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Bergamo

Via al restauro della fontana di Sant’Agostino

Di Redazione3 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La fontana di Sant'Agostino

La fontana di Sant’Agostino

BERGAMO — L’obiettivo è ambizioso. Riportare all’antico splendore il complesso monumentale della Fontana di Sant’Agostino, a Bergamo Alta. La Fondazione Credito Bergamasco punta a restituire alla cittadinanza un’opera unica per i suoi caratteri irripetibili di pregio.

I lavori di restauro prendono il via nei prossimi giorni e vedono lo storico istituto bancario e la sua Fondazione di nuovo a fianco della città di Bergamo nell’azione di tutela e di recupero del patrimonio artistico e architettonico come parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità.

Grazie ad un intervento di restauro conservativo ed estetico, voluto e finanziato dalla Fondazione Credito Bergamasco, l’opera monumentale – costruita, insieme alla relativa cisterna, nel 1575 dal capitano Marcantonio Memo e dal prefetto Francesco Longo – sarà completamente recuperata e, finalmente, l’acqua tornerà a sgorgare.

A distanza di ormai vent’anni dal precedente restauro – visto l’attuale stato di degrado – la fontana di Sant’Agostino sarà nei prossimi mesi oggetto di un complesso intervento. Le “condizioni di salute” della fontana non sono incoraggianti; l’azione di recupero sarà dunque rivolta a consolidarne l’integrità nel rispetto delle caratteristiche architettoniche e stilistiche del manufatto.
A preoccupare in particolare sono tre distinti elementi: la presenza di un deposito sulle sezioni in pietra di Sarnico (parti grigio-azzurre), dovuto con molta probabilità al grande flusso di traffico che interessa il piazzale di Sant’Agostino; le numerose porzioni lapidee in fase di distacco; le stuccature e ricostruzioni risalenti al precedente intervento in contrasto cromatico, anch’esse in fase di distacco. Fortunatamente meno compromesse sono invece le nicchie e le parti decorative in marmo di Zandobbio (parti bianche).
Fondamentale in un progetto di restauro è la ricerca dell’origine del degrado.

Non basta pulire o consolidare, serve rimuovere le cause profonde che costituiscono costante motivo di deterioramento dei monumenti. Raramente esiste una sola ragione, molto spesso esiste un insieme di fattori che concorrono a determinare i danni. Ogni intervento di restauro è quindi chiamato a rimuovere le cause profonde e, per farlo, deve definire le priorità di intervento.

L’azione di recupero si svilupperà in tre fasi. La prima ha preso il via nel mese di aprile 2012; essa è consistita in una campagna mirata di indagini diagnostiche coordinate da Giovanna Alessandrini – docente specializzata in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Milano (Facoltà di Architettura) – volte alla comprensione delle principali cause di degrado e alla successiva rifinitura delle attività di progettazione dell’intervento di restauro lapideo.

La seconda prevede, per il mese di dicembre 2012, lavori preliminari di impermeabilizzazione della cisterna e del lato ovest della fontana, iniziati in data odierna.

La terza fase comporta infine il restauro conservativo della superficie lapidea della fontana, la collocazione di un impianto di ricircolo dell’acqua per riattivare lo zampillo della fontana stessa e la posa di un impianto di illuminazione per la corretta valorizzazione del complesso monumentale. Questa fase di intervento prenderà il via a partire dal mese di marzo 2013, quando le condizioni di temperatura renderanno possibile l’esecuzioni delle attività di recupero che notoriamente richiedono temperature non inferiori ai 7-8°C lungo tutto l’arco del giorno.

Il recupero della fontana di Sant’Agostino rientrava nelle iniziative pensate e organizzate dalla Fondazione Credito Bergamasco per celebrare, nel giugno 2011, i 120 anni dalla nascita dello storico Istituto bancario; purtroppo vincoli amministrativi e procedure burocratiche hanno posticipato l’intervento di oltre due anni.

Vista la complessità dell’intervento, il pool di aziende coinvolte, ad oggi una decina, è costituito da aziende leader nei settori di appartenenza: ponteggi e lavorazioni edili, rilievi fotografici, indagini diagnostiche e scansioni laser e, infine, naturalmente, restauro lapideo.

Tutto l’intervento è coordinato del Consorzio “Art Point” (Consorzio Restauratori Bergamo); la progettazione architettonica complessiva per il recupero del manufatto è gestita da Guido Roche, che curerà anche la Direzione Lavori; l’operazione di restauro lapideo sarà realizzato da Ignazio Tombini con la consulenza scientifica di Giovanna Alessandrini.

Va ricordato che, dato il pregio monumentale dell’opera, il progetto esecutivo è stato oggetto di attenta valutazione da parte degli Uffici Comunali competenti e della Sopraintendenza ai Beni Architettonici del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, che hanno rilasciato le previste autorizzazioni.

Prosegue significativamente, attraverso un mecenatismo artistico di ampio respiro, il contribuito della Fondazione Credito Bergamasco al riconoscimento, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico presente nei territori dove l’Istituto bancario e la Fondazione stessa operano.

Grazie ad interventi come questo, l’Italia tiene viva la propria identità culturale tutelando un patrimonio, quale quello artistico, che esprime i valori collettivi dell’identità del Paese; sul piano socio/culturale, ad avviso della Fondazione Creberg è fondamentale proseguire nella salvaguardia del patrimonio artistico, che rappresenta per l’Italia una risorsa la cui valorizzazione autentica comporterebbe ricadute non solo storico/artistiche ma anche economico/occupazionali, se solo venisse percepita e sviluppata come fattore strategico di sviluppo.

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