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Scuola Treviglio: chi è tranquillo, chi non sa e chi ha paura

Di Alessandra Raimondi9 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Automediche e ambulanze alla scuola Mozzali di Treviglio

Automediche e ambulanze alla scuola Mozzali di Treviglio

TREVIGLIO — Il Comune continua a ripetere che non servono allarmismi. La scuola mette cartelli con il divieto di bere acqua. Agli studenti sono distribuite bottigliette sigillate. In attesa dei risultati delle analisi sull’acqua dell’Istituto Mozzali di Treviglio, dove mercoledì una decina di studenti ha accusato malori e quattro ragazzi sono ricorsi ai controlli in ospedale, Bergamosera ha sentito l’opinione dei trevigliesi sulla vicenda.

Molte le persone preoccupate. Altrettante quelle che hanno dato risposte lapidarie, come i baristi interpellati proprio perché l’acqua è un elemento fondamentale nella loro professione. Altri ancora non si sbilanciano in attesa dei risultati degli esami Asl.

“Guardi, nella mia zona va tutto bene, problemi d’acqua non ne abbiamo mai avuti” esordisce Anna Comizzoli del Bar Sisters. La sua collega del Bar Sorriso di via Caravaggio invece era all’oscuro di quanto accaduto. “Sono appena stata informata da un cliente perché non avevo ancora sentito nulla. Lo abbiamo scoperto ora leggendo il vostro giornale – aggiunge la donna -. Sì, beh, siamo abbastanza preoccupati perchè siamo nella stessa via della della scuola. Però comunque non usiamo mai per le nostre bevande l’acqua del rubinetto ma solo acqua confezionata”.

Alfredo Cornici del “Bar Fredo” lavora a poca distanza dalla scuola e ci dice: “Sinceramente non sono preoccupato. Bisogna ancora vedere come è la storia. Io ho la mia attività a 400 metri circa dalla scuola e non mi sono mai capitati casi di intossicazione”. “Sinceramente – continua – mi sembra un po’ eccessivo il caso mediatico. Va bene la notizia ma non sono preoccupato. A cosa penso che sia dovuto? Non so, ma non credo sia l’acqua e comunque bisogna ancora aspettare gli esiti delle analisi”.

Taglia corto Attilio Monzio-Compagnoni che abita in una via della zona: “Mi spiace ma io non sono al corrente di nulla”. Mentre Roberto Magni preferisce la cautela: “Sono un po’ preoccupato, tuttavia bisogna vedere le cause e ascoltare quello che dirà la Cogeide dopo i rilievi del caso. Potrebbe essere anche l’acqua visto che loro hanno bevuto subito prima di sentirsi male. Ma fin quando non c’è un esito bisognerebbe andare cauti. Poi adesso c’è in piedi anche la questione del cromo esavalente che è una cosa che stiamo portando avanti da tanto tempo, anche se non penso sia la causa. Avendo anche la Brebemi a portata di mano non vorrei che sia dovuto alla rottura di qualche tubazione come successo in precedenza”.

“Non posso dire esattamente a che cosa sia dovuta l’intossicazione dei ragazzi – sostiene Enrica Ramelli -. Non penso sia per il cromo esavalente perché, essendo una sostanza cancerogena, agisce lentamente. Però non è nemmeno una questione batterica, perché con i batteri al massimo si sta male dopo qualche ora”.

“Nel mio piccolo sono corsa ai ripari – spiega A.G, una mamma trevigliese – con un depuratore a osmosi inversa, sono madre e ci tengo alla salute dei miei figli. C’è chi dice che non ci sono problemi, non lo so, ma io non voglio rischiare”.

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