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Chiediamo criteri antisismici per le medie di Villa d’Almé

Di Redazione11 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un sismografo

Un sismografo

VILLA D’ALME’ — Ho letto con attenzione ed interesse un interessante articolo sulla stampa locale dal titolo “Promosse le medie di Villa d’Almé”. Più che promosse avrei scritto: “Rimandate a settembre”. Battuta a parte, oltre ad alcuni importanti problemi ancora da risolvere quali la realizzazione della strada d’accesso (senza la quale la scuola non sarà fruibile) e l’integrale copertura finanziaria dell’opera pubblica (strada e edificio scolastico), vi un aspetto progettuale che viene dai pi ignorato, ma che ritengo fondamentale in questa situazione e rispetto al quale vorrei sia dato il giusto risalto mediatico.

Non per salvarmi la coscienza, ma solo per poter far comprendere all’opinione pubblica i criteri adottati per progettate le opere pubbliche dalle nostre Amministrazioni. Mi riferisco alle caratteristiche antisimiche che il nuovo edificio scolastico dovrebbe avere, ma che in base alla normativa vigente, che pone il nostro comune in zona 4 (cioè a basso rischio sismico), non avrà.

L’esperienza del passato prossimo ci ha insegnato che le zone a basso rischio sismico non sono assolutamente immuni da fenomeni tellurici, essendo le mappe del rischio sismico compilate considerando solamente il cosiddetti “indici di ripetitività” dei fenomeni. In sostanza, ove i terremoti sono frequenti l’indice di rischio alto, ove invece sono sporadici l’indice di rischio basso, ma questo non vuol dire che in queste ultime zone non si possano presentare fenomeni anche devastanti. In Emilia e nel Mantovano molte aree interessate dal recente sisma sono classificate in zona 4 a basso rischio, ma abbiamo visto cosa accaduto. Per il semplice fatto che erano cinquecento anni che non avveniva un terremoto la zona era considerata a basso rischio, ora probabilmente passerà in zona 3 o zona 2.

Paradossalmente, per il principio della legge sulle probabilità, i territori come il nostro, ove da tempo immemore non si riscontrano sismi, dovrebbero essere a rischio maggiore. In Emilia ora è molto probabile che per altri cinquecento anni non accadrà più nulla. I massimi esperti del settore a livello nazionale hanno detto e scritto in ogni modo che i terremoti non possono essere previsti e che l’unica possibilità di difesa la prevenzione mediante l’innalzamento della qualità degli edifici che devono poter resistere ai sismi. Non è una novità che in stati come America o Giappone si conviva tranquillamente con fenomeni ben più forti di quelli che hanno distrutto l’Emilia o L’Aquila.

Le tecnologie edilizie da applicare esistono e non sono economicamente proibitive: si stima nel 15 per cento l’aumento del costo da calcolarsi solo per la parte strutturale. Ma allora perché non applicare queste tecnologie a tutti gli edifici indistintamente? Tutti sanno che l’Italia ad alto rischio sismico e vulcanico ed quindi paradossale che ci siano zone 4 ed a distanza di pochi chilometri zone 3 o zone 2. Se il terremoto si dovesse manifestare certo non limiterà la sua potenza in base alle zonizzazioni stese sulla carta, si propagherà indistintamente distruggendo tutto quanto incontrerà sul territorio. Se poi aggiungiamo che la struttura della nostra nuova scuola media sarà di tipo prefabbricato, ed abbiamo visto che fine han fatto i capannoni prefabbricati emiliani, ragion di più che risulta doveroso e moralmente imprescindibile che la struttura risponda alle più rigide tecnologie antisismiche.

Questo ragionamento stato fatto presente al nostro sindaco nel giugno scorso, riscuotendo una verbale condivisione totale, ma nei fatti poi stato dichiarato impraticabile, si presume, per ragioni finanziarie. Quindi, per ragioni meramente economiche, si metter a repentaglio la vita dei fruitori della nuova scuola, realizzando un edificio che dovrà durare quasi un secolo come il suo predecessore, sprovvisto di quei requisiti antisismici che ognuno auspicherebbe nella propria casa, il tutto con l’avvallo di una normativa antisismica palesemente sbagliata ed inadatta alla difesa degli edifici dai fenomeni tellurici.

Mi pare un atteggiamento paradossale ed inaccettabile in un contesto di logica e coscienza comune. Se si realizza un nuovo edificio pubblico lo si deve costruire con i migliori criteri tecnologici disponibili nell’interesse e per la sicurezza collettiva. L’ignorare il problema solo perché si può dichiarare di essere in regola con la normativa vigente mi pare un approccio al tema assolutamente bigotto e illogico che non dovrebbe neppure essere pensato da un pubblico amministratore. Ma in Italia sappiamo che troppo spesso la logica ed il buon senso sono virtù scarsamente riscontrabili nelle pubbliche amministrazioni. Non lamentiamoci poi delle conseguenze future. Qualcuno comunque potrà dire: ve lo avevo detto!

Enzo Sangiovanni Gelmini

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