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Bergamo, il nuovo ospedale e le corse di Natale

Di Redazione3 dicembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il nuovo ospedale di Bergamo

Il nuovo ospedale di Bergamo

BERGAMO — Qualche giorno fa ho incontrato un amico che non vedevo da tempo. Fa parte di quella ristretta cerchia di persone, che tutti abbiamo, con le quali, quando ti rivedi, anche dopo molto tempo, dopo solo cinque minuti di conversazione è come se vi foste visti il giorno prima, per l’atmosfera di cordialità che si instaura da subito.

Fa bene avere questo tipo di amicizie e, se ti capita questo gradevole incontro in un giorno in cui sei di malumore, dopo poco, il morale si risolleva e ti senti meglio.

Dopo aver parlato del più e del meno, conoscendo i miei trascorsi lavorativi, ad un certo punto mi ha chiesto: “Tu che hai lavorato tanti anni lì, cosa pensi delle disavventure del nuovo ospedale?”. Gli ho risposto che, ormai da più di dieci anni ho lasciato i Riuniti e sono quindi fuori dalla mischia, ma lui non mollava. Mi conosce e sa bene, per come gliene parlavo a suo tempo, che per me quei vent’anni sono stati molto importanti, per quanto lo ospedale mi ha dato in conoscenze scientifiche e per come mi abbia insegnato a riconoscere le persone sincere e affidabili da quelle false e da tenere distanti. Quindi, oltre che scuola professionale, anche scuola di vita.

Come non dare ragione al mio amico quando affermava che, nonostante la presenza di una falda acquifera, fatto, in effetti, noto a tutti a Bergamo, era sembrata una follia voler costruirci sopra un ospedale? Come contraddirlo quando sosteneva, a ragione, che nella Bergamasca lavorano imprese edili, da tutti riconosciute come le migliori in Italia, e ci si era voluti affidare ad un’impresa non delle nostre parti? Questione di costi?

Un noto proverbio dice: “Chi più spende, meglio spende”. Se parliamo di costi, comunque,si sa che le spese sono lievitate in modo esponenziale  rispetto al preventivo iniziale, quindi…

Interrompendo il mio amico che sembrava un fiume in piena perché, evidentemente, anche a lui stanno a cuore le sorti del nostro futuro ospedale, gli ho detto: “Solo una cosa posso dirti con certezza: che, sapendo quanto lavorano tante persone lì dentro, sicuramente saranno incavolate per essersi viste bloccare le ferie in un periodo che dovrebbe essere per tutti di tranquillità, di serenità, di riposo per fare i consuntivi dell’anno trascorso o per fare progetti per l’anno che arriverà. E conoscendo i ritmi del nostro lavoro, sarà difficile che tutti riescano a smaltire le ferie accumulate, anche perché, fino a quando ho lavorato in ospedale, le ferie non erano monetizzabili e si prospetta il rischio che chi non riesca a esaurirle nei tempi stabiliti, le perda. E per gente che si fa il mazzo tutto l’anno, non mi sembra sia una…meritata gratificazione”.

A questo punto il mio amico, tanto simpatico quanto incalzante, mi dice: “Non ti sembra che questa frenesia di voler a tutti i costi inaugurare il nuovo ospedale prima di Natale, dopo tutti i rinvii dal 2009 ad oggi, mascheri, neanche tanto, il tentativo di salvare la faccia di qualcuno, se ancora può essere salvata?”.

So che si è stupito, ma non ho risposto. Ci siamo guardati, abbracciati ed augurati Buon Natale (lui lavora all’ estero). Ma il mio amico mi conosce e non è stupido. Ha capito come la penso.

Giorgio Giannitti

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