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Economia

Crisi, l’alternativa esiste: le monete complementari

Di Redazione22 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una banca in cui si usa moneta Wir

Una banca in cui si usa moneta Wir

BERGAMO — Come molti sanno, con il sistema delle Banche centrali (la Banca d’Italia è una di queste) non sono gli Stati a battere moneta, ma le banche stesse. Le banche centrali infatti sono di proprietà delle banche private e non degli Stati, che hanno rinunciato a una parte importante della loro sovranità consegnando questa importante funzione a un sistema privato.

Ciò ha comportato il progressivo distacco della moneta dall’economia reale. Accade dunque, in estrema sintesi, che per avere del denaro lo Stato, ad esempio quello italiano, non si riferisca in senso stretto a dei valori economici o produttivi, ma emetta dei titoli di debito: ovvero i titoli di Stato che “vende” alle banche, tramite la banca centrale, che il sistema bancario rivende ai cittadini, il tutto guadagnando sui tassi di interesse.

Alla moneta corrisponde quindi semplicemente una specie di “cambiale” . Ora però in numerose parti del mondo sono nate, e continuano a nascere e crescere le cosiddette  “monete complementari”. Si tratta di un fenomeno con forte diffusione all’estero (ne parleremo approfonditamente in altri articoli), ma che comincia a comparire anche qui in Italia.

Per capire meglio il fenomeno dobbiamo partire dall’idea che la moneta complementare altro non è che un supporto tecnico agganciato ai beni reali. In altre parole, consente di agevolare una forma evoluta di baratto, da un lato, e di fronteggiare le crisi di liquidità create dalle banche, dall’altro.

Ciò che rende una moneta quello che è oggi (visto che non è più convertibile in nulla di concreto) è semplicemente il fatto che per convenzione sociale io la accetti e le dia un valore. La moneta complementare parte appunto da lì, dal fatto che un sistema di imprese o una comunità di cittadini siano disponibili ad accettare in pagamento un pezzo di carta su cui sia stampato qualcosa di diverso da quello che ci stampa la banca centrale, con in più il fatto che alla sua origine ci sia la creazione di un bene o di un servizio.

Come dicevo, e ci torneremo, all’estero il fenomeno è tutt’altro che modesto. Basti pensare che in Svizzera, la patria delle banche, il circuito “Wir” offre moneta complementare per fare fronte alle crisi di liquidità a oltre 60.000 imprese. In Italia c’è qualche interessante esperimento: il Sardex (in Sardegna), operativo dal 2010, i Danee milanesi, buoni di  solidarietà complementari, e lo Scec napoletano, tanto per citarne alcuni.

Non tutti hanno le stesse modalità di funzionamento, ma tutti hanno lo stesso scopo: combattere la crisi restituendo ai cittadini una parte della loro sovranità. Nelle prossime puntate li analizzeremo da vicino.

Carlo Scotti-Foglieni

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