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Valseriana

Honegger, Bresciani (Cgil): cercasi investimenti innovativi

Di Alessandra Raimondi14 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Luigi Bresciani

Luigi Bresciani

BERGAMO — “Non è più tempo di presìdi ma di intese”. Così il segretario provinciale della Cgil Luigi Bresciani commenta la drammatica situazione della Honegger di Albino. Secondo il numero uno del sindacato bergamasco serve un’intesa tra banche, politica e aziende per creare una nuova iniziativa dove le parole d’ordine siano qualità e innovazione. L’accordo si cercherà nelle prossime settimane intorno ad un tavolo tecnico voluto da Confindustria insieme ai rappresentanti della Provincia, Camera di commercio, Imprese & Territorio e i sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Bresciani, che possibilità ci sono per l’azienda Honegger di sopravvivere?
Per quanto riguarda la società Honegger dei fratelli Zambaiti è bene non farsi troppe illusioni. Nel senso che quell’azienda, nel momento in cui Zambaiti ha deciso di chiudere, ormai ha perso tutto l’avviamento. Non ha più clienti e ad oggi non ha più un futuro. Quindi quell’azienda Honegger Zambaiti è morta.

Allora che futuro avranno i lavoratori?
Da qui a dire non c’è più futuro nemmeno per i lavorati ce ne corre. Nel senso che, a questo punto, noi stiamo lavorando insieme a Confindustria e Camera di commercio e Imprese e Territorio per intervenire su quell’area e vedere se è possibile far partire dei progetti d’impresa entro quel sito industriale. E poi stiamo lavorando perché i lavoratori abbiano tutti gli ammortizzatori sociali necessari per essere accompagnati nei prossimi due o tre anni, intanto che si trovano delle soluzioni imprenditoriali a questa situazione.

Come giudicate la volontà di creazione di un tavolo tecnico per la ricerca di soluzioni realizzabili?
Il tavolo tecnico è stato proposto dal presidente di Confindustria Mazzoleni a fronte di una riunione che avevamo chiesto noi come Cgil, Cisl e Uil. Noi siamo in accordo con questo tavolo tecnico, per verificare se non ci sia più alcuna possibilità di far ripartire l’azienda Honegger anche con dei proprietari diversi. Quindi si esplora anche questo tipo di percorso. Un altra cosa positiva di questo tavolo è che serve anche ad esplorare possibili iniziative imprenditoriali.

In che senso?
Non significa voler fare un’azienda con trecento dipendenti, ma vogliamo vedere se è possibile generare attività che occupino venti persone da una parte, quaranta da un’altra. Quindi dovremo anche ragionare su quale ipotesi d’investimento manifatturiero di qualità si può lavorare.

In quanto tempo pensate di risolvere il problema?
Il problema è questo: dobbiamo dare a questi lavoratori uno, due o tre anni di respiro, che sono i tempi di cui noi abbiamo bisogno per trovare soluzioni verosimili che ci permettano di capire come uscire da questa crisi dal punto di vista dell’innovazione e della qualità del nostro manifatturiero. È impensabile che noi usciamo dalla crisi con lo stesso manifatturiero che avevamo quando ci siamo entrati.

Quali sono le vostre aspettative?
Ci aspettiamo che le imprese e la politica da una parte, attraverso politiche d’incentivazione possano fare qualche ragionamento sull’innovazione, sulla qualità, sui nuovi prodotti su nuove imprese del manifatturiere e sull’avviare delle sperimentazioni anche di avvio di imprese con l’aiuto del sistema bancario.

Ci sono già state imprese che si sono proposte?
No, stiamo appena per partire. Settimana prossima torneremo al tavolo tecnico e partiremo col verificare che intorno a questo tavolo ci siano anche i cosiddetti imprenditori dell’innovazione della terra bergamasca. Perché almeno diano il loro contributo all’interno di questo tavolo per fare dei ragionamenti validi perché non è il sindacato che fa l’imprenditore. Noi speriamo proprio che partecipino queste figura imprenditoriali importanti per la provincia.

Si è parlato anche di un’ipotesi di cooperativa, lei cosa ne pensa?
La cooperativa è una cosa seria, quando si fanno ragionamenti su quantità minime o comunque non elevate di dipendenti e poi in un settore come questo maturo, dove c’è il valore aggiunto dei clienti. Ma ora i clienti sono spariti non è che si può formare una cooperativa. Se non ci sono clienti di cosa si dovrebbe occupare? Trovo questa una proposta molto complicata se collocata dentro la realtà della Honegger.

Quindi voi vedete come soluzione migliore quella che vede nuove imprese che portino innovazione?
Esatto. Ci possono e ci devono essere iniziative su altri fronti. Voglio dire non significa avere solo un’iniziativa ma molte e differenti, non solo nel manifatturiero ma anche sul commerciale. È tutto da verificare. Il problema è trovare delle soluzioni, perchè in un’area così che va da Albino a Nembro a Pradalunga e forse anche a Cene ci sono circa 500 famiglie che non hanno più il lavoro. È evidente che tutto quello che si può fare per creare posti di lavoro è benvenuto.

Nel frattempo che fine faranno i presìdi ai cancelli?
Il presidio probabilmente finirà con l’assemblea che faremo sabato. Sabato ci sarà l’assemblea con i parlamentari. Il presidio a questo punto dovrebbe finire perché adesso l’azienda è lì ma la richiesta di quell’azienda non erano gli operai ma i clienti. I clienti ora non ci sono più e quindi è inutile presidiare. Però noi parleremo anche con la politica bergamasca sia sul fronte delle idee sia sul fronte degli accordi per gli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori.

Alessandra Raimondi

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