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Bergamo

Esuberi Ubi, trovato l’accordo. Ma senza Cgil

Di Alessandra Raimondi29 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La sede bergamasca di Ubi Banca

La sede bergamasca di Ubi Banca

BERGAMO — Trovato l’accordo sugli esuberi di Ubi Banca. L’azienda ha trovato l’intesa con i sindacati Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Ugl, Uilca, Sinfub e Unità sindacale Falcri/Silcea. Ma al tavolo delle trattative c’era un’assenza importante: quella della Cgil.

L’accordo raggiunto prevede 650 esuberi a fronte dei 1500 annunciati nel mese di luglio. Ubi garantisce che non verrà fatto nessun intervento al contratto integrativo. Si ricorrerà invece a prepensionamenti, fondo esuberi e giornate di solidarietà.

Polemica la Cgil: “Inizia, con questa firma separata, una stagione difficile per i lavoratori che dovranno sopportare dal punto di vista organizzativo l’uscita di 650 colleghi e l’equivalente di 220mila giornate di lavoro in meno, nella migliore delle ipotesi” spiega Pierangelo Casanova della Fisac Cgil. “Nella peggiore, invece, quella in cui non si raggiungano i numeri che l’azienda si è prefissata con gli esuberi e la riduzione o sospensione dell’orario di lavoro, i dipendenti UBI dovranno pagare di tasca propria all’azienda il costo equivalente”.

“L’accordo separato sottoscritto dalle altre organizzazione – continua Casanova -contiene una serie di norme e tutele importanti ma in larga parte già definite sul tavolo unitario, oppure già deliberate a luglio dal consiglio di Ubi: parlo della riduzione del numero e dei compensi degli amministratori. Dalla notte di ieri alla firma di oggi non è accaduto nulla che ci abbia fatto cambiare idea: il nodo delle giornate di solidarietà che ci aveva spinto a lasciare il tavolo è ancora tutto lì. È una questione estremamente concreta, oltre che di principio: i lavoratori di questo gruppo hanno già pagato”.

“L’impegno inserito nel testo da parte dall’azienda di non toccare i contratti integrativi, poi, resta subordinato al fatto che si raggiungano gli obiettivi di risparmio e che il mercato lo permetta: in questo modo si lascia mano libera all’azienda, mettendo a rischio la tutela dei lavoratori. A nostro avviso, infine, l’impegno ad assumere, dunque a creare nuovi posti di lavoro, è essenziale: su questo punto vorrei far notare che il numero delle persone che l’azienda si impegna ad assumere nel prossimo triennio (cioè 240) è irrilevante rispetto al normale trend di turn over (solo quest’anno, fino a settembre, 96 sono stati i nuovi assunti a tempo indeterminato)” conclude il rappresentante sindacale.

Durante l’incontro è stato approvato anche un piano di stabilizzazione contrattuale e di assunzione di personale giovane per circa 240 soggetti in tre anni a partire dal 2013. Tutti gli interventi previsti sono volti a una diminuzione del costo del lavoro a regime di circa 100 milioni lordi all’anno.

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