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Violenza sulle donne: sagome senza parola a Bolgare

Di Alessandra Raimondi26 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Foto Courtesy: progettoperbolgare.blogspot.com

Foto Courtesy: progettoperbolgare.blogspot.com

BOLGARE — Un centinaio di sagome femminili, a dimensione naturale, immobili, silenziose, a simboleggiare il disagio di fronte alla violenza sulle donne. Così Bolgare ha deciso, con l’Associazione genitori per una comunità educante, di celebrare “la giornata internazionale contro la violenza sulle donne” del 25 novembre.

A ogni figura femminile esposta in Piazza della Vita è associato il nome della vittima donna e del suo carnefice. Su una di loro si legge “Cristina Marian, 23 anni, uccisa da un cliente”. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione e la prevenzione contro un fenomeno che ogni anni miete migliaia di vittime innocenti in tutto il mondo.

Per questo si è mobilitata anche la Cgil.  “Abbiamo ricordato la data del 25 novembre dal primo anno della sua istituzione, nella convinzione che la violenza sulle donne sia un terribile fenomeno culturale da combattere non solo con strumenti giuridici ma soprattutto con una crescita di consapevolezza di entrambi i generi” ha spiegato oggi Luciana Fratus, responsabile delle Politiche di Genere del sindacato provinciale.

“E’ importante chiamare col loro nome gli atti di violenza compiuti sulle donne, è fondamentale continuare a dare voce a chi li subisce, siano essi psicologici o fisici, senza rassegnarsi mai e senza chiudersi nel silenzio. Fondamentale è anche raccogliere dati sul fenomeno: in provincia di Bergamo si sono rivolte all’Associazione Aiuto Donna nel 2011, 184 donne di cui 113 italiane e 71 migranti. Quest’anno, invece, da gennaio fino alla scorsa settimana, sono state in 216 a chiedere aiuto all’associazione, di cui 164 italiane e 52 straniere.

In Italia e in Europa, così come rilevato nel rapporto elaborato da Rashida Manjoo, relatrice speciale sulla violenza contro le donne delle Nazioni Unite, la violenza in famiglia è una realtà molto diffusa, ma anche poco denunciata: il 76 per cento delle violenze nel nostro Paese avviene tra le mura domestiche a opera di ex partner, mariti, compagni o persone conosciute ed è, stando all’Onu, la causa del 70 per cento dei femminicidi. In Italia, nel 2011, sono morte 127 donne, il 6,7 per cento in più del 2010. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica.

Alessandra Raimondi

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