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Merisi: da dove viene l’acqua che beviamo a Treviglio?

Di Alessandra Raimondi19 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

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TREVIGLIO — Constatato che non è stata l’acqua bevuta la causa dei malori nei ragazzi all’Istituto Mozzali di Treviglio resta però il dubbio su cosa abbia causato quel malessere. La questione acqua a Treviglio è molto sentita. E annose sono le questioni che la riguardano. Federico Merisi, consigliere comunale di minoranza del Comune di Treviglio nonché medico esperto dell’Asl, spiega le sue perplessità.

Dottor Merisi, cosa pensa dei dati ottenuti dalle analisi dell’acqua all’Istituto Mozzali?
Le parlo da consigliere comunale. Sono assolutamente convinto che le analisi sono state complete. Perché in questi casi si va a cercare un po’ tutto, è probabile che la stampa abbia riportato i parametri di maggiore interesse o i parametri che potevano essere considerati la causa dei sintomi dei ragazzi. In questo caso si fanno tutte le analisi, si cercano 20-25 parametri e poi se ne pubblicano tre o quattro perché sono quelli di maggior interesse quindi sapere colore, sapore, odore, torbidità, in quella sede essendo negativa l’analisi non interessa più di tanto. Questo è un dato. Secondo dato, io sono convinto che, sulla base della sintomatologia si orientano le analisi, chi fa il prelievo dice al laboratorio cosa cercare.

Che opinione si è fatto dell’accaduto?
Non voglio assolutamente strumentalizzare la questione, perché non è proprio il caso. Qui si sta parlando di ragazzini che sono stati male, non stiamo parlando della presenza di cromo o di altri inquinanti come l’atrazina che è nell’acqua da ventisei anni o quant’altro. Quindi si tratta di un evento acuto, per usare termini medici. Credo che qualcuno abbia approfondito invece anche questi aspetti, per capire se la questione è legata solo a quell’acqua oppure magari anche a qualcos’altro. Come tempistica è simile a quando si mangia qualcosa di avariato e si inizia a star male solo dopo qualche tempo. Magari non è questo il caso, può essere che non lo sia, però non ho in mano, come consigliere di minoranza, gli atti di quello che è successo, l’analisi dettagliata o un verbale.

Alla luce delle analisi negative, non pensa che il motivo sia da andare a ricercare da un’altra parte, per esempio chiedendo ai ragazzi qualche particolare in più?
Sì, può darsi. Però se i ragazzi sono finiti in pronto soccorso può essere che il collega del pronto soccorso abbia già fatto un’indagine anche di questo tipo. Che abbia fatto diverse domande ai ragazzi.

Però il pronto soccorso non può rivelare i dati personali dei pazienti…
Se fosse un incidente sul lavoro o cose così, il pronto soccorso ci manda il referto. In casi di questo genere, dove non viene interessata la medicina del lavoro, entrano in merito altre valutazioni. Certo penso che la preside, che conosco e che stimo particolarmente, queste indagini interne le abbia fatte. Che poi i risultati non vengano pubblicizzati, per carità, è anche nel suo diritto.

Quindi voi cosa farete in consiglio comunale?
Non so. Prendo per buone le versioni del sindaco e della preside. Immagino che ci sia comunque un’informativa nel prossimo consiglio che dovrebbe essere il 27 novembre.

In generale, cosa pensa dell’acqua di Treviglio?
Io mantengo sempre i miei dubbi, e me li porto dietro già da anni, sul tipo di inquinamento che alcune ditte hanno portato nell’acqua di Treviglio. Partendo dall’Atrazina che non è solo un problema di Treviglio, e che dal ’76 a oggi dove c’era c’è ancora e che dal 1991 non può più essere venduta e utilizzata. Probabilmente è un tipo di molecola resistente, che negli anni si sedimenta. Per altri inquinanti recenti come dimetridazolo e carbamazepina ci sarebbe un sentenza della procura di Bergamo che assolve la Farchemia dai due capi d’imputazione. Dal primo sono stati assolti perché il reato è passato in prescrizione, nel secondo perché non costituisce reato essendo la concentrazione de due inquinanti, che sono due principi attivi di farmaci, riscontrata nell’acqua di Treviglio, di molto inferiore alla soglia considerata dose terapeutica. Noi nell’acqua abbiamo riscontrato neanche un microgrammo quando la dose terapeutica è di 100 milligrammi di carbamazepina.

