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Politica

Scenari, ecco cosa accadrà: Monti candidato sfida Berlusconi

Di Redazione9 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Silvio Berlusconi e Mario Monti

Silvio Berlusconi e Mario Monti

ROMA — E ora cosa accadrà? E’ quanto si domandano gli italiani all’indomani dell’annuncio delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Monti.

Mentre voci insistenti dicono che il premier potrebbe candidarsi, sostenuto da uno schieramento moderato che si compatterebbe attorno alla sua candidatura, Berlusconi raduna i suoi ad Arcore per preparare una campagna elettorale che, a questo punto, è già cominciata e che si combatterà, è fin troppo facile prevederlo, con toni molto aspri.

Monti, è fuor di dubbio, ha tassato l’Italia in maniera drastica. Ma era l’unica via per uscire da una crisi gravissima, se lo mettano in testa i populisti dell’ultim’ora , quelli che nella crisi ci hanno buttato. Sì perché senza credibilità internazionale, non facciamo finta di non vedere, la speculazione internazionale ci avrebbe mandato a fondo. Come ha spiegato bene l’economista Giancarlo Pagliarini (ex ministro del Bilancio del governo Berlusconi) in un’intervista a Bergamosera, l’alternativa era quella di non pagare le pensioni a fine mese e gli stipendi agli statali. Ripetiamo: non pagare le pensioni a fine mese e gli stipendi agli statali.

Detto in soldoni, così finalmente capiamo a cosa stiamo andando incontro, un’eventuale uscita dall’euro e una svalutazione, professata dai partiti dilettanti dell’economia, significa che nel giro di poche ore i mutui delle case passerebbero dagli interessi del 5 per cento al 20-30-40 per cento, mandando sul lastrico mezzo paese. Questo è lo scenario che Monti ha evitato e in cui tutti saremmo caduti – e rischiamo di nuovo di cadere – senza un governo credibile.

Il giorno dopo l’approvazione della legge di stabilità Monti presenterà le dimissioni. Il presidente della Repubblica presumibilmente scioglierà le camere e si andrà ad elezioni anticipate. Difficile che si tenti la via di un Monti-bis per un paio di mesi.

Si voterà presumibilmente a febbraio. E probabilmente arriveranno anche le dimissioni di Napolitano che più volte ha ripetuto di non voler essere lui a conferire l’incarico per il governo della prossima legislatura. Il finale di questa, morente nel modo peggiore, è stato ben diverso da quello che il Quirinale si aspettava.

Ora la domanda è: perché Berlusconi ha voluto accelerare la dipartita di Monti? Per due motivi: il primo giudiziario, il secondo politico. Dopo le dimissioni l’estate scorsa, il Cavaliere di aspettava di ottenere quella sorta di “salvacondotto” per i suoi guai giudiziari di cui ufficialmente nessuno parla ma che sarebbe stato previsto nei fatti. E invece sono fioccate le condanne e, dulcis in fundo, il governo era a varare il decreto liste pulite che in questo modo resterà carta straccia.

In secondo luogo, con la sua repentina discesa in campo e l’attacco a Monti Berlusconi ottiene più risultati sul fronte politico. Il primo è il ricompattamento di gran parte del Pdl attorno alla sua figura. Il secondo è la riproposta della santa alleanza con una Lega da sempre ipercritica con Monti. Il terzo, è togliere agli ex An la possibilità di una fuga in avanti con la bandiera dell’anti-montismo che torna ad essere esclusivo di Berlusconi dentro il Pdl.

Il problema è che queste fibrillazioni e la crisi porteranno a un paese senza governo per almeno due-tre mesi. Il che vorrà dire una micidiale esposizione alla speculazione finanziaria.

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