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Politica

Gabrieli: “La politica deve essere spirito di servizio”

Di Alessandra Raimondi28 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianmarco Gabrieli durante il suo intervento

Gianmarco Gabrieli durante il suo intervento

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo il discorso che il leader di Italia Futura a Bergamo, Giamnarco Gabrieli, ha tenuto lunedì 26 settembre in occasione del convegno “Un’agenda per il futuro di Bergamo” tenutosi al Centro congressi Giovanni XXIII.

“E anche a Bergamo, in Lombardia ed in Italia, vogliamo che sia così. Che la politica sia spirito di servizio, di persone scelte per merito, visione, competenza e non per cooptazione partitica o peggio perché portatrici di consenso anche malavitoso.

Lasciatemi ringraziare l’attrice Marilisa Barcella che si è prestata per la lettura di questo testo scritto 2500 anni fa. Grazie Marilisa per aver ridato voce a questo discorso. Sono 4 minuti, intensi che personalmente ritengo valere più degli effetti speciali o delle citazioni contemporanee a cui ci siamo abituati.

Queste semplici parole ci riportano alla necessità che ogni componente sociale debba fondarsi su solide basi etiche, senza le quali trascende verso modelli degenerativi.

Così come è successo con questa classe politica, che ci ha portato verso il baratro e che nei prossimi mesi, almeno mi auguro, andremo ad abbandonare quasi completamente, salvando chi tra le persone più responsabili sapranno rimettersi in gioco come individui.

Ma prima di questo passaggio storico, dobbiamo come società civile assumere la consapevolezza che, se siamo arrivati a questo punto, è anche per colpa nostra. Colpa nostra, come società civile, che ci siamo limitati ad osservare la politica e a sentirci cittadini attivi solo il giorno del voto. Colpa nostra, che pensavamo che pagare le tasse, andare in fabbrica, far bene il proprio lavoro, essere genitori o figli responsabili, fosse sufficiente.

Fidandoci, abbiamo dato deleghe in bianco a persone immeritevoli e i danni sono evidenti agli occhi di tutti. Per uscire da questa situazione, non dobbiamo abbandonare la politica: paradossalmente abbiamo bisogno di più Politica: di quella alta, responsabile e capace di grandi disegni; di quella politica che chiede la partecipazione di tutti, l’impegno di ognuno.

Ora è necessario più che mai compiere uno sforzo comune per superare i propri steccati, i propri confini e cominciare ad essere partecipi nel portare il proprio contributo ad un disegno più ampio. Noi tutti, singolarmente dobbiamo sentire come nostro il bisogno di condivisione e di adesione ad un progetto di ricostruzione del Paese, ritrovando quello spirito del dopoguerra che ha permesso all’Italia di essere al centro del mondo.

Cercando di essere uno stimolo verso questa direzione, l’Associazione Italia Futura è stata fondata su iniziativa del Presidente Luca di Montezemolo e del direttore Andrea Romano: per colmare un vuotonella politica, un vuoto di progettualità, per riavvicinare le persone di “buone volontà” all’agire comune.

Senza contributi pubblici, ma con la forza delle idee e dell’autofinanziamento dei propri 65 mila aderenti, abbiamo inizialmente elaborato alcuni studi sulla Cultura, l’Occupazione, la Scuola, la Sanità e la Mobilità Sociale, per poi successivamente ricevere, dai nostri stessi associati, tantissime proposte che sono state catalogate sul sito internet in 16 tematiche (dalla scuola, alla fisco, all’economia).

Da un anno, Italia Futura ha deciso di radicarsi sul territorio, aprendo sedi in tutte le regioni italiane: in Lombardia siamo presenti da maggio e in pochi mesi abbiamo costituito otto associazioni locali che coprono tutta la regione. Abbiamo svolto un’attività di radicamento mirata a comprendere meglio i problemi del quotidiano e per costruire dei piccoli laboratori di idee.

L’incontro di questa sera è il primo evento pubblico dell’associazione Italia Futura Bergamo e segue gli incontri riservati agli aderenti che abbiamo tenuto nelle ultime settimane, durante i quali sono emersi due problemi principali, fortemente concatenati tra loro, di cui soffre il nostro territorio.

Il problema della visione e quello di governance. Bergamo ha le potenzialità per competere a livello internazionale sia sul piano economico che culturale, con asset che ci invidiano: un tessuto economico industriale e artigianale legato al Saper Fare molto forte, grazie ad un capitale umano altamente preparato, tanto che nonostante la crisi quasi la metà della ricchezza prodotta arriva ancora dal manifatturiero; un distretto finanziario che ruota principalmente su tre istituti bancari di territorio; una Università che mira verso l’eccellenza e verso l’internazionalizzazione; un aeroporto internazionale che permette di allargare la vocazione Europea della nostra città e della nostra provincia; una forte cultura della solidarietà e della cooperazione sociale.

Purtroppo manca una regia comune che realizzi un progetto di condivisione e di sintesi, di una chiara definizione di quello che vorremmo essere, di strutturare il Territorio affinché possa competere su scala globale. Che senso ha discutere di un singolo progetto senza considerare il disegno globale del territorio o peggio senza coinvolgere la società?

