistati ritiene che le novità introdotte dalla legge in materia di “flessibilità in uscita” non favoriscono una ripresa reale dell’occupazione.

Questo indica un sostanziale scetticismo nel giudizio degli imprenditori che, di fatto, non ritengono che strumenti legislativi adottati in materia di lavoro possano dare un effettivo impulso all’occupazione. In vista anche dell’apertura della nuova stagione contrattuale, è stato inoltre richiesto agli imprenditori di esprimere un giudizio sui CCNL vigenti riguardo alla loro comprensibilità, efficacia, applicabilità nel concreto ed attualità rispetto alle reali esigenze delle imprese e dei lavoratori.

Dai dati raccolti emerge che, oggi, i contratti in vigore ma in fase di rinnovo, sono ritenuti rispetto alle reali esigenze aziendali abbastanza comprensibili (64 per cento), non del tutto efficaci (49), abbastanza applicabili (63), poco attuali (62).

Se questo è ciò che pensano gli imprenditori del mondo delle PMI, risposte “forti” sono dovute da parte degli attori dello sviluppo: le parti sociali e i governi (uso il plurale perché nel nostro sistema sociale e istituzionale esiste una pluralità di centri decisionali e di dialogo).

Nell’ambito delle parti sociali esistono le organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro che come la Confapi che rappresenta le Pmi sono al proprio interno variamente strutturate a livello centrale, di categoria, di territorio. Analogamente lo sono le principali organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori Cgil, Cisl, Uil.

Per contro, i livelli decisionali in campo pubblico sono rappresentati dal Governo, dai governatori regionali e dalle province o dai corpi intermedi che le sostituiranno.

In questo contesto c’è da chiedersi se sia il Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) che deve adattarsi al sistema di rappresentanza o viceversa sia il sistema di rappresentanza che deve riformarsi per rendere efficace il principio dell’adeguatezza dello strumento contrattuale alle vere esigenze delle PMI.

Una modalità per rispondere a queste esigenze è rappresentata, ad esempio, dal modello contrattuale strutturato su due livelli di contrattazione di cui, il primo, nazionale con la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori e, il secondo che deve opportunamente rispondere alle esigenze delle singole aziende o alternativamente dei territori o delle filiere produttive.

La riforma del Ccnl per il settore industriale è già operativa in ambito Confapi con Cgil, Cisl e Uil. Nuovi scenari vanno tuttavia considerati per migliorare questo impianto legando la contrattazione alla specificità dimensionale delle imprese.

La proposta Confapi prevede, ad esempio, che il Ccnl non sia rivolto solo ai settori produttivi ma guardi anche alle dimensioni aziendali per rispondere più efficacemente ai differenti problemi legati all’organizzazione aziendale delle piccole e piccolissime imprese (quelle cioè fino a 15 addetti) rispetto alle aziende, pur sempre piccole, ma più strutturate e che occupano da 16 a 50 addetti.

Sul crinale delle dimensioni aziendali, infatti, il nostro centro studi ha appurato che nell’ambito del comparto industriale la soglia dei 15 addetti rappresenta un punto discriminante per mantenere la competitività dell’azienda rispetto alle imprese che applicano Ccnl di altri settori.

Se inoltre le parti sociali coinvolte nel dialogo e nel confronto sindacale potessero contare su un supporto operativo delle istituzioni e dei “governi” che le reggono, allora si potrebbe immaginare un nuovo corso che avvicini gli attori dello sviluppo alle reali esigenze delle imprese. Si tratta di un nuovo modello di dialogo sociale che guarda all’economia reale e punta ad avere Contratti collettivi nazionali di lavoro in grado di rispondere alle esigenze vere delle Pmi.

Grazie dell’ospitalità e un caro saluto”.

Paolo Galassi
presidente di Fondazione Confapi

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