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Politica

Pdl Bergamo: tutti i perchè di una festa sotto tono

Di Redazione19 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Formigoni con Capelli durante la serata di venerdì

Formigoni con Capelli durante la serata di venerdì

BERGAMO — Tira una gran brutta aria per il Pdl. Mentre a Roma un comizio pro-Berlusconi è andato deserto, la festa di tre giorni del Popolo della libertà bergamasco, a Grumello del Monte, é stata decisamente sotto tono per numero di presenze.

Doveva essere la festa della consacrazione del nuovo segretario provinciale Angelo Capelli, la vera “prima” con protagonista la coalizione uscita vincitrice dal congresso di febbraio. Ma alla fine i numeri sono stati impietosi. Nonostante gli sforzi organizzativi di Marcello Raimondi e Franco Cometti, al “Formigoni day” di venerdì sera che ha aperto la festa c’erano 120 persone circa. Alla serata finale di domenica i partecipanti hanno superato quota 100. Il punto più basso lo si è toccato sabato sera, quando sotto il palco erano presenti una cinquantina di persone in tutto.

Risultato: 500 persone (esagerando) in tre giorni. Sono lontani anni luce i tempi delle adunate oceaniche di Forza Italia. E sono distanti persino i risultati della festa di Ghisalba che, in versione “Gelmini addicted”, fece registrare circa tremila presenze in 72 ore.

Ora come si spiega una simile disaffezione? La scarsa affluenza è figlia, prima di tutto, di errori strategici. Si è voluto attribuire alla manifestazione il significato di una celebrazione della nuova era Capelli, in un momento in cui Formigoni e i suoi sono al minimo storico nella credibilità dell’elettorato. Si è voluto dare una dimostrazione di forza e compattezza quando divisioni e defezioni, non solo della minoranza, erano già emerse in coordinamento provinciale, consigliando cautela. Infine, si è fatto ricorso a una massiccia campagna di stampa per mascherare un consenso che dopo il congresso è andato progressivamente scemando.

In secondo luogo ci sono stati enormi errori organizzativi. La festa era aperta a tutti, ma non c’è stato alcun invito ufficiale ai parlamentari o ai consiglieri provinciali e comunali: le regole di cortesia istituzionale dovrebbero esistere sempre, anche se cambiano le amministrazioni.

Contraddittorio, poi, è stato il messaggio mandato all’elettorato. Tutta da comprendere per esempio la posizione degli ex An bergamaschi che fanno capo al circolo “Nuova Italia”. Il gruppo, venerdì mattina, ha inviato una mail a tutti gli iscritti orobici del Pdl invitandoli a partecipare sabato 17 novembre al megaconvegno di Milano con Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. Il convegno è durato fino a sera inoltrata ed è arrivato agli interventi finali dei big proprio mentre il coordinatore regionale Mario Mantovani avrebbe dovuto parlare a Grumello del Monte.

L’invito ai bergamaschi ad andare a Milano ha rischiato di trasformarsi in uno sgradevole sgarbo istituzionale nei confronti di Mantovani. Quanto al segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano, la segreteria bergamasca ha provato in tutti i modi a contattarlo. Alfano era al convegno di Milano. Da lì a Grumello, ci sono solo una cinquantina di chilometri che Alfano si è ben guardato di percorrere.

La serata di sabato, alla festa del Pdl di Grumello del Monte

La serata di sabato, alla festa del Pdl di Grumello del Monte

E qui arriviamo alla questione di fondo, che la festa ha fatto emergere in tutta la sua dirompenza. Senza un progetto chiaro e definito, molti militanti non se la sono sentita di partecipare a una manifestazione che, dai più, è stata percepita come una passerella di Roberto Formigoni e dei suoi seguaci. Sì perchè, è inutile far finta di nulla: c’è un problema politico grande come una casa dentro il Pdl di Bergamo. Si chiama mancanza di condivisione: di obiettivi, di strategie, di visione. E’ un problema peraltro non nuovo. Ma si è acuito in maniera drastica dopo il congresso e la vittoria dei formigoniani di Capelli.

La minoranza laica, pur con sfumature e toni diversi, non condivide il modo di gestire il partito da parte di Capelli&Co., il metodo utilizzato per governare e tanto meno i canoni su cui è stato costruito. Lo ha detto nelle sedi deputate. Talvolta con irruenza, talvolta sotto traccia. Ma i laici, detto fuori dai denti, non hanno mai sopportato un partito a trazione formigoniano-ciellina. Ancor meno oggi che importanti personaggi di quel mondo che ha contribuito in maniera determinante alla vittoria del segretario Capelli sono stati messi in discussione da inchieste giudiziarie.

Per questo, fra le due ali del partito in questo momento non c’è accordo praticamente su nulla. Nemmeno sul candidato da presentare alle prossime elezioni regionali. I formigoniani vogliono a tutti i costi Albertini. I laici guardano a Maroni. E di conseguenza divergono le indicazioni sulle eventuali candidature bergamasche. Così, in questo scenario di contrapposizione più forte che mai, dove la mediazione è un miraggio e fioccano frasi del tipo “o dentro o fuori”, nessuna delle due fazioni è disposta a fare sconti.

Se poi dal palcoscenico della festa si attacca Silvio Berlusconi, ispiratore dei laici, è davvero difficile che il braccio destro del Cavaliere Mario Mantovani si faccia passare di colpo i dolori alla schiena, prendendosi la briga di partire da Milano per raggiungere Grumello e celebrare i cinquanta amici di Formigoni.

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