Questo accade per lo stadio, per l’aeroporto, per l’autostrada Bergamo/Treviglio e per qualsiasi caserma abbandonata. La direzione che vogliamo intraprendere e anche lo sviluppo organico dipendono molto dalla governance del territorio, attualmente suddivisa in 244 comuni, che ne definiscono i confini, ma anche i limiti amministrativi e gestionali. Se vogliamo combattere l’immobilismo serve razionalizzazione, che non deve essere imposta da necessità puramente economiche, ma anche pratiche, di coordinamento di un territorio vasto con progetti importanti da realizzare e che impattano in ambiti comunali diversi.

All’interno del tessuto provinciale esistono buoni esempi pratici, di unioni di comuni che hanno messo a fattor comune le risorse e gli obiettivi, riuscendo ad offrire supporti all’inclusione sociale, maggiore pianificazione del territorio, servizi alla persona ed esperimenti di conciliazione tra famiglia e lavoro (che liberano le potenzialità del lavoro femminile di cui ce n’è estremo bisogno).

Questa è la strada che deve essere incentivata. I progetti della Grande Bergamo sono rimasti sepolti dalla burocrazia dei troppi enti e dagli interessi del particolare, da un coordinamento impossibile di 32 comuni che necessitano di maggiore condivisione e unione.

La città di Bergamo deve diventare Smart (dotandosi di maggiore intelligenza e tecnologia) e contestualmente puntare maggiormente sulla cultura, dalla valorizzazione del proprio patrimonio esistente, alla continua offerta di eventi, il cui costo non può gravare solo sulla città, fino alla messa in rete delle numerose associazioni e circoli culturali presenti.

Lo sviluppo della Grande Bergamo deve essere coerente ed equilibrare l’andamento demografico che ci sbilancia verso un invecchiamento della popolazione. Bisogna quindi pensare a una città abitata, aggregante e attrattiva per le generazioni più giovani. “Porta Sud” , ovvero la Nuova centralità della Grande Bergamo, non può essere dedicata agli uffici pubblici, ma dovrebbe puntare ad ospitare l’Università di Bergamo che in prospettiva diventi un centro europeo d’eccellenza e che si integri con il già presente campus scolastico.

Inoltre servono dei musei vivi, perché il nostro patrimonio culturale non è solo arte, ma è anche il vivere. Esistono spazi come la caserma Montelungo che potremmo dedicare alla valorizzazione dei giacimenti eno-grastronomici, di quei piccoli tesori nascosti di cui l’Italia è piena. Uno spazio che prenda a modello il mercato la Boqueria di Barcellona o la Concessione Francese di Shanghai, pieno di ristoranti, banchetti di frutta, verdura… che diventa un punto aggregante nella città e che può essere messo a servizio dell’industria turistica. Viene di conseguenza dedicare questo spazio a Luigi Veronelli, una persona che già molti anni fa aveva profetizzato questa escalation della realtà orobica nel panorama della ristorazione nazionale.

E attorno a Bergamo, bisogna catalizzare dei poli specializzati; a titolo di esempio ne indichiamo alcuni: della conoscenza scientifica e tecnologica, sfruttando meglio le potenzialità del Kilometro Rosso; di una cittadella dello Sport che non sia solo uno stadio polifunzionale, ma che sia un luogo del benessere della persona, possibilmente da costruire in una zona depressa, affinché sia anche un fattore di recupero urbano; della valorizzazione del distretto nautico sul Sebino anche in chiave turistica
dell’ospitalità di cura per lunga degenza nelle zone più verdi.

Serve, anzi quindi è fondamentale, ripartire dall’indagine Ocse sul Profilo socioeconomico della provincia di Bergamo, cercando di coinvolgere la società tutta in progetto di condivisione delle proprie potenzialità, della definizione degli obiettivi e degli strumenti necessari.

E’ fuori di dubbio che per realizzare qualsiasi progetto non potremo farlo solo con le nostre forze locali. Dovremo avere la capacità di attrarre i capitali dall’estero, inventarci una struttura leggera che non faccia semplice promozione turistica, ma che abbia le competenze per dialogare con fondi sovrani esteri per illustrare le potenzialità di investimento sul nostro territorio.

Dobbiamo aprire un libro bianco, un’agenda per il nostro Territorio che vada oltre le scadenza elettorali e gli steccati partitici. Dobbiamo aprire “il primo cantiere della Terza Repubblica che deve ricostruire il senso di appartenenza ad una comunità, la consapevolezza che, al di sopra dell’interesse individuale esisteun patrimonio collettivo che non può e non deve essere disperso”, ma anzi deve essere raccolto e sostenuto.

In questa direzione, questa sera per inaugurare la presenza della nostra associazione sul territorio bergamasco abbiamo scelto uno strumento: l’ascolto. Cercheremo di comprendere la cornice Europea, di chi per lavoro ne conosce gli indirizzi e di chi ne sente sia l’appartenenza che l’impatto concreto sulla vita quotidiana; e cercheremo di capire come il quadro del nostro territorio possa essere dipinto con le tre leve dello sviluppo: la Cultura, la Solidarietà e la Produttività”.

Gianmarco Gabrieli
Italia Futura

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