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Politica

Pdl Bergamo: la candidatura Gelmini spiazza Capelli e soci

Di Redazione10 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il coordinatore provinciale del Pdl Angelo Capelli

Il coordinatore provinciale del Pdl Angelo Capelli

BERGAMO — Se il ticket proposto da Berlusconi, fra Roberto Maroni e Mariastella Gelmini per la presidenza della Regione Lombardia, verrà accettato anche dalla Lega, per il Pdl di Bergamo si aprirà un problema politico grande come una casa: appoggiare scelte non condivise oppure “strappare” e dar vita a qualcosa di nuovo?

Un dilemma di difficile soluzione. Ma non stupirebbe se la posizione della segreteria provinciale bergamasca, in coerenza con quanto palesato e professato negli ultimi 9 mesi, fosse una volta di più in antitesi con le decisioni calate da Arcore.

Ricorderete che per riformare un partito che in Bergamasca è a livello comatoso, il segretario provinciale Angelo Capelli aveva pensato di attuare congressi provinciali e una seria riorganizzazione sul territorio, parola magica che anche stavolta in Brianza si sono scordati. Ebbene, vuoi per l’incertezza politica, vuoi per l’effettiva difficoltà logistica di simili consultazioni, vuoi perché i vertici regionali e nazionali non avevano le idee chiare, sono passati 9 mesi ma delle consultazioni comunali nemmeno l’ombra.

E dire che, dopo uno scivolone rimediato in corner su Angelino Alfano, la segreteria bergamasca aveva puntato molto sul coordinatore nazionale e sulla sua volontà di rinnovamento del partito, dal momento che Berlusconi è soci erano (e sono) guidicati impresentabili da una parte consistente dell’elettorato di centrodestra. Ahimé, il ritorno in campo del Cavaliere ha fatto crollare le speranze.

Berlusconi d’altronde è il finanziatore il partito. E’ lui che ci mette i soldi (lo ha detto a muso duro anche ad Alfano) e di fatto ha cancellato tutte le velleità del povero Angelino e le aspettative di chi auspicava un vero cambiamento per via democratica nel Pdl. La stessa fine l’hanno fatta le primarie, verso cui Capelli ha sempre espresso pubblico sostegno: cancellate nel giro di poche ore, tra lo sconcerto dei militanti.

Berlusconi ha fatto capire che aria tira. Il Cavaliere torna al comando, pur con tutte le sue discutibili pendenze, e vuole una sorta di Forza Italia in versione riveduta, ma più che mai Berlusconi-centrica. Fatta di persone di sua fiducia, con buona pace della politica. E il rinnovamento democratico, il tanto agognato Ppe e la trasformazione in un partito non verticistico, di non nominati, fortemente appoggiata da settori importanti (a Bergamo addirittura maggioritari) del partito sono stati letteralmente spazzati via.

Se poi aggiungiamo che per il ticket regionale con Maroni è stata scelta Mariastella Gelmini, punto di riferimento dei laici bergamaschi capitanati da Enrico Piccinelli (che a questo punto diventa uno dei papabili candidati al consiglio regionale), per i formigoniani di Capelli il problema politico diventa enorme. Semplicemente perchè tutte le scelte, tutte le idee, tutti gli orientamenti espressi finora a Bergamo sono andati controcorrente rispetto a quanto deciso da Arcore. Così come deluse sono andate le aspettative di Formigoni che aveva caldeggiato la candidatura di Gabriele Albertini, a cui è stato preferito l’ex ministro dell’Istruzione.

Ora, la domanda che comincia a circolare negli ambienti formigoniani, e che presto inevitabilmente dovrà porsi anche Capelli, è la seguente: ha ancora senso restare in un Pdl (Forza Italia 2.0) così concepito?

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