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Politica

Sola (Idv): in Lombardia è tempo di voltare pagina

Di Redazione30 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gabriele Sola

Gabriele Sola

BERGAMO — “Voltare pagina”. E’ un’espressione che Gabriele Sola utilizzerà spesso in questa intervista con Bergamosera. Quasi a rimarcare la fine di un tempo e l’inizio di un altro. L’esponente dell’Italia dei valori, unico consigliere regionale ad essersi dimesso per non avere il vitalizio dal Pirellone, analizza la situazione politica ed economica dell’Italia e della Lombardia e invita il centrosinistra a un atto di coraggio: dare un segnale di discontinuità con le politiche del governo Monti e cancellare le propaggini del sistema di potere cresciuto all’ombra di Roberto Formigoni, liberando veri processi di sviluppo che ci portino fuori dalle secche.

Sola, partiamo dalla politica italiana. Ieri il confronto fra Bersani e Renzi. Cosa ne pensa?
Paradossalmente, o forse no, Renzi è risultato più progressista di Bersani. O forse Bersani è risultato più moderato di Renzi. Onestamente mi trovo un po’ combattuto. D’acchito ho detto non vado a votare al ballottaggio, anche perché entrambi hanno ignorato il partito a cui appartengo. Ma analizzando quel che è stato detto, a me è piaciuto più Renzi.

Quindi come interlocutore preferirebbe Renzi?
Mi sembra più innovativo, più coraggioso e chiaro. Bersani dice: mi alleo con l’Udc – e l’Udc significa questo governo, forse non gli stessi uomini ma la stessa filosofia. Renzi dice il contrario. Sono due posizioni politiche ben diverse.

L’Udc è uno di quei partiti che ha messo il veto su di voi..
Ha messo il veto sull’Italia dei valori, ma c’è molto altro dietro. C’è il sostegno incondizionato dell’Udc al governo Monti. Un governo che in questi mesi ha compiuto scelte che io personalmente e anche l’Italia dei valori non approviamo.

Un secondo governo Monti dopo le elezioni le pare verosimile?
Mi pare più verosimile una soluzione ibrida, che modificando la facciata conservi però la medesima struttura politica. Alla luce di quello che è stato detto ieri sera potrebbe essere un governo Bersani con Monti nel ruolo di superministro dell’Economia. Modificherebbe l’apparenza e in parte il percorso politico, ma il fulcro del governo si manterrebbe quello attuale.

A questa soluzione sareste disponibili?
Nell’Italia dei valori, che sta attraversando un periodo complesso e difficile, ci sono diverse anime. C’è chi è favorevole a un appoggio incondizionato a Bersani. A me sembra che questo percorso non sia opportuno. E detto per inciso non so come ci possa stare Vendola… Tanto vale dire con chiarezza che vogliamo affrontare un percorso alternativo, diverso.

L’alternativa potrebbe essere un avvicinamento al Movimento 5 stelle?
Il nostro partito ha un ottimo rapporto con Grillo. A una simile ipotesi loro non si sono detti interessati. Tanto vale, forse, capire se all’interno del Pd tutti stanno al gioco di Bersani. E poi dialogare con liste e gruppi della società civile che stanno nascendo. Avviare con loro un dialogo che potrebbe portare a un’alternativa reale a quella cosa che ci ritroveremo il giorno dopo le elezioni con una legge elettorale frutto di tecnicismi che riprodurranno la situazione attuale.

Bersani dice che vi siete isolati…
Noi abbiamo tenuto una linea molto severa nei confronti del Pd. Abbiamo usato una terminologia e una strategia di comunicazione molto forti che, comprensibilmente, a Bersani non sono piaciute. Ma l’abbiamo fatto per esempio sul fatto che sull’articolo 18 il Pd ha votato delle cose che non ci piacevano, che sui cacciabombardieri siano state fatte delle scelte che a noi non piacciono. Non era una critica alla persona Bersani, ma alle contraddizioni politiche che il governo di cui Bersani e il Pd erano l’architrave ha proposto.

Il consiglio regionale della Lombardia

Il consiglio regionale della Lombardia

Veniamo al Pirellone. Con un gesto eclatante lei si è dimesso dal consiglio regionale. Perché?
Idv, Pd e le altre forze d’opposizione in Regione volevano dimettersi già a marzo. Ma, man mano che ci si avvicinava alla fatidica scadenza dei due anni e mezzo è cresciuto in me il sospetto, magari erroneo, che la caduta di Regione Lombardia sarebbe coincisa con l’ottenimento del diritto al vitalizio. Quando mi sono reso conto che stava andando davvero così, mi sono dimesso. Grazie ai tecnicismi è avvenuto che, nonostante il consiglio si sia formalmente dimesso, i consiglieri restino ancora in carica per 6 mesi. Il che significa anche percepire 6 mensilità, per senza di fatto lavorare o lavorando pochissimo. E’ inaccettabile.

