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Otto phone center in Borgo S.Leonardo: ma che Bergamo vogliamo?

Di Redazione17 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Piazza Pontida

Piazza Pontida

BERGAMO — Per anni abbiamo assistito, impotenti, al degrado urbano che ha investito alcune delle più belle vie centrali della nostra città, un tempo sinonimo di ricchezza. Così abbiamo visto alcuni borghi svuotarsi dei negozi e delle famiglie che li popolavano, per i più svariati motivi, legati ai cambiamenti epocali che oggi vengono definiti con un solo termine: “globalizzazione”.

Le migrazioni di massa che a partire dalla fine degli anni ottanta hanno espulso i ceti indigeni meno abbienti verso le nuove lottizzazioni periferiche, e lo sviluppo di nuove forme della distribuzione dei beni primari e voluttuari, hanno piano piano cambiato il volto della nostra città.

Nonostante queste trasformazioni forzate dai tempi, alcune zone hanno in parte mantenuto alcune delle loro peculiarità e Bergamo ha la fortuna di avere dei borghi cosi detti “storici” che la caratterizzano.

Oltre alla millenaria Città Alta, da essa digradano verso la pianura e a raggiera Borgo San Leonardo, Borgo Palazzo, Borgo Santa Caterina, che si sono sviluppati nei secoli lungo le principali vie di accesso alla città.

Occorrono sempre due elementi, di primaria importanza, che devono intervenire per mantenere e migliorare le condizioni urbanistiche ideali per le famiglie e i servizi, e sono la mano privata e quella pubblica che investono, ognuno secondo le regole che li definiscono.

Il pubblico, dopo aver ottemperato ai propri doveri riqualificando alcune vie primarie, storiche e centrali come via Quarenghi, San Bernardino e via Moroni; dopo aver promosso e rilanciato attraverso il Distretto del Centro le politiche di sinergia tra pubblico e privato, tra le attività economiche e i proprietari di immobili; dopo aver promosso eventi culturali e ludici; cosa altro può fare per invertire quella negativa tendenza che porta nelle vie alcune attività economiche di dubbia utilità sociale? Per fare un esempio, a cosa servono otto Phone center in Borgo San Leonardo?

E ancora, è possibile governare questi fenomeni o bisogna subirli? E se li vogliamo governare, quali strumenti possiamo utilizzare per dare una risposta ai bisogni dei cittadini che vorrebbero avere servizi consoni e alle loro esigenze e a quelle del contesto urbano?

Probabilmente non esistono soluzioni diverse da quelle che questa amministrazione ha individuato nel contingentare alcune attività economiche che nulla hanno a che fare con il contesto storico e sociale della nostra tradizione.

Bergamo è città candidata a Capitale della Cultura: non avrebbe molto senso proporre all’Europa una città fotocopia di mille culture diverse; forse vale la pena di mantenere, ricostruire e promuovere le nostre tradizioni; forse i turisti apprezzano e apprezzeranno la polenta e coniglio e Donizetti e magari è proprio per questo che a Bergamo ci vengono e ci verranno.

Lorenzo Carminati
delegato commercio lista Tentorio

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