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Politica

Centrosinistra: i candidati alle primarie al vaglio della Fiom

Di Redazione11 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Umberto Ambrosoli

Umberto Ambrosoli

BERGAMO — “Serve democrazia anche nelle fabbriche”. Non hanno dubbi in merito i candidati alle primarie Alessandra Kustermann, Umberto Ambrosoli e Andrea Di Stefano che ieri mattina hanno incontrato a Bergamo (nella sala conferenze dell’Una Hotel) delegate e delegati Fiom della Lombardia.

“Le regole della democrazia servono anche ai lavoratori – ha detto Ambrosoli. – La rappresentanza in azienda è fondamentale e tra noi candidati alle primarie non troverete distinzione su questo tema perchè siamo tutti per la democrazia. E’ fondamentale individare le scelte più responsabili e dare a tutti la possibilità di esprimersi”.

Sulla questione della democrazia in fabbrica Kustermann ha ricordato che “gli operai possono votare alle primarie ma non in azienda e questa è una situazione che non possiamo accettare”. Citando la questione Fiat, Kustermann ha ricordato che “sono stati fatti degli errori perchè il Governo Monti non ha preso una posizione precisa in merito e Confidustria piuttosto che discutere di democrazia in fabbrica ha preferito lasciare uscire Marchionne. E invece si sarebbe dovuto riportarlo alle proprie responsabilità”.

La necessità di tornare alla democrazia nei posti di lavoro è stata ribadita anche da Di Stefano che ha ricordato che negli anni passati molti operai si sono fatti abbindolare dalla Lega. “La Lega non ha fatto nulla per difendere il territorio – ha detto Di Stefano. – Bisogna fare una campagna molto chiara per smascherare l’inganno leghista e dimostrare a chi stanno davvero a cuore i diritti dei lavoratori”.

Mirco Rota, segretario generale Fiom Cgil Lombardia, nel discorso introduttivo all’incontro, ha ricordato ai candidati che “è necessario dare un segnale di cambiamento dopo 17 anni di centrodestra. In questi anni abbiamo avuto un confronto assiduo con la Regione Lombardia, con audizioni e tavoli che però non hanno permesso di risolvere i problemi e le crisi che hanno partato alla chiusura di molte aziende”.

Rota ha poi sollecitato i candidati a discutere dei loro programmi per affrontare le situazioni di decentramento, chiusura e delocalizzazione delle imprese. Ha inoltre ricordato che il governo non si sta preoccupando del rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga. “Senza la cassa in deroga per i meccanci nel 2013 si rischiano di perdere, solo in Lombardia, dai 7 ai 9mila posti di lavoro”.

Ambrosoli ha raccolto l’invito di Rota dicendo che “le nostre aziende spesso chiudono perchè in altre zone del mondo la manodopera costa meno e perchè non si è fatta nel nostro territorio la giusta innovazione. E non vanno tutte in Cina o in paesi simili. Molte chiudono per trasferirsi nel Canton Ticino dove il costo del lavoro non è più basso ma dove c’è un sistema che garantisce la produttività e dove ci sono meno burocrazia e migliori infrastrutture. La Lombardia deve essere un interlocutore necessario non solo in tutte le crisi ma anche agevolando le imprese, riducendo la burocrazia, predisponendo infrastrutture come la fibra ottica e le ferrovie e non solo superstrade e autostrade”.

Di Stefano, invece, ha ribadito che è necessario rilanciare il settore manifatturiero, vero e proprio patrimonio italiano. Per fare questo serve l’intervento delle istituzioni. “Il mercato non si regola da solo. Non possiamo pensare di trasfromare l’Italia, che è il secondo paese manifatturiero in Europa, in residenze per anziani e in centri commerciali. Bisogna costruire un piano strategico per l’economia lombarda che duri più di 4 o 5 anni, con verifiche annuali alla presenza di tutti gli interlucutori del caso. Puntiamo sui trasporti che possono rilanciare il settore metalmeccanico, pensando a un piano per la mobilità elettrica, come si fa in Germania”.

Anche Kusterman propone di risollevare parte dell’occupazione puntando sull’elettrico e sulla green economy, fondamentale anche per assicurare un ambiente più pulito e una riduzione delle molte malattie – in particolare i tumori – legate all’inquinamento. Per questo serve investire seriamente in ricerca. “C’erano molti parchi tecnologici in programma con le passate giunte di centrodestra ma non se ne è fatto nulla. Si sono aperti falsi parchi, non si è garantito il credito per i giovani e per i lavoratori, le aziende continuano a investire all’estero. Dobbiamo fare come Obama che ha reso non conveniente per le imprese andare a produrre all’estero. Inoltre dobbiamo fare in modo che se un’azienda chiude non sia possibile venderne il terreno. Così facendo si può interrompere una speculazione che non porta a nulla. I terreni delle aziende devono restare destinati all’industria non alla costruzione di case o centri commerciali”.

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