Al suo posto è subentrato Spada, al centro della famosa polemica…
Spada era il primo dei non eletti ed è subentrato al sottoscritto. E’ nella stessa condizione degli altri 79 consiglieri regionali. Ha detto che parte del suo compenso andrà in beneficenza, e questo gli fa onore. Però non è che qualcuno gli ha messo la pistola alla tempia: avrebbe potuto dire a sua volta “no, non ci sto”. E così tutti quelli a seguire. Sarebbe rimasto un seggio vuoto, ma estremamente significativo.

Ma la questione vitalizio?
Su questa questione sono state dette molte cose false. Nonostante sia giovane della politica, forse ho visto lungo. Quando mi dimisi dissi che, pur essendo vero che c’era un decreto che avrebbe tolto il vitalizio già da oggi, ma vedrete che nel corso del percorso che porterà alla conversione in legge del decreto accadrà qualcosa. Ebbene, puntualmente è accaduto: Marina Maggi ha inserito un emendamento che mantiene il vitalizio anche ai consiglieri attuali. Tutti quelli che mi attaccarono, a partire dai colleghi della minoranza, dovrebbero come mimino chiedermi scusa perché si è rivelato quello che temevo.

Taglio dei costi della politica…
Si poteva fare tantissimo: potevano ridurci da subito gli emolumenti. Devo dire che il consiglio regionale in sé ha fatto diversi passi in questo senso. La giunta molto meno, sul piano delle auto blu, dei compensi qualora tu rinunciassi all’auto blu, e così via. Le poche iniziative prese sono state fatte percorrendo il crinale dell’ipocrisia, del politicamente corretto, del facciamo ma fino a un certo punto. E poi ci sono i compensi dirigenziali, le società partecipate che sono dei poltronifici. Io ho messo in discussione queste dinamiche: sono stato aggredito da tutti. Nel momento in cui esci dal branco sei morto.

Lunedì prossimo, all’Auditorium di Bergamo, presenta il suo spettacolo teatrale “La pancia del potere”. Parlerà anche di questo?
Vorrei precisare: non si tratta di un’opera autobiografica. Il protagonista di questa piece teatrale è un peone. Un brutto personaggio, uno dei tanti miracolati della politica, che racconta quanto accade e reagisce. L’opera si apre con una edizione speciale di un telegiornale in cui si narra che la gente è scesa in piazza pacificamente e con un’energia inedita sta riprendendo possesso delle proprie città e delle proprie vite. La reazione del peone è inizialmente rabbiosa, a cui succede poi una sorta di confessione di questo personaggio che prima descrive il dragosauro del potere apparentemente destinato a vittoria perenne. Il resto ve lo lascio scoprire a teatro.

Che impressione le ha fatto Formigoni e il suo modo di governare?
Formigoni è stato per troppi anni e lo sarà ancora per qualche mese, il sire di questa regione. Un monarca. E’ un uomo estremamente capace, affiancato da persone estremamente preparate nel loro ambito. Questa competenza è stata tramutata in un tappeto di potere che ha consentito a Regione Lombardia di gestire la pubblica amministrazione dialogando troppo con un segmento ben definito della società civile.

E’ stato il peggiore errore?
Fatale. E non riguarda solo Formigoni. Chiunque si mantenesse, si fosse mantenuto o si manterrà in quella stessa posizione avrebbe fatalmente favorito il nutrimento, il crescere, il consolidarsi di condizioni di potere che si sarebbero incancrenite e avrebbero portato al rischio, che poi si è verificato, di patologie interne a quella dinamica di potere stessa. Questo è il peccato di Formigoni.

Solo questo?
Poi come sempre esistono vicende personali che interferiscono con quelle politiche. Esiste anche un ego ipertrofico. E’ difficile contrastare Formigoni ed è difficile anche per chi gli è vicino sopportarlo, per l’ingombro che un personaggio di questo genere porta con sé. E’ tempo che davvero che la Lombardia volti pagina, chiunque vinca.

Il futuro di Gabriele Sola: in Regione o a Roma?
Non lo so. Lo scopriremo solo vivendo, ammesso e non concesso che venga ancora candidato.

Ha qualche dubbio?
Qualcuno sul territorio ci sta pensando. Non capisco come mai questa mia iniziativa in Regione non sia piaciuta a tutti. E anche nel mio partito qualcuno ha espresso valutazioni strane.

