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Politica

Oriani: burocrazia impossibile, serve un cambio di mentalità

Di Redazione9 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carlo Saffioti, Mingardi, e Matteo Oriani

Carlo Saffioti, Mingardi, e Matteo Oriani

BERGAMO — “Il problema dell’Italia non sono solo le tasse”: parola di un liberale doc, noto per le sue posizioni controcorrente in un Paese che di liberalismo ha disperato bisogno. Alberto Mingardi è stato ieri sera al Centro congressi di Bergamo per presentare il libro “Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni”, scritto a più mani e pubblicato a cura dell’Istituto Bruno Leoni (il think tank italiano più rigorosamente liberale e liberista di cui è direttore Generale), nell’ambito della serie di incontri “Terzo grado all’Italia”, promossi da “L’Officina delle Idee”.

“Il libro – ha spiegato Mingardi – ha un titolo provocatorio, richiama un po’ ‘La casta’, ma a differenza di quello non cerca di individuare un nemico ad nominem. Piuttosto, tenta di fare un’interpretazione sistemica, mettendo in rilievo come esista un’asimmetria fra il modo in cui lo Stato ci tratta e quello in cui si fa trattare da noi. Un esempio su tutti: la privacy. Mentre noi abbiamo il dovere di essere completamente trasparenti, lo Stato è quasi del tutto opaco nel dirci come spende i soldi che ci ha sottratto con le tasse. E ancora: Lo Stato, fra i cui compiti c’è quello di far rispettare i contratti, è il primo a eluderli. Nel libro abbiamo provato a far emergere tutte queste incongruenze”.

Secondo Mingardi non c’è solo il problema, ben noto, dell’invadenza dello Stato: “Il fatto – afferma – è che, sin da pochi anni dopo l’Unità d’Italia, è prevalsa nel nostro Paese l’idea che l’attività del governare non possa essere considerata alla stessa stregua di tutte le altre: la polemica, nel 1874, fra Ferrara e Lazzati, è attuale ancora oggi e conferma come già al momento dell’unificazione nazionale si è radicato il concetto per cui il Governo non è sottoposto agli stessi principi cui sono sottoposte le altre attività”.

La conseguenza principale è un gap rispetto agli altri Paesi occidentali, e non solo con loro: «Uno dei requisiti che si chiede allo Stato è la produzione di certezza del diritto – spiega Mingardi – Ma da noi le leggi sono scritte sull’acqua e sono tantissime, tanto che lo Stato stesso è in grado solo di fare stime sul loro numero. In tale situazione di incertezza, lo Stato fa quello che vuole, esattamente come un sovrano assoluto. Nelle classifiche mondiali sulla complessità del sistema normativo persino i Paesi in via di sviluppo fanno passi avanti mentre noi restiamo al palo».

Qualche parola Mingardi l’ha riservata anche alla pressione fiscale: “È palesemente troppo alta, senza contare che i servizi restituiti non bastano a giustificarla – ha affermato –. Almeno il ladro di strada ha il pregio dell’onestà intellettuale”. Ma in ballo c’è tutta la questione del “peso” dello Stato: «Un sistema più semplice, certo e leggero sarebbe già un pagare meno tasse, perché risparmieremmo in consulenze e tempo perso per ottemperare agli obblighi fiscali».

Cambiare lo stato delle cose è questione spinosa, e implicherebbe un mutamento culturale della classe dirigente: «Ma gli italiani sono esasperati e quindi difficilmente sceglieranno in base al buon senso – ha concluso – Siamo malati da un pezzo e ci abbiamo messo parecchio tempo a riconoscerlo. Poi siamo passati dai medici sbagliati, ricadendo più volte nell’errore. Ora siamo pronti ad affidarci allo stregone».

“Il problema fondamentale italiano è quello della libertà – ha detto introducendo la serata Carlo Saffioti, presidente L’Officina delle Idee nonché vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia –. Abbiamo uno Stato che comprime la libertà del cittadino con troppe tasse e troppa burocrazia. Non riusciamo in Italia, patria del liberalismo di Cavour ed Einaudi, a modificare questo stato ci cose. Abbiamo a destra una confusione fra patriottismo e statalismo, il federalismo diventa uno spostare ad altro ente il compito di dare ad altri enti incombenze per i cittadini e infine certo pensiero cattolico ha individuato in coloro che creano ricchezza e quindi opportunità dei ricchi da condannare”.

Dello stesso avviso il consigliere provinciale Matteo Oriani, responsabile organizzativo dell’Officina delle Idee: “Il quadro del rapporto fra cittadini e lo Stato è desolante: chi amministra non comprende quanto renda impossibile la vita dei cittadini. Il nostro Paese spreca risorse in una burocrazia impossibile: è ora di cambiare mentalità”.

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