iscrizionenewslettergif
Storia

Bergamo scomparsa: quando la città era divisa in vicinie

Di Redazione19 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il crocicchio del Gombito

Il crocicchio del Gombito

Nel XIII secolo Bergamo, come molte altre città dell’Italia centro settentrionale, era stabilmente divisa in vicinie, ovvero associazioni di abitanti dello stesso quartiere che si riunivano per tutelare gli interessi comuni. Sorte probabilmente in epoche molto antiche come spontanee aggregazioni, le vicinie ebbero una struttura sufficientemente definita e un ruolo particolarmente attivo in età comunale.

A Bergamo, la sola vicinia di cui sia arrivata fino a noi la documentazione è quella di San Pancrazio, situata nel centro di Città Alta. Gli “Acta”, attentamente esaminati dalla studiosa Gloria Caminiti, contengono i verbali delle assemblee e i libri dei conti e costituiscono uno strumento prezioso per la comprensione di tutta l’organizzazione viciniale cittadina. Le altre vicinie erano sicuramente organizzate in modo analogo.

La responsabilità del governo era affidata a tre consoli, uno dei quali, il canevaro, si occupava in particolare della gestione economica dell’istituzione. Il suo operato era sottoposto al controllo dei “factores racionis” incaricati della revisione dei conti al termine del mandato.

Un notaio e un consiglio di credenza, a San Pancrazio composto di dodici vicini, affiancavano l’attività dei consoli. Le cariche si rinnovavano ogni sei mesi, a giugno e a dicembre. Risulta evidente l’affinità con l’organizzazione del Comune che esamineremo in un incontro successivo.

Il numero delle vicinie variò nel tempo. Erano diciassette nel 1251 come risulta nella stesura di un trattato di pace tra Bergamo e Brescia, divennero ventidue in seguito ad una revisione attuata dal Comune intorno al 1263. Lo stesso numero è ripetuto nello statuto cittadino del 1331, che definisce nel dettaglio i singoli confini.

Riportiamo la tavola topografica disegnata da Angelo Mazzi raffigurante la suddivisione trecentesca. Si nota la maggiore estensione delle vicinie nella parte bassa della città che era allora in via di espansione. Sappiamo che la vicinia di San Lorenzo arrivava fino a Torre Boldone. Ovviamente era una maggiore densità di popolazione nella zona compresa all’interno delle mura cittadine.

Sulla base delle ricerche della Caminiti si possono avanzare ipotesi di carattere demografico. La studiosa rileva nell’estimo del 1318 della vicinia di San Pancrazio la presenza di 101 “fuochi fiscali” cioè famiglie soggette a tassazione. Considerando, secondo il calcolo demografico relativo all’epoca, quattro o cinque persone per famiglia, si ottiene un totale di 450-500 persone. Vengono esclusi naturalmente coloro che non erano in possesso di beni tassabili, garzoni di bottega, manovali che spesso vivevano nella stessa abitazione del datore di lavoro, servitori, soprattutto quelli delle grandi casate, che trascorrevano tutta la propria esistenza alle dipendenze della stessa famiglia. I risultati sono in accordo con le cifre proposte per la città intera che ipotizzano tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento una popolazione di 15.000 abitanti.

La vicinia di San Pancrazio era centralissima. Includeva l’area dove in età longobarda era stata la “curtis regia”, centro del potere. Era densamente popolata ma poco estesa. Comprendeva tutta la zona intorno al crocicchio del Gombito, l’attuale piazza Mercato delle scarpe, via Solata, la piazza Mercato del fieno, dove si trovava una fontana coperta spesso citata, oltre naturalmente alla chiesa dalla quale derivava il proprio nome. Alcune torri gentilizie testimoniano la presenza di famiglie nobili. In piazza Mercato delle scarpe è documentato un portico degli orefici, con relativa bottega appartenente alla famiglia Bustigalli. Risulta dagli studi di Elia Fornoni che l’attuale via San Pancrazio veniva detta “via degli orefici” per il gran numero di officine artigiane e di botteghe dedite a tale tipo di attività.

La suddivisione in vicinie accompagnò e poi sostituì l’antichissima altomedioevale ripartizione per porte. Le porte di Sant’Alessandro, di San Lorenzo, di Sant’Andrea e di Santo Stefano erano state per secoli indicative non solo degli accessi alla città, ma anche delle relative circoscrizioni all’interno e all’esterno delle mura come si rileva dalla tavola topografica allegata. La nuova suddivisione permetteva una più esatta ricognizione topografica, ma soprattutto era significativa della rilevanza sociale che le vicinie andavano assumendo.

Andreina Franco Loiri

Bergamo scomparsa: le torri durante le guerre

Le case torri di Bergamo Alta Per ritrovare l’aspetto delle numerose torri cittadine segnalate nella pianta ricostruttiva di Sandro Angelini, possiamo ...

Bergamo scomparsa: la bibliografia

Bergamo AltaEcco l'elenco delle fonti bibliografiche utilizzate da Andreina Franco Loiri per realizzare la rubrica "Bergamo ...