Nomi e cognomi…
Piffari rappresenta un piccolo nucleo di potere territoriale che si è consolidato nel tempo. Possiamo trasferire un po’ la stessa dinamica di potere che si è sviluppata con Formigoni (ride, ndr). Se non lo facciamo siamo disonesti…

Il vostro approccio mi pare molto diverso…
Lui è il volto di un piccolo nucleo di potere territoriale che potrebbe non vedere con favore che qualche personaggio più giovane per la politica proponga cose diverse e raccolga un minimo di consenso sul territorio. Fa parte delle regole della politica. Ma io le mie posizioni le mantengo a prescindere, non sono disponibile a mettere in vendita le mie idee per una ricandidatura o altro. Vado avanti per la mia strada. Se sarà compatibile e ritenuta positiva, costruttiva per il partito darò la mia disponibilità. In caso contrario farò altro: continuerò a scrivere e fare il mio lavoro. Non sono un politico di professione.

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

I suoi rapporti con Di Pietro come sono?
Straordinari. Di Pietro è stato l’unico esponente dell’Idv al mio fianco il giorno in cui me ne andai dalla Regione. Con lui il rapporto è straordinario. Favorito anche dal fatto che viviamo a pochi chilometri di distanza e quindi spesso ci frequentiamo.

Parliamo di questioni concrete ora. La crisi economica: che soluzioni proponete?
La crisi della gente lombarda è legata all’eccellenza passata di questo territorio. Un territorio che ha fatto del manifatturiero la sua fortuna. Era impresa vera, non inquinata dalla finanza, che alla fine è stata fatalmente indebolita, debilitata da un lato dalla globalizzazione che si è divorata dinamiche storiche, dall’altro dalla crisi finanziaria. Ma, vorrei dire, anche da scelte di governo nazionali che non hanno agevolato l’impresa, penalizzando lavoratori e cittadini.

Ma secondo lei il territorio non ha colpe?
Ci sono alcune esperimenti – il Kilometro Rosso, per esempio – che hanno dimostrato che è possibile fare sinergia, però spesso in questo gioco ci stanno realtà strutturate in modo diverso. Il problema di fondo è di mentalità. Noi avremmo dovuto, e probabilmente si può ancora fare, giocare sul concetto di squadra e proporre la nostra eccellenza e la nostra impresa. A partire dall’aeroporto.

Ma è possibile fare squadra con gruppi di potere che puntano all’egemonia territoriale assoluta?
Ha toccato l’altro punto critico, anche sul nostro territorio. Non è vero che Formigoni ha fatto sì che la Regione Lombardia si mantenesse il territorio ideale in cui competere a parità di condizioni. Quando si parla di sviluppo, si parla di una condizione che favorisca una competizione sana, positiva, non dopata, fra soggetti che, sfidandosi in modo virtuoso, crescono e facciano crescere il territorio, trasferendo alla società e alla comunità questa energia.

Questa è una dinamica che in realtà è mancata…
E’ mancata la capacità di aprire a una competizione vera. Nel momento in cui ti rivolgi esclusivamente ad un mondo, ad un pezzo del mercato delle imprese piuttosto che dei servizi perché quello è il mondo a cui appartieni, e devi favorire quello piuttosto che quell’altro, evidentemente inneschi delle dinamiche che sono contrarie a quelle che dovrebbero portare allo sviluppo.

Dinamica che cela un sostanziale immobilismo…
E’ un sistema immobile che anziché progredire divora se stesso. Anziché evolvere, involve.

Quante possibilità ci sono di riuscire a scardinare questo sistema?
Bella domanda. Come a livello nazionale scommettiamo sulla discontinuità, a livello regionale la domanda è: il centrosinistra è in grado e ha la volontà di proporre una discontinuità con questo sistema di potere che ha nomi, cognomi e sigle ben definite? Questo sistema ha anche interazioni con i mondi imprenditoriali del centrosinistra. Perchè che Cdo facesse affari con le cooperative rosse non lo scopriamo oggi, è risaputo da tempo. Allora abbiamo il coraggio e l’onestà intellettuale e politica di mettere in discussione e azzerare tutto questo? Ripeto, la stragrande maggioranza di queste dinamiche sono del tutto legittime. Ma c’è il legittimo e l’opportuno. Riteniamo opportuno mantenere questi equilibri, anzi squilibri che hanno trovato il loro baricentro?

Me lo dica lei…
Secondo me la discontinuità vera è dire voltiamo pagina, foglio bianco e si riparte daccapo. Ma si riparte da condizioni realmente aperte, favorevoli e positive per il territorio. O forse ereditiamo quel sistema e proviamo a governarlo? E’ un’opzione, ma che secondo me potrebbe risultare meno convincente. La sfida del centrosinistra, di cui l’Italia dei valori è parte a tutti gli effetti, è fondamentale per la regione Lombardia. Ma è una sfida che va affrontata con coraggio e chiamando i problemi con il loro nome, perché altrimenti siamo come in quel film di Benigni, dove il palermitano diceva che il problema principale della Sicilia è il traffico.

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