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Storia

Bergamo scomparsa: il colle di San Vigilio

Di Redazione21 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il castello di San Vigilio

Il castello di San Vigilio

Fin dalle epoche più remote, la cinta fortificata cittadina escluse il colle di San Vigilio. Includerlo avrebbe comportato la costruzione di una cerchia amplissima ragionevolmente irrealizzabile. La parte delle mura ad esso sottostante, nella zona che è sede attuale del Seminario, per ragioni di carattere orografico risultava particolarmente vulnerabile. Aprirvi una breccia era più facile che altrove. Il colle aveva quindi assoluta rilevanza come postazione di avvistamento data la sua altitudine (m.495) e l’ampiezza della visuale, ma anche importanza strategica, perché la sua conquista apriva al nemico l’accesso alla città. Documentata attraverso questa via, come abbiamo già visto, la distruzione di Bergamo nel IX secolo.

La fortificazione dovette essere oggetto di cure particolarmente vigili fin dall’età precedente all’occupazione romana. In età altomedioevale fu nota con il nome di “castellum”, ma anche con quello di “capella” data la presenza di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena. Successivamente questo secondo termine prevalse nella documentazione e l’edificio divenne elemento iconografico dominante nella rappresentazione della città. Chiaramente visibile nel disegno già citato e conservato presso la Biblioteca di Mantova.

Il Comune vi ripristinò un “castrum ” e una “turris” e curò che fosse vigilata da una guarnigione conveniente. La “cappella” era considerata simbolo delle libertà cittadine. Presente al margine superiore della pianta di Alvise Cima risulta definita da quattro torrioni angolari a pianta circolare e da una porta torre d’ingresso.

I documenti continuano a citarla soprattutto in occasione di eventi bellici. Nel 1419, nei momenti sanguinosi della contesa tra Milano e Venezia, i Visconti, perduta Bergamo, la riconquistarono corrompendo le guardie del fortilizio. Precedentemente essi avevano attrezzato di difese anche il vicino colle della Bastia, più alto di pochi metri, ma in posizione tale da poter comunicare mediante segnali di fumo o luci notturne con la bastia di Sombreno e le fortezze di Mapello e Carvico, anch’esse viscontee. “Chi à la Capella è signor di Bergamo”, commentava nel 1483 lo studioso veneziano Marin Sanudo in visita nella nostra città.

I primi anni del Cinquecento furono tragici sia per Bergamo che per tutta la terraferma veneta di cui ora la città faceva parte. Sconfitto nel 1509 ad Agnadello dalle truppe coalizzate di Francia, Impero e Papato, l’esercito della Serenissima fu costretto ad arretrare fin quasi alla laguna. Per l’unica volta nella sua storia Venezia si preparò ad un assedio.

Bergamo fu occupata per tre anni dai Francesi. Tornata sotto il dominio veneziano, nel 1515 fu devastata per molti mesi dalle truppe spagnole arroccate nella “cappella”. In seguito alla cacciata degli invasori da molte parti si avanzarono proposte di radere al suolo la fortezza. Non furono realizzate. L’ordine inviato dal Senato al Provveditore Michiel fu disatteso.

I drammatici avvenimenti furono però le premesse che portarono il governo veneziano ad elaborare un piano di fortificazione dell’intero territorio del dominio ed in particolare di Bergamo. Vedremo nel prossimo incontro come l’assillante timore di un attacco proveniente dal colle di San Vigilio abbia condizionato la costruzione della parte settentrionale, sicuramente la parte più bella e meno conosciuta delle nostre mura.

Andreina Franco Loiri

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