Sulla questione cromo, invece?
Sul cromo qualche dubbio in più ce l’ho perché non c’è una norma precisa che regoli la sua quantità. Io ho scritto a Roma tanto tempo fa per questa questione, mi hanno detto che andrebbe cambiata la norma ma intanto nessuno l’ha ancora fatto e il cromo se ne va. Non c’è nessuna evidenza di cancerogenicità a livello di ingestione anche perché il cromo esavalente è diventato “cancerogeno” nel momento in cui hanno scoperto che i lavoratori che respiravano questi fumi contenenti cromo accusavano problemi all’apparato respiratorio in particolare tumori. Però ci sono una serie di norme che trattano questo argomento che dicono: la legge 152 afferma che se ci sono almeno 5 microgrammi di cromo esavalente si deve bonificare la falda, se invece si guarda la legge 31 del 2001, dove si parla di acqua da bere, si possono avere fino a 50 microgrammi di cromo. Ma attenzione, non esavalente. Allora io non riesco a capire come mai nella stessa falda, io devo bonificare se ci sono 6 microgrammi al litro di cromo esavalente mentre posso bere fino a 49 microgrammi litro di cromo. C’è qualcosa che non va.

Davvero…
In più, siccome fino all’altro ieri non c’era altra possibilità che fare una barriera idraulica, quindi eliminare tutta l’acqua contaminata poi quest’acqua dove andava? Nei fossi. Dove è ammessa la concentrazione di 200 microgrammi al litro. Ma poi quest’acqua dai fossi va sui prati e va giù ancora in falda. Questi sono dubbi mi son sempre tenuto.

E son dubbi che sono poi stati chiariti?
In questo caso si faceva riferimento alla norma 31 sull’acqua potabile che ammette fino a 50 microgrammi di cromo al litro. Quindi è stato preso per buono cromo totale sia dall’Asl che dalla Regione. Io personalmente qualche serio dubbio ce l’ho, mettendo insieme le tre norme.

Sempre nell’analisi pubblicata sul sito di Treviglio, a causa di una scansione poco precisa, non si riescono a leggere bene i dati dei metalli e semimetalli come arsenico e zinco…
Guardi che io sappia, non sono mai state superate le concentrazioni massime di queste sostanze nell’acqua di Treviglio. Certo è che in Baslini le superiamo abbondantemente però è una bonifica e quindi è un altro discorso.

Lei beve l’acqua di Treviglio?
No, non la bevo. Innanzitutto perchè preferisco l’acqua gasata. Il principio di salute pubblica mi porta invece a dire: voglio l’acqua il più pulita possibile. Hanno reso più profondi i pozzi, ma non è chiaro per tutti da dove arriva l’acqua del proprio rubinetto. Attenzione, non voglio dire a Cogeide che non ci racconta le cose. Credo solamente che a seconda delle pressione di spinta e della richiesta d’acqua una volta mi può arrivare da un pozzo una volta da un altro. Poi, voglio dire, Brebemi ha danneggiato un tubo dell’acqua a Sud di Treviglio e il problema si è verificato in zona Nord. Domanda da 100 milioni: da quando l’acqua torna indietro?

Ce lo dica lei?
Ci vuole una spinta sotto. Brebemi non ha cantieri della zona nord. Se io trancio un tubo non ho più pressione di spinta e quindi la pressione dei rubinetti sarebbe dovuta diminuire e invece non è successo, è solo uscita acqua torbida.

Sono tutti dubbi che farete presente in consiglio comunale?
Certo, se si discuteranno queste cose, io alzerò come sempre la mano, e farò qualche domanda.

Alessandra Raimondi

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