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Salute

Epatite C: Italia in ritardo sui farmaci

Di Redazione5 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Italia in ritardo sui farmaci contro l'Epatite C

Italia in ritardo sui farmaci contro l’Epatite C

L’Italia è il paese europeo con il più alto numero di malati di Epatite C, circa 1,8 milioni, e solo il 2 per cento dei pazienti viene curato adeguatamente.

I dati sono stati presentati a Roma al dibattito “Riflessioni sullo stato dell’arte dell’Hcv” organizzato dalla fondazione i-Think, presieduta dal senatore Ignazio Marino.

A destare allarme ci sono anche diecimila decessi l’anno causati da cirrosi e tumori epatici, mentre si eseguono oltre 1.000 trapianti di fegato, di cui almeno la metà causati dal virus Hcv.

“La disponibilità sul mercato dei nuovi farmaci per l’Epatite Cronica C-genotipo I, boceprevir e telaprevir, autorizzati dall’Agenzia regolatoria europea (Ema) con procedura centralizzata, costituisce un’occasione concreta per valutare nello specifico la applicazione del criterio di innovatività, le modalità di accesso e le procedure di sostenibilità economica” ha spiegato Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale.

“In Italia la innovatività di questi nuovi farmaci non è stata attribuita e la determina Aifa di rimborsabilità e commercializzazione non è ancora stata pubblicata”.

In questo modo i malati con virus di genotipo 1 si trovano depauperati di un’opzione terapeutica che potenzialmente può garantire tassi di guarigione del 70 per cento, rispetto al 40 per cento ella terapia standard.

“Il ritardo accumulato in Italia rispetto ad altri 19 paesi europei dove i due farmaci sono già commercializzati e rimborsati dai servizi sanitari – ha detto Marino – si deve attribuire alla complessità della procedura negoziale. Un tempo inaccettabile per cure attese con urgenza dai pazienti. L’Italia e soprattutto le tante persone che attendono con speranza cure innovativenmeritano di disporne come altri cittadini europei e non è giustificabile un ritardo che per molti può rappresentare la differenza tra la vita e la morte”.

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