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Legambiente Lombardia: discarica di Treviglio proposta scellerata

Di Redazione10 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La zona della cava ex Vailata a Treviglio

La zona della cava ex Vailata a Treviglio

TREVIGLIO — Legambiente Lombardia si oppone con forza alla realizzazione della discarica di amianto di Treviglio e aderisce alla mobilitazione che si è svolta questa mattina.

“Si tratta di una proposta scellerata – dichiara Edoardo Bai, responsabile scientifico Legambiente Lombardia – che si inserisce in una serie di decisioni sbagliate che anziché risolvere il problema dello smaltimento dei 4 milioni di tonnellate presenti nella nostra regione aumenterà solo i conflitti con la società civile che oggi è scesa in piazza per manifestare la propria contrarietà ad un progetto che presenta solo rischi ambientali”.

Se la gestione dell’amianto continuerà con le stesse modalità per smaltire tutto l’amianto presente in Lombardia ci metteremo 20 anni. Il problema infatti non sono li strumenti ma la gestione scellerata dello smaltimento. Fino ad ora infatti in Lombardia abbiamo spedito l’amianto in Germania al ritmo di circa 200.000 tonnellate l’anno. Ma questa soluzione non è più praticabile da sola. Esistono altre due vie che però devono essere oggetto di una progettazione organica e devono essere governate dalle istituzioni: conferire l’amianto in discarica e realizzare i forni per i trattamenti di inertizzazione.

Per le discariche però la situazione ha raggiunto il paradosso perchè da anni la Regione nonostante le numerose proposte, non riesce ad aprire neanche un impianto. Anzi, le sole tre discariche che sono state autorizzate sono tutte sotto sequestro. Si tratta della discarica Cavenord di Cappella Cantone in provincia di Cremona, della discarica Profacta di Brescia e della Ecoeternit di Montichiari. Per il sequestro di Cappella Cantone è contestato, tra gli altri, il reato di corruzione, per cui è sotto inchiesta anche l’ex assessore regionale all’Ecologia Nicoli Cristiani.

Ma non solo, la discarica non rispetta le stesse norme regionali: non ci sono i due indispensabili metri di terreno asciutto sopra la falda. Per le altre due discariche i profili di illegittimità sono differenti: non rispettano le norme per il trattamento e il trasporto dell’eternit, cioè le lastre non vengono trattate con sostanze che impediscano la liberazione di fibre e il materiale viene trasportato in confezioni rotte e quindi non in sicurezza. Ma le tre discariche hanno un particolare in comune: sono ex cave pronte per essere di nuovo riempite, per cui il gestore ha già realizzato i suoi guadagni. Peccato che le convenzioni con comune e provincia dicano che i cavatori al termine dei lavori debbano ripristinare i luoghi, riportando il terreno a livello originario e piantumando fino a realizzare un parco.

In Lombardia al momento ci sono altre 3 proposte di discariche in attesa di autorizzazione. Una di queste è quella di Treviglio che speriamo non venga mai realizzata perchè anche in questo caso i pericoli ambientali sono enormi. Ancora una volta l’errore nella scelta del sito è la conseguenza di una cattiva gestione da parte di Regione e province che si rifiutano di governare in modo complessivo la situazione individuando i luoghi più adatti per le localizzazioni, e si limitano ad accettare le proposte dei privati, che per lo più sono cavatori che sperano di guadagnare due volte e di evitare le spese per il ripristino ambientale. Ma quasi sempre le ex cave sono il luogo meno adatto per realizzare discariche di rifiuti, in particolare di amianto.

“Se si vuole risolvere la questione – conclude Bai – azzeriamo tutte le proposte finora presentate ed elaboriamo un progetto che riguardi tutta la regione e che individui i siti più adatti, discutendo le scelte con le popolazioni interessate prima di qualsiasi decisione operativa. A quel punto si potrà proporre ai privati la possibilità di realizzare impianti nei siti prescelti. Chi afferma la nostra proposta comporterebbe tempi troppo lunghi, non tiene conto della realtà: oggi, fra sequestri della magistratura e opposizione della popolazione, nessun impianto riesce a completare l’iter autorizzativo o comunque ad entrare effettivamente in funzione”.

Mario Petitto
Legambiente Lombardia

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